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Art. 1311 Codice Civile — Sezione Seconda Civile

Altri anni per Art. 1311 Codice Civile

Responsabilità del progettista: perizia preventiva e danni
Una Società Committente subisce gravi danni a causa del malfunzionamento degli impianti di riscaldamento e cogenerazione. Gli impianti risultano inutilizzabili per un difetto di coordinamento nella progettazione. La società agisce in giudizio per ottenere il risarcimento. I tecnici coinvolti cercano di declinare la propria responsabilità del progettista, contestando anche l'uso della perizia preventiva a cui uno di loro non aveva partecipato. La Corte di Cassazione rigetta i ricorsi dei professionisti. La Corte stabilisce che la perizia preventiva è utilizzabile in giudizio se riesaminata nel contraddittorio tra le parti. Inoltre, il firmatario dei progetti risponde verso il committente anche per il lavoro dei collaboratori. La rinuncia alla causa contro un condebitore fallito non libera gli altri responsabili, i quali devono risarcire l'intero valore del danno causato.
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Prestito ai figli: valida la testimonianza del condebitore solidale
Dei suoceri prestano denaro alla figlia e al genero per l'acquisto della casa. Dopo la separazione, il genero nega il prestito, definendolo un regalo. La Corte di Cassazione affronta il tema della testimonianza del condebitore solidale, in questo caso l'ex moglie. I giudici stabiliscono che la sua testimonianza è valida. I genitori, accettando la restituzione della sua metà e agendo solo contro l'ex genero per la parte restante, hanno rinunciato alla solidarietà del debito nei suoi confronti. Questo atto ha eliminato il suo interesse giuridico diretto nella causa, rendendola una testimone capace. L'ex genero viene condannato a restituire la sua quota.
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Azione pro quota del creditore: chiede una parte, il Giudice dà tutto
Un avvocato agiva contro l'erede di una sua ex cliente per ottenere il pagamento della sola quota di compenso professionale dovuta dalla defunta, parte di un debito solidale con altri clienti. La Corte d'Appello, però, condannava l'erede a pagare l'intero importo del compenso dovuto da tutti. La Cassazione ha annullato questa decisione, stabilendo un principio fondamentale sull'azione pro quota del creditore: se il creditore limita la sua richiesta a una singola quota, il giudice non può condannare il debitore a pagare l'intero. Il giudice deve rispettare i limiti della domanda. L'erede vince il ricorso.
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Pagamenti in corso di causa: la Cassazione chiarisce
Un committente, condannato in appello al pagamento dell'intero compenso a un architetto, ha ottenuto ragione in Cassazione. Durante la causa aveva già versato una somma cospicua, ma la Corte d'Appello non ne aveva tenuto conto nel dispositivo. La Suprema Corte ha stabilito un principio fondamentale: i pagamenti in corso di causa devono essere detratti e il titolo esecutivo può essere emesso solo per il debito residuo, correggendo la precedente decisione.
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Responsabilità solidale appaltatore: il caso in esame
Un committente contesta i lavori di ristrutturazione per difformità. La Corte di Cassazione conferma la responsabilità solidale dell'appaltatore e del direttore dei lavori per i danni. Viene chiarito che l'appaltatore non è un mero esecutore ('nudus minister') e ha l'obbligo di verificare le istruzioni ricevute, potendo essere esonerato da colpa solo se dimostra di aver manifestato il proprio dissenso. La richiesta di condanna in solido prevale anche se il committente aveva indicato importi separati per ciascun responsabile in via subordinata.
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Obbligazione risarcitoria: chi paga i danni in condominio?
La Corte di Cassazione stabilisce un principio fondamentale in materia di obbligazione risarcitoria condominiale. Un nuovo proprietario non è responsabile per i danni causati dalle parti comuni verificatisi prima del suo acquisto. La responsabilità è di natura extracontrattuale e personale, quindi rimane in capo a chi era proprietario al momento del fatto dannoso. Di conseguenza, la delibera condominiale che addebita tali costi al nuovo acquirente è illegittima. Il caso riguardava una società immobiliare a cui era stato chiesto di contribuire al risarcimento per allagamenti avvenuti nel 1993, ben prima che acquistasse l'immobile nel 2004.
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