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Art. 136 Codice di Procedura Civile — Anno 2025

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Altri anni per Art. 136 Codice di Procedura Civile

Poteri amministratore società: limiti e terzi
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una società di costruzioni, confermando che i limiti ai poteri dell'amministratore di una società, derivanti da statuto o delibere, non sono opponibili ai terzi contraenti in buona fede. Il caso riguardava un contratto d'appalto per lavori edili in cui si contestava che l'amministratore della società committente avesse superato il tetto di spesa autorizzato. La Corte ha ribadito che, secondo l'art. 2384 c.c., tali limiti non inficiano la validità del contratto verso l'esterno, a meno che il terzo non abbia agito intenzionalmente a danno della società.
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Notifica PEC avvocato: vale con domicilio eletto?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha stabilito che la notifica PEC avvocato all'indirizzo del difensore è valida anche se la parte ha eletto un domicilio specifico, a meno che non sia provato il carattere di esclusività di quest'ultimo. La Corte ha inoltre ribadito che l'improcedibilità dell'appello per mancata notifica nei termini non è sanabile dalla successiva costituzione della controparte, respingendo così il ricorso di un ente locale contro un istituto previdenziale.
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Comodato familiare: la Cassazione fa chiarezza
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 17095/2025, ha stabilito che l'assegnazione della casa coniugale al genitore collocatario dei figli è opponibile al terzo proprietario che aveva concesso l'immobile in comodato familiare. La Corte ha chiarito che tale comodato, finalizzato a soddisfare le esigenze abitative del nucleo familiare, non cessa con la separazione e può essere risolto dal proprietario solo in caso di un bisogno urgente e imprevisto, che deve essere provato.
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Gestione rifiuti: obblighi degli enti locali soci
Una Città Metropolitana, socia di una società per la gestione dei rifiuti, ha contestato l'obbligo di pagare i servizi erogati, sostenendo la mancanza di un contratto specifico. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che l'obbligo di pagamento per la gestione rifiuti degli enti locali non deriva da un accordo volontario, ma direttamente dalla legge e dalla partecipazione obbligatoria alla società d'ambito, creata appositamente per svolgere tali funzioni. La sentenza afferma che il credito della società era legittimo e andava onorato.
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Obbligo di pagamento servizi: Cassazione chiarisce
Un ente metropolitano ha contestato il suo obbligo di pagare una società di gestione rifiuti, di cui era socio obbligatorio, per i servizi resi. L'ente sosteneva di non avere competenze operative nella gestione dei rifiuti. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando l'obbligo di pagamento dei servizi. La Corte ha chiarito che l'obbligazione deriva dal trasferimento obbligatorio delle funzioni alla società d'ambito e dalla qualità di socio dell'ente, che rende vincolanti i bilanci della società.
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Accertamento catastale: la Cassazione fa chiarezza
Una società che gestisce un campo da golf ha impugnato un avviso di accertamento catastale, lamentando vizi procedurali come la mancata instaurazione del contraddittorio e l'irregolarità della notifica, oltre a un'errata valutazione dell'immobile. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che nelle procedure DOCFA, data la loro natura partecipativa, non sono necessari né il sopralluogo preventivo né il contraddittorio. Ha inoltre ritenuto valida la notifica consegnata a mano al legale rappresentante e confermato la correttezza della stima effettuata dall'ufficio, respingendo la perizia di parte perché basata su una situazione di dissesto economico non rappresentativa del valore ordinario del bene.
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Interruzione prescrizione indennità: quando non basta
La Cassazione chiarisce i requisiti per l'interruzione prescrizione indennità di esproprio. Una richiesta di 'conversione' della domanda in appello e una lettera informativa al Comune non sono state ritenute atti idonei, confermando l'estinzione del diritto del proprietario per decorso del termine decennale.
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Impugnazione tardiva: le conseguenze del ricorso
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso contro un provvedimento emesso in una procedura concorsuale, in quanto presentato oltre il termine di 60 giorni dalla comunicazione integrale del decreto. Questa decisione su una impugnazione tardiva comporta l'inefficacia del ricorso incidentale e l'assorbimento di quello condizionato, stabilendo un principio fondamentale sul rispetto dei termini processuali.
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Reclamo fallimentare: quando l’appello è tardivo
Una società propone ricorso in Cassazione contro la sentenza che ha confermato la sua dichiarazione di fallimento. I motivi del ricorso, tra cui l'incompetenza territoriale del tribunale e l'omessa notifica, vengono rigettati. La Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile, sottolineando la tardività delle eccezioni procedurali, che dovevano essere sollevate nel primo grado di giudizio, e l'infondatezza delle altre censure. La decisione ribadisce l'importanza del rispetto dei termini perentori nel reclamo fallimentare.
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