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Art. 124 Codice di Procedura Penale — Anno 2026

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Decreto penale di condanna: rigetto errato ma ricorso inammissibile
La vicenda nasce dal rigetto di una richiesta di decreto penale di condanna. Il Pubblico Ministero aveva presentato tempestivamente l'istanza contro alcuni indagati. Il Giudice per le Indagini Preliminari ha respinto la richiesta per ragioni di quantificazione della pena dopo oltre un anno di giacenza. Il Pubblico Ministero ha modificato l'importo e ripresentato l'atto. Il Giudice ha rigettato nuovamente l'istanza, qualificandola come tardiva. Il Pubblico Ministero ha impugnato la decisione in Cassazione lamentando l'abnormità del provvedimento e la lesione delle proprie prerogative. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Il provvedimento del giudice resta illegittimo ma non è abnorme. Il rigetto rientra nei poteri ordinari del magistrato e non causa uno stallo processuale insuperabile, poiché l'accusa può procedere con citazione diretta a giudizio ordinario.
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Rimessione in termini: quando inizia il decorso?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso per la rimessione in termini. Il ricorrente sosteneva di non aver potuto impugnare una sentenza di condanna perché non gli era stata comunicata. La Corte ha chiarito che, a seguito della Riforma Cartabia, per le impugnazioni proposte dopo il 30 giugno 2024, il termine per ricorrere decorre dal deposito della sentenza e non dalla sua comunicazione, la quale è considerata una mera cortesia. Di conseguenza, la mancata comunicazione non costituisce un 'caso fortuito' che giustifichi la rimessione in termini.
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