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Art. 1355 Codice Civile — Anno 2026

Altri anni per Art. 1355 Codice Civile

Contratto e debito forfettario: la determinabilità dell’oggetto
Un'associazione culturale gestiva un'area pubblica per spettacoli ed eventi. L'ente locale chiedeva il rimborso delle bollette elettriche pregresse, impossibili da quantificare per la presenza di un solo contatore condiviso. Le parti stipulavano un accordo integrativo per calcolare il dovuto storico basandosi sui consumi registrati in un anno futuro successivo all'installazione di contatori dedicati. Ricevuta la richiesta di conguaglio di oltre duecentomila euro, l'associazione impugnava l'atto eccependo la nullità dell'intesa. La concessionaria contestava la mancata determinabilità dell'oggetto del contratto e l'arbitrarietà del criterio prescelto. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'associazione, confermando la condanna al pagamento di 226.799,88 euro oltre interessi e spese legali. I giudici hanno stabilito che il rinvio a fatture future costituisce un parametro oggettivo valido per quantificare un debito pregresso già sorto.
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Fibra negata e ADSL attiva: il trasloco della linea telefonica
Una cliente con abbonamento internet ultraveloce ha richiesto il trasloco della linea telefonica presso una nuova residenza. L'operatore telefonico ha verificato l'impossibilità di installare la fibra ottica nella zona di destinazione e ha attivato una tecnologia ADSL. L'utente ha citato l'azienda in giudizio per inadempimento contrattuale, chiedendo la fibra e contestando come abusiva la clausola sulla fattibilità tecnica. La Corte di Cassazione ha rigettato integralmente le richieste della consumatrice. I giudici hanno chiarito che la clausola contrattuale delimita validamente la prestazione dell'azienda in base alle reti disponibili e non presenta natura vessatoria. L'attivazione della linea alternativa non costituisce colpa del gestore quando mancano gli impianti idonei.
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Appalto di opere pubbliche: valida la clausola sui finanziamenti
Un ente locale affida lavori relativi a un appalto di opere pubbliche a un'impresa, concordando una clausola che subordina il pagamento del corrispettivo all'effettivo accredito dei fondi da parte della Regione. A fronte del ritardo regionale, l'impresa richiede il pagamento degli interessi di mora. La Corte d'Appello dichiara nulla la clausola contrattuale, ritenendola lesiva dei diritti dell'appaltatore. La Corte di Cassazione ribalta la pronuncia e stabilisce che, in materia di appalto di opere pubbliche, la clausola che subordina il pagamento della sorte capitale al ricevimento dei fondi pubblici è valida. Essa individua il momento dell'esigibilità del credito e non viola le norme sugli interessi moratori. Tali interessi spettano unicamente se l'ente locale trattiene le somme oltre i termini dopo averle incassate. La sentenza viene quindi cassata con rinvio.
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Promessa di pagamento: l’ex marito paga senza prove del debito
Un'ex moglie ha ottenuto un decreto ingiuntivo di 59.000 euro contro l'ex marito per il mancato pagamento di una somma promessa tramite scrittura privata. L'ex marito ha contestato la validità della scrittura, sostenendo che fosse contraria agli accordi di divorzio e priva di prova sul rapporto sottostante. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che la promessa di pagamento esonera il creditore dal provare il debito originario, gravando il debitore dell'onere di dimostrare l'inesistenza del rapporto. Di conseguenza, l'ex marito è stato condannato a pagare la somma e le spese legali.
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Responsabilità del notaio rogante: no a tasse complementari
L'Agenzia delle Entrate ha notificato un avviso di liquidazione a un notaio per il recupero dell'imposta di registro proporzionale su una cessione d'azienda. Le parti avevano inserito una condizione sospensiva legata al pagamento del prezzo, ma il fisco l'ha ritenuta meramente potestativa. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del professionista, escludendo la responsabilità del notaio rogante. I giudici hanno chiarito che l'imposta richiesta, richiedendo valutazioni giuridico-interpretative complesse e non un semplice controllo cartolare, ha natura di imposta complementare. Poiché l'art. 57 del d.P.R. n. 131/1986 limita la responsabilità del notaio alla sola imposta principale, l'avviso di liquidazione emesso nei suoi confronti è illegittimo e viene annullato.
