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Art. 136 Costituzione — Anno 2022

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Altri anni per Art. 136 Costituzione

Robin Hood Tax: il Fisco vince sul rimborso negato alla società
L'Agenzia delle Entrate ha impugnato la decisione che riconosceva a una società energetica il rimborso della cosiddetta Robin Hood Tax, ovvero l'addizionale Ires versata nel giugno 2015 per l'anno di imposta 2014. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Fisco, stabilendo che la dichiarazione di incostituzionalità della tassa non ha effetto retroattivo. Poiché la Corte Costituzionale ha sancito un'illegittimità differita a partire dal 12 febbraio 2015, l'imposta relativa al 2014 resta interamente dovuta, anche se il pagamento materiale è avvenuto successivamente. Di conseguenza, la richiesta di rimborso della società è stata definitivamente respinta.
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Bancarotta fraudolenta documentale: condanna sì, pena da rifare
L'Amministratore di una società fallita viene condannato per il reato di bancarotta fraudolenta documentale a causa della tenuta irregolare delle scritture contabili, che impediva la ricostruzione del patrimonio aziendale. La difesa sostiene che l'imputato fosse solo un prestanome ("testa di legno") e che la società fosse inattiva, chiedendo la riqualificazione in bancarotta semplice. La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso sulla responsabilità penale, confermando che l'imputato gestiva effettivamente l'azienda (avendo venduto beni e movimentato conti). Tuttavia, accoglie d'ufficio il ricorso limitatamente alla durata delle pene accessorie fallimentari, originariamente stabilite in dieci anni. La Suprema Corte annulla la sentenza sul punto e rinvia alla Corte d'appello per rideterminare tale durata in base ai criteri di proporzionalità, recependo la dichiarazione di incostituzionalità della pena fissa.
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Bancarotta fraudolenta: pena illegale e condanna cancellata
La Corte di Cassazione ha annullato senza rinvio la condanna inflitta all'Amministratore di Fatto di una società fallita, accusato di bancarotta fraudolenta documentale e patrimoniale. I giudici di merito avevano applicato le pene accessorie fallimentari nella misura fissa di dieci anni, norma dichiarata incostituzionale dalla Corte Costituzionale con la sentenza n. 222/2018. Questa illegalità nel trattamento sanzionatorio ha consentito alla Cassazione di rilevare d'ufficio il vizio. Di conseguenza, non essendoci prove evidenti di innocenza per un'assoluzione nel merito, la Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione dei reati per intervenuta prescrizione, maturata nell'agosto del 2019, cancellando definitivamente la condanna a tre anni di reclusione precedentemente inflitta.
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Omicidio stradale: no alla revoca della patente automatica
L'Automobilista, in seguito a un tragico incidente stradale che ha causato la morte di una giovane, ha patteggiato una pena di due anni di reclusione con sospensione condizionale. Il giudice di merito ha però disposto anche l'automatica revoca della patente. L'Automobilista ha fatto ricorso in Cassazione, contestando la mancanza di motivazione per tale sanzione accessoria. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, ricordando che, dopo una storica pronuncia della Corte Costituzionale, la revoca della patente non è più automatica in caso di omicidio stradale, tranne nei casi di guida in stato di ebbrezza o sotto l'effetto di droghe. Negli altri casi, il giudice deve valutare se applicare la revoca o la sospensione, motivando accuratamente la scelta. La sentenza è stata annullata sul punto con rinvio al Tribunale.
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