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Art. 1264 Codice Civile

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Prova titolarità credito: onere del cessionario
Una società di cartolarizzazione non ha fornito un'adeguata prova della titolarità del credito dopo una cessione in blocco. La Corte di Cassazione ha confermato che l'onere della prova grava interamente sul cessionario, specialmente quando il credito specifico è contestato e non chiaramente identificabile negli avvisi pubblici della cessione. Il semplice possesso dei documenti del prestito è stato ritenuto insufficiente.
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Prova cessione crediti: la Cassazione chiarisce
Una società cessionaria di crediti ha agito contro un fallimento per l'ammissione al passivo. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che la sola pubblicazione dell'avviso di cessione in Gazzetta Ufficiale non costituisce prova della cessione dei crediti. Se il debitore contesta l'esistenza del contratto, il cessionario deve fornire la prova documentale dell'atto di cessione stesso per dimostrare la propria titolarità.
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Cessione crediti: Gazzetta Ufficiale non basta
Una società cessionaria di crediti in blocco ha richiesto l'ammissione al passivo di un fallimento, ma la sua domanda è stata respinta. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, stabilendo che la sola pubblicazione dell'avviso di cessione sulla Gazzetta Ufficiale non è una prova sufficiente per dimostrare la titolarità di uno specifico credito quando questa viene contestata dalla curatela. È necessario fornire la prova documentale, come il contratto di cessione, che attesti l'inclusione del singolo credito nell'operazione. La Corte ha inoltre parzialmente accolto un ricorso incidentale del fallimento riguardante la liquidazione delle spese legali.
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Prova della cessione: onere e limiti in Cassazione
Una società cessionaria di crediti in blocco si è vista rigettare la domanda di ammissione al passivo di un fallimento. Il Tribunale ha ritenuto insufficiente la prova della cessione dello specifico credito vantato. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, ribadendo che la valutazione del materiale probatorio è di competenza esclusiva del giudice di merito e non può essere riesaminata in sede di legittimità, se non per vizi gravissimi di motivazione, qui non riscontrati.
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Prova cessione crediti: la Gazzetta Ufficiale non basta
Una società veicolo non è riuscita a fornire la prova della cessione di crediti in una procedura fallimentare. La Corte di Cassazione ha confermato che la sola pubblicazione dell'avviso in Gazzetta Ufficiale ha valore indiziario e non è sufficiente quando viene contestata l'esistenza stessa del contratto di cessione, dichiarando inammissibile il ricorso.
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Liquidazione giudiziale: quando è legittima la richiesta?
La Corte di Cassazione conferma la legittimità di una richiesta di liquidazione giudiziale anche in assenza di un previo tentativo di esecuzione forzata. Con l'ordinanza in esame, viene ribadito che per avviare la procedura è sufficiente un accertamento incidentale del credito da parte del giudice, senza necessità di un titolo esecutivo. La Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso di una società, confermando la decisione dei giudici di merito che ne avevano dichiarato l'insolvenza sulla base di una pesante esposizione debitoria.
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Onere della prova banca: la Cassazione sul saldo zero
In un caso di opposizione a un decreto ingiuntivo per un saldo di conto corrente, la Corte di Cassazione ha riaffermato l'onere della prova a carico della banca. Se l'istituto di credito non produce tutti gli estratti conto dall'inizio del rapporto, si applica il criterio del "saldo zero", azzerando il primo saldo disponibile. La Corte ha inoltre precisato che chi acquista un credito deve anche dimostrare che il cedente ne fosse il legittimo titolare.
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Prova cessione crediti: la Cassazione chiarisce
Un garante si opponeva a una richiesta di pagamento da parte di una società cessionaria. La Corte d'Appello aveva negato la legittimità della società, richiedendo il contratto di cessione come unica prova. La Corte di Cassazione ha annullato tale decisione, chiarendo le regole sulla prova cessione crediti: la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale può essere sufficiente se contiene criteri specifici per identificare il credito e se l'esistenza del contratto di cessione non è contestata. La Cassazione ha inoltre accolto il ricorso del garante per omissione di pronuncia, rinviando il caso per un nuovo esame completo.
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Cessione del credito PA: contratto batte legge speciale
Una società di factoring si è vista negare il pagamento di crediti acquistati da una clinica privata verso un'Azienda Sanitaria Locale. La Cassazione ha confermato la decisione, stabilendo che una specifica clausola contrattuale, che richiedeva l'espressa accettazione della Pubblica Amministrazione per la cessione del credito PA, è pienamente valida e prevale sulle norme generali in materia di factoring che prevedono il silenzio-assenso. La Corte ha sottolineato che il contratto fa legge tra le parti e le sue condizioni si estendono anche al cessionario del credito.
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Cessione in blocco: prova e legittimazione passiva
Il Tribunale di Roma ha respinto l'opposizione a un atto di precetto, stabilendo che la prova di una cessione in blocco può essere fornita tramite la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale e un'attestazione della banca cedente. La sentenza chiarisce inoltre che il socio unico di una società cancellata dal registro delle imprese succede nei debiti sociali, confermando la sua legittimazione passiva nell'azione esecutiva.