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Cessione del credito: perché non puoi risolvere il contratto
Una società acquistava tramite cessione del credito i diritti derivanti da un contratto preliminare di vendita di un terreno. Successivamente, chiedeva la risoluzione del contratto per inadempimento, lamentando che l'immobile appartenesse anche a terzi. La Corte d'Appello respingeva la domanda, rilevando che il preliminare era collegato a un appalto e subordinato al collaudo delle opere, non ancora eseguito. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, rigettando il ricorso. I giudici hanno chiarito che la cessione del credito non trasferisce le azioni di risoluzione del contratto originario, spettanti solo in caso di cessione del contratto. Inoltre, l'inesigibilità del credito dovuta al mancato avveramento della condizione non ricade sulla garanzia del cedente, escludendo la mala fede poiché l'amministratore delle due società era lo stesso.
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Agente vs Azienda: il Recesso per giusta causa e le provvigioni negate
Un Agente ha esercitato il Recesso per giusta causa dell'agente dal suo rapporto con l'Azienda, lamentando diverse condotte scorrette. Dopo che i primi due gradi di giudizio hanno respinto le sue richieste, la Corte di Cassazione ha accolto parzialmente il suo ricorso. La Suprema Corte ha stabilito la nullità di una clausola contrattuale che permetteva all'Azienda di decidere arbitrariamente se pagare o meno le provvigioni indirette all'Agente. Ha inoltre affermato il diritto dell'Agente al FIRR, indipendentemente dalla sussistenza di una giusta causa di recesso. La Cassazione ha anche rilevato un travisamento delle prove riguardo presunte attività concorrenziali. La sentenza è stata cassata con rinvio per una nuova valutazione.
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Recesso Contratto d’Opera: Cliente Vincolato se c’è un Termine
La Corte di Cassazione ha affrontato un caso di recesso dal contratto d'opera intellettuale. Un'Azienda cliente ha cercato di sciogliere un contratto di consulenza a tempo determinato, invocando il diritto di recesso libero (ad nutum). La Società di consulenza si è opposta, basandosi sulla durata pattuita. La Corte ha stabilito un principio fondamentale: sebbene il cliente abbia generalmente il diritto di recedere liberamente, le parti possono escludere questa facoltà prevedendo un termine di durata vincolante. L'interpretazione del contratto ha dimostrato che le parti volevano un impegno stabile fino alla scadenza. Di conseguenza, il recesso dell'Azienda cliente è stato giudicato illegittimo e il suo ricorso è stato respinto.
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Errore di Fatto Revocatorio: No alla Revoca se è Errore di Diritto
Una società subappaltatrice tenta di annullare una sentenza definitiva della Cassazione tramite il rimedio della revocazione, lamentando un errore di fatto revocatorio. Sostiene che la Corte abbia erroneamente qualificato come nuove le sue contestazioni sulla nullità del contratto e abbia citato precedenti giuridici in modo improprio. La Cassazione, però, respinge il ricorso. Stabilisce che le critiche della società non riguardano una svista materiale sui fatti, ma un disaccordo con la valutazione giuridica della Corte. Si tratta quindi di un 'errore di diritto', non di un errore di fatto revocatorio. Di conseguenza, la richiesta di revocazione viene dichiarata inammissibile, confermando la decisione precedente.
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Mancata adozione regolamento compensi: l’Ente vince, l’avvocata no
Un'Avvocata dipendente di un Ente Pubblico ha chiesto un risarcimento per la mancata adozione del regolamento sui compensi professionali, previsto da un Contratto Collettivo. Secondo la lavoratrice, l'Ente era obbligato a emanare tale atto. La Corte di Cassazione ha respinto la richiesta, stabilendo un principio importante: la clausola del contratto collettivo aveva un carattere puramente 'programmatico'. Non creava un obbligo immediato per l'Ente, ma solo una direttiva generale. Di conseguenza, la mancata adozione del regolamento compensi professionali non costituisce un inadempimento contrattuale e non dà diritto ad alcun risarcimento. L'Ente Pubblico ha vinto la causa.
