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Art. 1263 Codice Civile — Sezione Seconda Civile

Altri anni per Art. 1263 Codice Civile

Responsabilità della capogruppo: lo schermo del consorzio crolla
Una società garante, dopo aver pagato un fornitore per conto di una società consortile fallita, ha ottenuto la cessione del credito. Ha quindi agito contro la capogruppo dell'Associazione Temporanea di Imprese (ATI) per recuperare la somma. La Corte d'Appello aveva negato il diritto, ritenendo che la speciale tutela di legge spettasse solo ai fornitori diretti e che la società consortile facesse da schermo. La Cassazione ha invece accolto il ricorso, stabilendo che la cessione del credito trasferisce anche le garanzie speciali e che la costituzione di una società consortile non esclude la responsabilità della capogruppo. Di conseguenza, chi acquista il credito del fornitore può rivalersi sulla capogruppo dell'ATI.
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Foro convenzionale esclusivo: prevale sulla cessione?
La Corte di Cassazione stabilisce che il foro convenzionale esclusivo previsto in un contratto prevale anche in caso di successiva cessione del credito, specialmente se l'azione legale è intentata dal creditore originario. La Corte ha chiarito che l'accordo di cessione tra creditore e un terzo non può modificare la competenza territoriale pattuita tra le parti originarie del rapporto obbligatorio, ribaltando la decisione di primo grado e affermando la competenza del tribunale scelto contrattualmente.
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Cessione del credito: limiti e poteri del cessionario
La Corte di Cassazione chiarisce i limiti del cessionario di un credito. In un caso relativo a un contratto preliminare di compravendita di quote societarie, la Corte ha stabilito che la cessione del credito alla restituzione della caparra non conferisce al cessionario la legittimazione a chiedere la risoluzione del contratto per inadempimento. Tale azione rimane di competenza esclusiva del cedente, titolare della posizione contrattuale. La sentenza ha quindi dichiarato inammissibile il ricorso del cessionario su questo punto, distinguendo nettamente tra cessione del credito e cessione del contratto.
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Riduzione ipoteca: quando è negata al non proprietario
Una società chiede la riduzione ipoteca su immobili ricevuti in permuta ma non ancora completati. La Cassazione rigetta il ricorso, confermando le decisioni dei giudici di merito. Poiché la proprietà non era stata trasferita a causa del mancato completamento dei lavori, la società non aveva il diritto di ottenere la riduzione, nonostante il suo interesse ad agire.
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Competenza territoriale e surroga: la sede del creditore
Una società, subentrata in un credito già scaduto, ha citato in giudizio il debitore presso il proprio foro. Il debitore ha eccepito il difetto di competenza territoriale. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del debitore, stabilendo un principio fondamentale: la competenza si determina in base al domicilio che il creditore originario aveva al momento della scadenza dell'obbligazione. Una successiva surroga non può modificare unilateralmente il foro competente, tutelando così il debitore da cambiamenti sfavorevoli e imprevisti.
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Cessione del credito e accessori: la decisione della Corte
Una società di servizi, dopo aver ceduto i propri crediti a una banca, ha visto i suoi ex soci agire per ottenere gli interessi di mora maturati su quei crediti. La Corte di Cassazione ha stabilito che, in caso di cessione del credito, anche i diritti accessori come gli interessi passano al cessionario. La successiva cessazione del rapporto di cessione non comporta la restituzione automatica di tali diritti per le prestazioni già eseguite, se non tramite un apposito atto di retrocessione. Il ricorso è stato quindi dichiarato inammissibile.
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Accordo compenso avvocato: la forma scritta è cruciale
Una società ha contestato la parcella di un avvocato, sostenendo l'esistenza di un accordo che subordinava il pagamento all'esito positivo di un'azione legale. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso della società inammissibile, ribadendo un principio fondamentale: l'accordo compenso avvocato deve avere la forma scritta 'ad substantiam', cioè per la sua stessa validità. Una delibera assembleare interna alla società non può sostituire un contratto firmato da entrambe le parti, né la successiva emissione di fatture può sanare tale vizio di forma. La decisione conferma la giurisprudenza consolidata in materia.
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