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Art. 133 Codice di Procedura Penale — Sezione Quinta Penale

Altri anni per Art. 133 Codice di Procedura Penale

Ricusazione del giudice: gestire i testi non è parzialità
L'Imputato presentava istanza di ricusazione del giudice dopo che il magistrato aveva avvisato la difesa della possibile revoca dei propri testimoni assenti per superfluità della prova. La Corte di appello dichiarava l'istanza inammissibile de plano (senza udienza). L'Imputato ricorreva quindi in Cassazione lamentando l'indebita anticipazione del giudizio e vizi procedurali. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che le scelte di gestione processuale e il controllo sulle prove non integrano alcuna parzialità sul merito dell'accusa. La ricusazione del giudice è inammissibile quando censura meri poteri di direzione del dibattimento.
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Segreto professionale testimone: l’obbligo di comparire
Un avvocato, citato come testimone in un processo penale, si rifiutava di comparire inviando una lettera in cui opponeva il segreto professionale. La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità dell'ordine di accompagnamento coattivo, stabilendo che il segreto professionale testimone non giustifica l'assenza ma deve essere eccepito di persona davanti al giudice. Il ricorso del professionista è stato dichiarato inammissibile per difetto di legittimazione.
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Concordato in appello: i limiti del ricorso in Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 40083/2025, ha dichiarato inammissibile un ricorso contro una sentenza emessa a seguito di concordato in appello. La Corte chiarisce che l'accordo sulla pena implica la rinuncia a sollevare ulteriori questioni, salvo il caso di pena illegale, precludendo la contestazione di vizi procedurali o di merito.
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Reato permanente: fine condotta e pena in Cassazione
La Corte di Cassazione dichiara inammissibili i ricorsi di alcuni imputati condannati per associazione a delinquere finalizzata al narcotraffico. La sentenza affronta il tema centrale del reato permanente, chiarendo i criteri per determinare la data di cessazione della condotta illecita e confermando che la riduzione del periodo del reato non implica automaticamente una diminuzione della pena, la cui determinazione rientra nella discrezionalità del giudice di merito.
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Abusivismo finanziario: reato di pericolo presunto
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 23654/2025, ha rigettato il ricorso di un soggetto condannato per abusivismo finanziario e truffa. La Corte ha chiarito che l'abusivismo finanziario è un reato di pericolo presunto, la cui esistenza non dipende dall'effettivo danno subito dagli investitori, ma dalla sola condotta di esercitare attività finanziarie senza autorizzazione. La decisione conferma la condanna e sottolinea come la tutela del corretto funzionamento del mercato finanziario prevalga sulla gestione, fedele o infedele, dei risparmi raccolti.
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Pene sostitutive: la Cassazione annulla con rinvio
Un individuo, condannato per sostituzione di persona, ha fatto ricorso in Cassazione dopo che la Corte d'Appello aveva confermato la sua colpevolezza. Il punto centrale del ricorso riguardava il diniego delle pene sostitutive, introdotte dalla Riforma Cartabia, basato unicamente sui precedenti penali dell'imputato. La Suprema Corte ha accolto questo motivo, stabilendo che i precedenti non sono un ostacolo automatico. È necessaria una valutazione prognostica specifica sulla pericolosità del soggetto, che nel caso di specie era mancata. Di conseguenza, la sentenza è stata annullata su questo punto con rinvio alla Corte d'Appello di Perugia per una nuova valutazione.
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