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Art. 1368 Codice Civile — Anno 2024

Altri anni per Art. 1368 Codice Civile

Licenziamento collettivo: come si contano gli esuberi?
Un ex dipendente di un istituto di credito ha impugnato il proprio licenziamento, avvenuto nell'ambito di una procedura di licenziamento collettivo. Sosteneva che la procedura fosse fittizia, poiché la maggior parte degli esuberi dichiarati aveva già aderito a piani di esodo volontario. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che i lavoratori che hanno accettato un incentivo all'esodo, ma il cui rapporto di lavoro non è ancora formalmente cessato, possono essere legittimamente inclusi nel calcolo degli esuberi all'avvio della procedura.
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Comunicazione licenziamento collettivo: i requisiti
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 10209/2024, ha ribadito l'importanza della completezza nella comunicazione del licenziamento collettivo. Un'azienda è stata condannata al pagamento di un'indennità per non aver allegato alla comunicazione finale la documentazione che provava le ragioni della scelta di un dipendente rispetto a un altro. La Corte ha chiarito che non basta enunciare i criteri, ma è necessario provarne l'applicazione per garantire la trasparenza e il diritto di difesa del lavoratore.
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Revocatoria fallimentare: no esenzione per ritardi
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una società fornitrice contro un'azione di revocatoria fallimentare. La Corte ha stabilito che i pagamenti ricevuti da un'azienda poi fallita, seppur con un ritardo minimo, non possono beneficiare dell'esenzione prevista per i 'termini d'uso' quando avvengono in un contesto di conclamata difficoltà finanziaria del debitore, caratterizzato da precedenti inadempimenti e piani di rientro. Il contesto generale del rapporto commerciale prevale sulla mera esiguità del ritardo del singolo pagamento.
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Definizione agevolata: estinzione del giudizio
Un complesso contenzioso fiscale, relativo alla deducibilità di costi per Ires, Irap e Iva, si è concluso in Cassazione con l'estinzione del giudizio. La società contribuente ha infatti scelto di aderire alla definizione agevolata, pagando le somme dovute e rinunciando al ricorso. Di conseguenza, la Corte Suprema ha dichiarato estinto il processo, compensando le spese legali tra le parti.
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Definizione agevolata: estinzione del processo
Una società, dopo aver presentato ricorso in Cassazione contro accertamenti fiscali per Ires, Irap e Iva, ha aderito a una definizione agevolata. A seguito del pagamento e della formale rinuncia al ricorso, la Corte Suprema ha dichiarato l'estinzione del giudizio, compensando le spese legali tra le parti. La decisione evidenzia l'efficacia della definizione agevolata come strumento per chiudere i contenziosi pendenti.
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Credito condizionato: quando è ammissibile nel passivo?
La Corte di Cassazione analizza un caso di credito condizionato nell'ambito di una procedura di amministrazione straordinaria. Una società cedente rivendicava una parte variabile del prezzo di vendita di un ramo d'azienda, subordinata alla futura aggiudicazione di un appalto da parte dell'acquirente. Il Tribunale aveva rigettato l'ammissione al passivo, ritenendo il credito non ancora sorto. La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando che l'interpretazione del contratto da parte del giudice di merito è insindacabile se plausibile e corretta nell'applicazione dei canoni legali, distinguendo tra evento costitutivo del diritto e mera condizione di esigibilità.
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Forma scritta appalti: no extra compensi senza atto
Un raggruppamento di professionisti ha citato in giudizio un'autorità portuale per ottenere compensi aggiuntivi su un progetto, a causa di un aumento dei costi superiore al 30%. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. La motivazione principale è che i professionisti non hanno contestato una ragione fondamentale della decisione d'appello: l'assenza di un accordo formale e la necessaria forma scritta negli appalti pubblici per qualsiasi modifica contrattuale che comporti maggiori spese. Senza un atto scritto, nessuna pretesa di compenso extra può essere accolta.
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Contratto autonomo di garanzia: la Cassazione decide
Un garante ha impugnato in Cassazione il rigetto della sua opposizione a un decreto ingiuntivo, sostenendo l'invalidità di una polizza fideiussoria. La Suprema Corte ha respinto il ricorso, confermando la decisione dei giudici di merito. La Corte ha qualificato il contratto come un contratto autonomo di garanzia, e non una semplice fideiussione, rendendo inopponibili le eccezioni relative al rapporto principale. Tutti i motivi di ricorso, inclusi quelli procedurali e quelli relativi a presunte violazioni normative (usura, schema ABI), sono stati giudicati inammissibili o infondati.
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Patto successorio e garanzia: clausola per eredi
La Corte di Cassazione esamina un caso riguardante la validità di una clausola in un contratto di garanzia che estende la responsabilità solidale agli eredi del garante. L'erede di un fideiussore si opponeva al pagamento integrale di un debito, sostenendo che tale clausola violasse il divieto di patto successorio e le norme sulla ripartizione dei debiti ereditari. La Corte d'Appello aveva ritenuto la clausola valida. La Cassazione, riconoscendo la grande importanza della questione giuridica, non ha emesso una decisione finale ma ha rinviato la causa a una pubblica udienza per una trattazione approfondita, sospendendo di fatto il giudizio.
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Commissione massimo scoperto: quando è nulla la clausola
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 30298/2024, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un istituto bancario, confermando la nullità della clausola sulla commissione di massimo scoperto. La Corte ha ribadito che la semplice indicazione di una percentuale, senza specificare le modalità e la base di calcolo, rende la clausola nulla per indeterminatezza dell'oggetto, impedendo al correntista di comprendere l'effettivo onere economico.
