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Art. 1263 Codice Civile — Sezione Quinta Civile

Altri anni per Art. 1263 Codice Civile

Rimborso IVA indebita: il Fisco vince sul ritardo della società
Una società venditrice applica erroneamente l'aliquota IVA al venti per cento anziché al dieci per cento sulla vendita di un impianto fotovoltaico, versando l'eccedenza al Fisco. Successivamente, la società acquirente cede il proprio credito d'imposta alla venditrice. Quest'ultima presenta istanza di rimborso oltre due anni dopo il versamento. L'Amministrazione Finanziaria nega il rimborso per decorrenza dei termini. La Corte di Cassazione accoglie le ragioni del Fisco, stabilendo che la cessione del credito ha natura derivativa e non modifica i termini del rapporto originario. Di conseguenza, il termine biennale di decadenza per richiedere il rimborso IVA indebita decorre dal giorno del versamento originario dell'imposta e non dalla successiva notifica del diniego. La società perde definitivamente il diritto al rimborso.
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Fermo amministrativo e crediti IVA nel fallimento
La Corte di Cassazione ha stabilito che il **fermo amministrativo** opposto dall'Agenzia delle Entrate su un credito IVA è legittimo anche se il credito è stato ceduto a terzi da una curatela fallimentare. Nonostante il Tribunale fallimentare avesse negato l'autorizzazione alla compensazione, tale diniego ha solo efficacia endofallimentare. L'Amministrazione può quindi legittimamente sospendere il rimborso a tutela dei propri crediti tributari anteriori al fallimento, poiché il diritto alla compensazione ex art. 56 L.F. costituisce una forma di autotutela esercitabile anche al di fuori della procedura concorsuale.
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Interessi rimborso IVA: quando opera la sospensione
La Corte di Cassazione ha confermato che gli interessi rimborso IVA non maturano durante i periodi di ritardo imputabili al contribuente, come la consegna tardiva di registri contabili o di polizze fideiussorie. Anche in caso di cessione del credito, il cessionario eredita la posizione del cedente, subendo le medesime sospensioni del computo degli interessi se la documentazione necessaria all'Amministrazione Finanziaria non viene fornita tempestivamente.
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Atto enunciato: la Cassazione sull’imposta di registro
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 31829/2024, ha stabilito che l'imposta di registro su un atto enunciato, come una cessione di credito menzionata in un decreto ingiuntivo, non è dovuta se non vi è piena identità soggettiva tra le parti dell'atto enunciante e quelle dell'atto enunciato. L'Agenzia delle Entrate aveva richiesto il pagamento dell'imposta sulla cessione, ma la Corte ha annullato tale pretesa, confermando però la debenza dell'imposta in misura fissa sull'atto principale, ovvero il decreto ingiuntivo.
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