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Data certa: Timbro postale prova la cessione crediti
Una società in fallimento ha tentato un'azione revocatoria per annullare una cessione di crediti, sostenendo che fosse avvenuta a ridosso del fallimento. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando la decisione d'appello. La Corte ha ritenuto che la data certa della cessione fosse provata non dal contratto stesso, ma dai timbri postali sulle raccomandate inviate ai debitori per notificare la cessione. Questo elemento ha dimostrato che l'atto era anteriore al periodo di prescrizione dell'azione, rendendo inattaccabile la cessione.
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Cessione in blocco: prova e oneri del cessionario
La Corte di Cassazione accoglie il ricorso di una ex-coniuge, stabilendo che in una cessione in blocco di crediti, la società cessionaria deve fornire prova documentale specifica che il credito contestato sia incluso nell'operazione. Una semplice pubblicazione in Gazzetta Ufficiale non è sufficiente se contestata. Inoltre, il solo rapporto di parentela non basta a fondare la presunzione di conoscenza del pregiudizio arrecato al creditore (scientia damni) nell'ambito di un'azione revocatoria.
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Cessione del credito: notifica e pagamento liberatorio
Una società, dopo aver ricevuto notifica di una cessione del credito, ha continuato a pagare il creditore originario. La Corte di Cassazione ha stabilito che la notifica inviata dal nuovo creditore è sufficiente per rendere efficace la cessione. Di conseguenza, il pagamento al soggetto sbagliato non estingue il debito, obbligando il debitore a pagare una seconda volta al destinatario corretto. La sentenza chiarisce la validità della comunicazione e gli effetti del pagamento non liberatorio.
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Contratti sanità: pagamento negato senza accordo scritto
Una società finanziaria, cessionaria del credito di una clinica privata, ha citato in giudizio un'azienda sanitaria per ottenere il pagamento di prestazioni erogate tra il 2005 e il 2007. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che in assenza di specifici contratti sanità in forma scritta, nessun pagamento è dovuto, nonostante la clinica fosse accreditata. La sentenza sottolinea come l'accreditamento sia una condizione necessaria ma non sufficiente per fondare un diritto al corrispettivo da parte del Servizio Sanitario Nazionale.
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Cessione del credito: le eccezioni opponibili
La Corte di Cassazione ha esaminato un caso complesso di cessione del credito. Una società creditrice aveva ceduto il proprio credito verso una banca. La banca, debitore ceduto, ha tentato di opporre al nuovo creditore (cessionario) eccezioni basate su inadempimenti della società cedente verificatisi dopo la notifica della cessione. La Corte ha dichiarato il ricorso della banca inammissibile, ribadendo che, una volta perfezionata la cessione del credito, il debitore non può opporre al cessionario vicende successive che riguardino il rapporto originale, consolidando così la posizione del cessionario.
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Accreditamento sanitario: serve contratto scritto?
Una società di factoring ha citato in giudizio una ASL per il pagamento di crediti, originati da prestazioni sanitarie fornite da una clinica privata, che le erano stati ceduti. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che l'accreditamento sanitario, anche se provvisorio, non è sufficiente a far sorgere l'obbligo di pagamento in capo alla ASL. È indispensabile la stipula di un contratto scritto che definisca il volume delle prestazioni e i corrispettivi, in assenza del quale la Pubblica Amministrazione non è tenuta a pagare.
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Cessione dei crediti: il patto di non cedibilità
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso riguardante una cessione dei crediti. Il caso verteva sull'opponibilità a un terzo acquirente di un patto di incedibilità del credito. La Corte ha ribadito che, per essere valido, il terzo deve essere a conoscenza del patto, e ha sanzionato il ricorrente per aver presentato un ricorso non autosufficiente, confermando la decisione dei giudici di merito a favore della banca cessionaria.
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Ricognizione di debito: vale come accettazione?
Un debitore si oppone a un decreto ingiuntivo contestando la prova della cessione del suo credito. La Cassazione stabilisce che la sua ricognizione di debito, inviata al nuovo creditore, funge da accettazione della cessione ai sensi dell'art. 1264 c.c., sanando la mancata notifica formale e confermando la legittimazione del creditore a procedere.
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Pagamento al cedente: non libera se c’è notifica
La Corte di Cassazione ha stabilito che il pagamento al cedente, effettuato dal debitore dopo aver ricevuto la notifica della cessione del credito, non ha effetto liberatorio. Il debitore è tenuto a pagare nuovamente, questa volta al cessionario. Il caso riguardava un'assicurazione che, nonostante la notifica, aveva risarcito il danneggiato originale invece della società di noleggio a cui era stato ceduto il credito.
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Ricorso per cassazione: i requisiti di ammissibilità
Una società proponeva ricorso per cassazione contro la decisione della Corte d'Appello che aveva confermato il rigetto della sua domanda basata su una cessione di credito. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. La decisione non si basa sul merito della cessione del credito, ma su un vizio procedurale: il ricorso non rispettava il requisito di specificità imposto dalla legge, omettendo una chiara e completa esposizione dei fatti e delle vicende processuali. Questo ha impedito alla Corte di comprendere appieno la controversia basandosi solo sull'atto, violando così il principio di autosufficienza del ricorso per cassazione.
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