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Art. 1266 Codice Civile — Sezione Prima Civile

Altri anni per Art. 1266 Codice Civile

Cessione di credito inesistente: contratto valido
Una società socia ha ceduto a un privato un presunto credito vantato verso la partecipata, derivante da versamenti eseguiti in precedenza. L'acquirente ha poi chiesto di accertare la nullità dell'atto per mancanza dell'oggetto, sostenendo che tali somme costituissero versamenti in conto capitale e non finanziamenti rimborsabili. La Corte di Appello ha dichiarato nullo il contratto. La Corte di Cassazione ha invece chiarito le regole sulla cessione di credito inesistente. I versamenti a fondo perduto confluiscono nel patrimonio di rischio della società e non creano alcun debito rimborsabile verso il socio. Tuttavia, il contratto di cessione a titolo oneroso non è affetto da nullità. L'articolo 1266 del Codice Civile prevede una disciplina speciale che mantiene valido l'accordo e riconosce all'acquirente la specifica garanzia di legge per il ristoro del danno.
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Tagli alla sanità privata: perché i ricorsi dei privati falliscono
Una struttura sanitaria privata e la società cessionaria del suo credito hanno contestato i tagli alla sanità privata applicati dalla Regione sulle maggiorazioni tariffarie e sulle funzioni non tariffabili per gli anni 2011 e 2012. La Corte di Cassazione ha rigettato i ricorsi, confermando che tali erogazioni non costituiscono corrispettivi contrattuali, ma vere e proprie sovvenzioni pubbliche. Di conseguenza, la pubblica amministrazione può ridurle retroattivamente nell'ambito della propria discrezionalità di bilancio e di programmazione della spesa sanitaria, senza che i privati possano vantare un legittimo affidamento su importi predefiniti. La cessione del credito resta valida tra le parti come garanzia dell'esistenza del diritto, ma non è opponibile alla Regione se il credito viene dichiarato inesistente.
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Termine impugnazione decreto: la comunicazione è decisiva
Una società acquista un credito IVA in un'asta fallimentare ma si rifiuta di pagare, sostenendone l'inesistenza. La Corte di Cassazione, pur ritenendo tempestivo il ricorso, lo dichiara inammissibile nel merito. La sentenza stabilisce un principio fondamentale sul termine impugnazione: per i decreti decisori in ambito fallimentare, esso decorre solo dalla comunicazione formale della cancelleria e non dalla semplice lettura in udienza. Nel merito, si chiarisce che le contestazioni sull'esistenza del credito vanno sollevate nel procedimento di verifica del passivo, non con un reclamo avverso l'ordine di pagamento.
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Cessione del credito: chi paga l’indebito?
In un caso di mutuo con successiva cessione del credito, la Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un mutuatario. La Corte ha confermato che la banca originaria risponde solo delle somme indebitamente percepite prima della cessione. Per i pagamenti successivi, la responsabilità ricade sui nuovi creditori (cessionari) che hanno incassato le somme. Il ricorso è stato respinto per motivi procedurali, in quanto non ha colto la reale motivazione della sentenza d'appello.
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Ricorso improcedibile: il deposito della sentenza
Una società finanziaria ha impugnato in Cassazione una sentenza d'appello sfavorevole in una causa contro un ente pubblico per la cessione di crediti. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso improcedibile a causa del mancato deposito della copia autentica della sentenza impugnata, notificata come richiesto dalla legge. La decisione sottolinea l'importanza inderogabile degli adempimenti procedurali, indipendentemente dal merito della controversia.
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Improcedibilità ricorso: onere della prova notifica
La Corte di Cassazione dichiara l'improcedibilità del ricorso presentato da due garanti contro una società di gestione patrimoniale. La decisione si fonda su un vizio procedurale: i ricorrenti non hanno depositato la prova della notifica della sentenza d'appello, un onere inderogabile a loro carico. Questo caso sottolinea come il mancato rispetto di un adempimento formale, come la corretta produzione dei documenti di notifica, possa precludere l'esame nel merito di un'impugnazione, portando alla sua definitiva chiusura.
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Garanzia cessione credito: esclusa se c’è conoscenza
Una società immobiliare acquistava un credito da una procedura fallimentare, che si rivelava inesistente. La Corte di Cassazione ha stabilito che la garanzia cessione credito, prevista dall'art. 1266 c.c., non è operante se l'acquirente (cessionario) era a conoscenza dell'inesistenza del credito al momento dell'acquisto. Di conseguenza, il cessionario non può richiedere il risarcimento per il mancato guadagno (lucro cessante), ma solo la restituzione del prezzo pagato.
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Ingiustificato arricchimento: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha esaminato un caso di appalto di servizi di pulizia con proroghe nulle per difetto di forma scritta. Pur confermando il diritto del fornitore a un'indennità per ingiustificato arricchimento, la Corte ha cassato con rinvio la sentenza d'appello. La motivazione è stata giudicata contraddittoria e carente nella parte in cui quantificava l'indennizzo, criticando la perizia tecnica per poi accoglierne acriticamente le conclusioni.
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