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Art. 1364 Codice Civile — Anno 2022

Altri anni per Art. 1364 Codice Civile

Cessione di quote societarie ed esonero da sopravvenienze
Una società socia cede a terzi la propria partecipazione in una S.r.l. In seguito, la società partecipata ottiene un consistente incasso da un accordo transattivo precedentemente non contabilizzato. L'ex socia cedente agisce in giudizio contro la società partecipata per ottenere una quota di tale sopravvenienza attiva, sostenendo un danno sul prezzo di vendita e assimilando la cessione di quote societarie a un recesso dal capitale sociale. La Corte di Cassazione respinge integralmente le pretese dell'ex socia. I giudici ribadiscono la netta distinzione tra compravendita di partecipazioni tra privati e recesso societario. La società partecipata rimane del tutto estranea all'accordo di compravendita tra i soci e non deve rifondere alcun maggior valore all'ex quotista.
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Aumenti Retributivi CCNL: Cassazione Annulla Stop, Serve Prova Concreta
Diversi Lavoratori hanno citato in giudizio l'Azienda per ottenere il pagamento di Aumenti Retributivi CCNL non corrisposti tra il 2002 e il 2009. Dopo alterne vicende giudiziarie, la Corte d'Appello aveva respinto le loro richieste. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dei Lavoratori. Ha stabilito che la Corte d'Appello non ha correttamente verificato se le condizioni per sospendere gli aumenti retributivi, previste dal CCNL, fossero state effettivamente attivate dall'Azienda tramite la denuncia di difficoltà e l'attivazione di un confronto con i Lavoratori. La sentenza è stata annullata e il caso rinviato a una nuova Corte d'Appello per un riesame approfondito dei fatti.
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Inadempimento contrattuale vigilanza: furti subiti e risarcimento
Un istituto di vigilanza privata impugna la sentenza che lo condanna a risarcire i danni subiti da una società cliente a causa di ripetuti furti notturni. La società contestava l'interpretazione del contratto, sostenendo di non essere tenuta a un controllo continuo ma soltanto a un numero limitato di passaggi. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile. I giudici confermano l'inadempimento contrattuale vigilanza poiché la vigilanza è stata svolta con superficialità: le guardie accedevano all'interno dei fabbricati solo in presenza di segni evidenti di scasso, invece di eseguire le ispezioni interne concordate. Inoltre, diversi episodi criminosi non erano stati né denunciati né segnalati dall'istituto. La Suprema Corte ribadisce che la valutazione delle prove spetta ai giudici di merito e rigetta le doglianze della società di vigilanza.
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Cessione di ramo d’azienda: accordo col terzo e tutele salve
Alcuni dipendenti hanno impugnato la cessione del loro rapporto di lavoro verso una nuova società. I giudici hanno dichiarato illegittima la cessione di ramo d'azienda. Nel frattempo, i lavoratori sono stati licenziati dalla società acquirente e hanno firmato una conciliazione con incentivo all'esodo. L'azienda cedente ha quindi sostenuto che tale accordo avesse cancellato ogni legame di lavoro originario, rifiutando di pagare le retribuzioni dovute. La Corte di Cassazione ha dato ragione ai lavoratori. Quando il trasferimento d'azienda è nullo, si creano due relazioni distinte: un rapporto di fatto con l'acquirente e un rapporto giuridico mai interrotto con il cedente originario. La transazione firmata con la società subentrata non produce alcun effetto verso l'azienda cedente, la quale deve reintegrare i dipendenti e versare tutti gli stipendi maturati.
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Quietanza a saldo: stop a ulteriori compensi professionali
Un professionista ha svolto incarichi tecnici per una società immobiliare e ha firmato una quietanza a saldo su un documento separato. Successivamente, il tecnico ha emesso nuove fatture e richiesto ulteriori compensi tramite decreto ingiuntivo. La società ha contestato la pretesa, sostenendo l'estinzione totale del debito grazie all'accordo economico raggiunto. La Corte di Cassazione ha confermato che la quietanza a saldo non era una semplice ricevuta di pagamento, ma un atto negoziale con cui il professionista ha rinunciato a ogni ulteriore somma per le opere eseguite. I giudici hanno respinto il ricorso del professionista, confermando la perdita definitiva del credito preteso e condannandolo al pagamento delle spese legali.
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