LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Art. 1264 Codice Civile

Pagina 6 di 14

Cessione credito fiscale: quando il Fisco non può rifiutare
Una società di factoring acquista un credito IRES da un'impresa di navigazione, che successivamente entra in amministrazione straordinaria. L'Agenzia delle Entrate sospende il pagamento al cessionario, adducendo incertezza sul legittimo titolare del credito. La Corte di Cassazione stabilisce che la sospensione a tempo indeterminato equivale a un rifiuto di rimborso e chiarisce che la cessione del credito fiscale, una volta notificata, è pienamente efficace. Il Fisco non può opporre al cessionario future ed eventuali azioni revocatorie, dovendo procedere al pagamento.
Continua »
Data certa: quando è opponibile a terzi? La Cassazione
Una società cercava di recuperare un credito basandosi su un contratto di cessione che riportava due date diverse, una precedente e una successiva alla cancellazione della società cedente. La Corte di Cassazione ha stabilito che, per avere data certa opponibile a terzi, un documento privato deve basarsi su fatti oggettivi ed esterni, come previsto dall'art. 2704 c.c., e non su presunzioni o elementi interni al documento stesso, annullando così la decisione del giudice d'appello.
Continua »
Cessione del credito: il debitore può contestarla?
Una società immobiliare si opponeva a un'ingiunzione di pagamento, sostenendo la falsità del documento di cessione del credito su cui si basava la pretesa della banca. La Corte d'Appello aveva respinto la sua tesi. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione, affermando il diritto del debitore a contestare una cessione del credito potenzialmente falsa per evitare di pagare al soggetto sbagliato e ha stabilito che il giudizio dovesse essere sospeso in attesa della decisione sulla causa di falso.
Continua »
Cessione credito pubblica amministrazione: l’accettazione
Una società di factoring ha citato in giudizio un'azienda sanitaria locale per il pagamento di crediti ceduti da due case di cura. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando l'inefficacia della cessione credito pubblica amministrazione. Il contratto originario, infatti, prevedeva una clausola che richiedeva l'esplicita accettazione da parte dell'ente pubblico debitore, accettazione mai avvenuta. La Corte ha inoltre rilevato che la cessione era inopponibile anche ai fallimenti delle società cedenti per difetto di corretta notifica.
Continua »
Cessione del credito futuro e fallimento: la guida
Una società appaltatrice cede a un istituto di credito i suoi crediti futuri derivanti da un contratto di appalto. Anni dopo, la società viene dichiarata fallita. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha stabilito che la cessione del credito futuro è opponibile alla procedura fallimentare solo se il credito è venuto ad esistenza prima della dichiarazione di fallimento. Nel caso specifico, i giudici hanno confermato la decisione della Corte di Appello, che aveva correttamente accertato che il credito si era perfezionato prima dell'apertura del concorso, rigettando così le pretese della curatela fallimentare.
Continua »
Cessione del quinto: a chi spetta il credito?
Un lavoratore ha citato in giudizio il proprio datore di lavoro, l'appaltatore e il committente poiché il datore di lavoro, dopo aver trattenuto le rate per un prestito con cessione del quinto, non le aveva versate all'istituto finanziario. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso del lavoratore, chiarendo che con la cessione, il credito si trasferisce all'istituto finanziario, che diventa l'unico creditore. Di conseguenza, il lavoratore non può rivendicare tali somme per sé, e la responsabilità solidale del committente e dell'appaltatore non si applica a questo specifico debito.
Continua »
Onere della prova bancario: la Cassazione decide
Una recente ordinanza della Corte di Cassazione affronta il tema dell'onere della prova bancario in caso di opposizione a decreto ingiuntivo. La Corte ha stabilito che la semplice produzione dell'estratto conto e di un piano di rientro non è sufficiente a dimostrare l'entità del credito, se il cliente contesta la validità delle clausole su interessi e anatocismo. Inoltre, ha dichiarato inammissibile l'intervento di una società cessionaria del credito, poiché non aveva fornito prova adeguata del contratto di cessione, ribadendo la necessità di una dimostrazione concreta della propria legittimazione ad agire.
Continua »
Cessione in blocco: prova con Gazzetta Ufficiale
La Corte di Cassazione ha esaminato un caso di cessione in blocco di crediti, confermando che la pubblicazione dell'avviso in Gazzetta Ufficiale è prova sufficiente della titolarità del credito in capo al cessionario, a patto che i crediti siano individuabili per categorie. L'ordinanza ha dichiarato inammissibile il ricorso di alcuni garanti che contestavano sia la prova della cessione sia l'interpretazione di un atto di fideiussione, ribadendo i limiti del sindacato di legittimità sulla valutazione dei fatti operata dai giudici di merito.
Continua »
Cessione in blocco: prova del credito per il fallimento
La Corte di Cassazione ha confermato che, in caso di cessione in blocco di crediti, la pubblicazione dell'avviso in Gazzetta Ufficiale è prova sufficiente della titolarità del credito per richiedere il fallimento di un'impresa. L'ordinanza chiarisce inoltre che la semplice inattività di una società non ne determina l'estinzione, che ai fini fallimentari decorre solo dalla cancellazione formale dal registro delle imprese.
Continua »
Cessione del credito: chi può chiedere il fallimento?
Un imprenditore, dopo la risoluzione del suo concordato preventivo, è stato dichiarato fallito su richiesta della banca creditrice originaria. Ha impugnato la decisione sostenendo che la banca non fosse legittimata, avendo effettuato una cessione del credito a un'altra società. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che, finché la cessione del credito non viene formalmente comunicata agli organi della procedura concorsuale, il creditore originario (cedente) mantiene pienamente la legittimazione ad agire, inclusa la facoltà di chiedere il fallimento.