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Obbligazione di risultato: la Cassazione fa chiarezza
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una società di consulenza che richiedeva il pagamento per servizi finalizzati all'ottenimento di finanziamenti. Il contratto è stato qualificato come un'obbligazione di risultato, non adempiuta in quanto il finanziamento non è stato ottenuto. La Corte ha confermato le decisioni dei gradi precedenti, chiarendo i limiti del sindacato di legittimità sull'interpretazione del contratto e sulla liquidazione delle spese legali.
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Contratto preliminare nullo: quando il prezzo è vago
La Corte di Cassazione conferma la nullità di un contratto preliminare di compravendita immobiliare a causa di una clausola sul prezzo ritenuta indeterminata. La clausola legava il prezzo alla futura cubatura edificabile, non definita al momento della stipula. La Corte ha stabilito che un contratto preliminare nullo non può essere risolto per inadempimento e ha respinto la tesi della malafede dei venditori, poiché la clausola era stata concordata da entrambe le parti.
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Presunzione di condominialità: il suolo è di tutti?
In una controversia sulla proprietà del sottosuolo di un complesso immobiliare, la Corte di Cassazione ha annullato la decisione di merito. I giudici avevano escluso la natura comune del suolo basandosi solo sull'interpretazione del regolamento. La Suprema Corte ha invece ribadito che il punto di partenza deve essere sempre la presunzione di condominialità del suolo stabilita dall'art. 1117 c.c. Tale presunzione può essere vinta solo da un'espressa riserva di proprietà contenuta nel primo atto di vendita che ha dato origine al condominio, documento che i giudici di merito non avevano correttamente individuato e analizzato.
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Titolo esecutivo: il mutuo notarile è valido?
Una società di gestione crediti è intervenuta in un'esecuzione immobiliare sulla base di un mutuo notarile. Un fallimento creditore ha contestato la validità del titolo esecutivo, poiché l'effettiva erogazione della somma non era documentata con atto pubblico o scrittura privata autenticata. La Corte di Cassazione ha confermato che, affinché il mutuo notarile sia un titolo esecutivo, anche la consegna del denaro (traditio) deve essere formalmente attestata. Ha tuttavia stabilito che il giudice dell'opposizione non può ordinare la restituzione delle somme già distribuite, essendo questa una competenza funzionale esclusiva del giudice dell'esecuzione.
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Impugnazione delibera assembleare: diritti del socio
La Corte di Cassazione respinge il ricorso di una S.r.l., confermando l'annullamento di una delibera di approvazione del bilancio. L'impugnazione delibera assembleare è legittima per i soci, anche in caso di quote in pegno o di contestata qualifica di socio. La Corte ribadisce come fondamentale il diritto all'informazione tramite il preventivo deposito del progetto di bilancio presso la sede sociale.
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Risoluzione contratto: che succede se entrambi sbagliano?
Una recente ordinanza della Cassazione affronta il caso di una richiesta di risoluzione contratto da parte di due società turistiche in conflitto. Entrambe si accusavano a vicenda di inadempimento. La Corte ha confermato la decisione di merito che ha dichiarato il contratto risolto per mutuo dissenso, non potendo attribuire la colpa a nessuna delle parti. La sentenza chiarisce il principio della "cristallizzazione dell'inadempimento", secondo cui gli eventi successivi all'avvio della causa sono irrilevanti.
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Accordo verbale: i costi extra non sono dovuti
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un fornitore che richiedeva il pagamento di costi extra per trasporto e installazione non esplicitamente inclusi in un accordo verbale. La Corte ha stabilito che i preventivi non firmati dalla controparte sono documenti unilaterali e non costituiscono prova di un'intesa su tali spese aggiuntive. La decisione si fonda sul principio che, in assenza di un contratto scritto, le pattuizioni devono essere provate da chi le rivendica, e la condotta delle parti può essere determinante per l'interpretazione del contratto.
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Recesso anticipato contratto a progetto: guida pratica
La Corte di Cassazione conferma la condanna di un'azienda al risarcimento del danno per recesso anticipato da un contratto a progetto. La controversia verteva sulla durata del contratto, risolta valorizzando una copia corretta e siglata solo dall'azienda ma prodotta in giudizio dal lavoratore. La Corte ha stabilito che la produzione in giudizio equivale a sottoscrizione e ha chiarito che la richiesta di risarcimento, anche se parametrata alla retribuzione mancata, non costituisce una domanda di natura retributiva.
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Clausola penale: cumulo con risarcimento del danno
Due costruttori non completano un edificio pattuito come compenso per un professionista. La Corte di Cassazione conferma la loro condanna a pagare sia la clausola penale per il ritardo, sia il risarcimento per il definitivo inadempimento, chiarendo i criteri di prevalenza della colpa e di cumulo dei rimedi risarcitori.
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Interpretazione clausola contrattuale: valore o quota?
La Corte di Cassazione chiarisce i criteri di interpretazione di una clausola contrattuale in un patto tra soci. La Corte ha stabilito che una clausola volta a mantenere "inalterato il valore" della partecipazione di un socio non costituisce una garanzia contro le perdite di esercizio, ma una tutela contro la diluizione della quota in caso di aumenti di capitale. La decisione sottolinea l'importanza del criterio letterale e del contesto complessivo del contratto nell'interpretazione della volontà delle parti, rigettando una lettura che avrebbe imposto un'obbligazione eccessivamente onerosa e aleatoria non esplicitamente prevista.
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