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Licenziamento nullo: salta l’obbligo di ritrasferimento quote
Un dirigente, licenziato in modo ritorsivo e poi reintegrato, si oppone alla richiesta della sua ex azienda di rivendere le quote societarie ottenute tramite un piano di incentivazione. La clausola prevedeva un obbligo di ritrasferimento quote in caso di cessazione del rapporto di lavoro. La Corte di Cassazione stabilisce un principio fondamentale: un licenziamento dichiarato nullo è giuridicamente inesistente. Di conseguenza, la condizione della 'cessazione del rapporto' non si è mai verificata e la clausola non può essere attivata. Accettare il contrario significherebbe permettere al datore di lavoro di vanificare l'incentivo con un atto illegittimo. Il dirigente, quindi, mantiene le sue quote.
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Contratto di leasing: validità delle clausole e risoluzione
Una società di gestione immobiliare ha impugnato la risoluzione di un contratto di leasing per inadempimento, contestando la validità di alcune clausole penali e ipotizzando un patto commissorio vietato. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che le questioni non sollevate nei gradi precedenti sono inammissibili in sede di legittimità. La Corte ha chiarito che la clausola che subordina la restituzione dei ricavi alla vendita del bene a terzi non è nulla, poiché costituisce una condizione mista e non meramente potestativa. La decisione ribadisce che l'interpretazione del contratto di leasing spetta al giudice di merito e non può essere rivista in Cassazione se correttamente motivata.
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Accordo sindacale: stop ai blocchi sulle promozioni
La Corte di Cassazione ha affrontato il caso di una lavoratrice che, dopo aver superato un tirocinio previsto da un **accordo sindacale**, si era vista negare il passaggio al IV livello professionale. L'azienda sosteneva che la promozione fosse subordinata al rilascio di una procura tecnica, mai emessa dal datore stesso. La Suprema Corte ha stabilito che il datore di lavoro non può invocare il proprio inadempimento per impedire il perfezionamento di un diritto del dipendente, cassando la sentenza d'appello che aveva dato ragione all'azienda.
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Promessa del fatto del terzo e revoca amministratore
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso di un ex amministratore delegato contro una sentenza che negava l'indennizzo pattuito in un accordo con la società controllante. Il caso riguarda la promessa del fatto del terzo, in cui la controllante si era impegnata a garantire la nomina e la durata triennale dell'incarico presso la controllata. La Suprema Corte ha stabilito che l'indennizzo è dovuto direttamente dal promittente se il terzo non compie il fatto, senza necessità di un previo giudizio contro la società terza.
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Garanzia fideiussoria immobili: i limiti normativi
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un'acquirente che chiedeva la nullità di un contratto di permuta per mancanza della garanzia fideiussoria immobili prevista dal D.Lgs. 122/2005. La Suprema Corte ha stabilito che tale tutela si applica solo agli immobili per i quali sia già stato richiesto il permesso di costruire, escludendo le vendite sulla carta effettuate prima di tale iter amministrativo. Inoltre, è stata confermata l'insussistenza di un termine essenziale e la perdita della qualifica di consumatore per chi partecipa attivamente alle pratiche di lottizzazione.
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Contratto preliminare immobile: validità e requisiti
La Corte di Cassazione si pronuncia sulla validità di un contratto preliminare immobile, chiarendo i requisiti per l'esecuzione in forma specifica. La sentenza analizza la natura vincolante dell'accordo, la distinzione tra obbligazione e condizione meramente potestativa, e l'inammissibilità dei motivi di ricorso non sollevati in appello, i quali sono coperti da giudicato. Viene confermato che il promissario acquirente può produrre la documentazione urbanistica in caso di inerzia del venditore.
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Imposta di registro sentenza 2932: quando si paga
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 1793/2026, ha stabilito che l'imposta di registro su una sentenza emessa ai sensi dell'art. 2932 c.c. è dovuta a prescindere dall'integrale pagamento del prezzo. Il provvedimento giudiziale che trasferisce la proprietà di un immobile in esecuzione di un contratto preliminare ha un effetto traslativo immediato ai fini fiscali, rendendo l'imposta esigibile al momento della sua emissione.
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Inadempimento contrattuale: quando è lecito non pagare
In un caso di fornitura di un macchinario industriale difettoso, la Corte di Cassazione ha confermato la legittimità del rifiuto del cliente di saldare il prezzo. A seguito di un grave inadempimento contrattuale del fornitore, che non aveva eseguito le riparazioni pattuite in un accordo transattivo, la Corte ha stabilito che le obbligazioni erano corrispettive. Il mancato adempimento di una parte giustifica quindi il mancato pagamento dell'altra, rigettando il ricorso del fornitore.
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