Continua »
Mutuo titolo esecutivo: quando il contratto non basta
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 12007/2024, ha stabilito un principio cruciale in materia di contratti bancari. Un contratto di mutuo, pur se stipulato con atto pubblico, non costituisce un valido titolo esecutivo se la somma erogata non entra nell'effettiva disponibilità giuridica del mutuatario. Nel caso di specie, l'importo era stato immediatamente depositato su un conto vincolato presso la stessa banca, in attesa del verificarsi di determinate condizioni. Secondo la Corte, l'obbligazione di restituzione sorge solo con lo svincolo effettivo delle somme. In assenza di un atto che attesti tale svincolo, il contratto di mutuo non è sufficiente per avviare un'esecuzione forzata. La sentenza ha inoltre enunciato importanti principi sulla validità delle clausole Euribor in relazione alle intese anticoncorrenziali.
Continua »
Cessione crediti in blocco: come si prova la titolarità
Un debitore ha impugnato una sentenza che confermava un decreto ingiuntivo, contestando la titolarità del credito a seguito di una cessione crediti in blocco e sollevando eccezioni di usura. La Corte d'Appello ha respinto il ricorso, stabilendo che la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale è prova sufficiente della titolarità se i criteri di individuazione dei crediti sono specifici. Inoltre, ha ribadito che le accuse di usura devono essere dettagliate e non generiche per essere ammissibili.
Continua »
Cessione del credito e revocatoria: limiti e oneri
La Corte d'Appello esamina un complesso caso di cessione del credito originato da un fallimento. Un creditore, dopo aver ceduto il proprio credito per estinguere un debito, contesta le successive cessioni tramite azione revocatoria e accusa di negligenza il curatore fallimentare. La Corte rigetta le domande, confermando la validità della cessione del credito originaria e chiarendo i rigidi presupposti per l'azione revocatoria e i limiti della responsabilità del curatore, che ha agito correttamente pagando il titolare finale del credito.
Continua »
Cessione crediti in blocco: prova e oneri del cessionario
In un caso di azione revocatoria, i debitori hanno contestato la legittimazione ad agire della società cessionaria del credito. La Corte di Cassazione ha stabilito che, in caso di specifica contestazione, la sola pubblicazione dell'avviso di cessione crediti in blocco in Gazzetta Ufficiale non è sufficiente a provare la titolarità del credito. Il cessionario ha l'onere di dimostrare l'esistenza del contratto di cessione e che il credito specifico vi è incluso. La Corte ha quindi annullato la decisione precedente, rinviando il caso alla Corte d'Appello per un nuovo esame.
Continua »
Cessione del credito: come si prova e notifica?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 34545/2025, si è pronunciata sulla prova e notifica della cessione del credito. Nel caso esaminato, un debitore si opponeva al pagamento sostenendo la mancata prova della cessione e l'estinzione del debito tramite polizza assicurativa. La Corte ha rigettato il ricorso, chiarendo che la prova della cessione può essere fornita con vari documenti e che la notifica è valida con qualsiasi mezzo idoneo a informare il debitore. Inoltre, spetta al debitore provare l'effettivo pagamento da parte dell'assicurazione, non bastando la sola denuncia del sinistro.
Continua »
Cessione crediti in blocco: la prova necessaria
Una società, cessionaria di un portafoglio di crediti, ha visto il suo ricorso dichiarato inammissibile dalla Corte di Cassazione. Il motivo risiede nella mancata prova che lo specifico credito oggetto di causa fosse compreso nell'operazione di cessione crediti in blocco. La pronuncia chiarisce che la sola pubblicazione dell'avviso di cessione in Gazzetta Ufficiale non è sufficiente a dimostrare la legittimazione ad agire del cessionario quando questa viene contestata.
Continua »
Prova cessione crediti: la Cassazione e la Gazzetta
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha rigettato il ricorso di un debitore che contestava la titolarità del credito in capo a una società cessionaria. La Corte ha stabilito che la pubblicazione dell'avviso di cessione in Gazzetta Ufficiale, se sufficientemente dettagliata, costituisce una valida prova della cessione crediti, invertendo l'onere della prova sul debitore, che deve fornire una contestazione specifica e non generica.
Continua »
Cessione del credito: revoca e legittimazione attiva
La Corte di Cassazione ha stabilito che la rinuncia alla cessione del credito, anche se informale, ripristina la legittimazione attiva del creditore originario. La Corte ha inoltre ribadito i termini perentori per contestare la nullità procedurale della consulenza tecnica, distinguendola dalle critiche di merito.
Continua »
Mandato senza rappresentanza: no a danni dal terzo
La Corte di Cassazione chiarisce i limiti dell'azione del mandante nel mandato senza rappresentanza. Un soggetto, dopo aver riottenuto la titolarità di una polizza vita gestita da una società fiduciaria, scopriva che il suo valore era stato drasticamente ridotto da un riscatto parziale non autorizzato. La sua richiesta di risarcimento danni contro la compagnia assicurativa è stata respinta. La Suprema Corte ha confermato che, in un mandato senza rappresentanza, il mandante può esercitare solo i diritti di credito derivanti dal contratto, ma non può agire direttamente contro il terzo per il risarcimento del danno, né durante né dopo la cessazione del mandato.
Continua »
Cessione in blocco: prova e ricorso inammissibile
Un debitore contesta la prova della titolarità del proprio debito a seguito di una cessione in blocco, ritenendo generica la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile non per il merito della cessione in blocco, ma perché l'atto di appello non criticava specificamente le ragioni della decisione di primo grado e mirava a un riesame dei fatti, non consentito in sede di legittimità. Il ricorrente è stato condannato per abuso del processo.
Continua »