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Art. 1236 Codice Civile — Anno 2026

Altri anni per Art. 1236 Codice Civile

Ripetizione d’indebito bancario: richiesta milionaria prescritta
Un imprenditore cita in giudizio un istituto di credito chiedendo un ingente risarcimento danni per presunte scorrettezze nelle gare di appalto e la ripetizione d'indebito bancario per presunti interessi usurari e commissioni illegittime applicati sui propri conti e su quelli della sua società fallita. La banca eccepisce la prescrizione decennale dei versamenti solutori e la rinuncia tacita ai crediti da parte degli organi fallimentari prima della cancellazione societaria. Il Tribunale e la Corte d'Appello respingono integralmente le pretese attoree. La Corte di Cassazione conferma la pronuncia di secondo grado, rigettando il ricorso dell'imprenditore: la mancata rivendicazione fallimentare dei crediti societari integra una remissione del debito verso la banca e l'azione restitutoria sui conti correnti personali risulta interamente prescritta. L'imprenditore viene condannato al pagamento di sedicimila euro di spese processuali.
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Cancellazione della società: perché i soci perdono i risarcimenti
A seguito della condanna penale di una dipendente per ammanchi finanziari, i soci di una s.r.l. estinta hanno promosso un'azione civile per il risarcimento dei danni. La società era stata cancellata dal registro delle imprese prima del giudizio. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dei soci, confermando che la cancellazione della società ne determina l'estinzione immediata. Di conseguenza, l'ex liquidatore non ha più la rappresentanza processuale dell'ente. I soci possono agire per recuperare i crediti sociali residui solo se dimostrano espressamente la loro qualità di successori della società estinta, e non agendo semplicemente in proprio o come soci attivi. Inoltre, i danni lamentati dai soci per il pregiudizio subito dalla società costituiscono un danno riflesso non risarcibile direttamente a loro favore.
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Simulazione della vendita in famiglia: la firma che costa la casa
Un figlio cita in giudizio la madre e il fratello, sostenendo la simulazione della vendita di un immobile di sua proprietà. Aveva dato alla madre una procura per vendere, ma lei lo ha ceduto al fratello senza corrispondergli il prezzo. La sua tesi era che si trattasse di una donazione mascherata, nulla per vizio di forma. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso. I giudici hanno ritenuto non provata la simulazione, valorizzando una dichiarazione scritta in cui il figlio, a fronte di una somma di denaro, rinunciava a future pretese economiche. La Corte ha concluso che il figlio non era il reale proprietario economico del bene, intestatogli solo per ragioni fiscali, e quindi non aveva diritto a nulla.
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Remissione del debito per errore: è annullabile?
La Corte di Cassazione ha stabilito che una remissione del debito per errore, comunicata da un istituto finanziario a un cliente, può essere annullata. Il caso riguardava un finanziamento per un impianto fotovoltaico. La banca aveva inviato per errore una lettera liberatoria. La Corte ha chiarito che il giudice di merito ha l'obbligo di valutare se l'errore fosse essenziale e riconoscibile dal cliente, non potendo ignorare tale eccezione. La sentenza del tribunale è stata cassata con rinvio per un nuovo esame.
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Cancellazione società crediti: quando si trasferiscono
Un ex socio agisce per recuperare un credito della sua vecchia società, cancellata dal registro imprese. I giudici di merito negano il suo diritto, presumendo una rinuncia al credito con la cancellazione società crediti. La Cassazione ribalta la decisione: la cancellazione non estingue i crediti, che si trasferiscono ai soci, salvo prova di una rinuncia esplicita da parte del debitore.
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Cancellazione società: i crediti passano ai soci
La Corte di Cassazione ha stabilito che la cancellazione di una società dal registro delle imprese non comporta l'estinzione automatica dei suoi crediti. Si verifica un fenomeno successorio in cui i crediti si trasferiscono ai soci. Spetta al debitore dimostrare un'eventuale, inequivocabile rinuncia al credito da parte della società, non potendosi questa desumere dalla sola cancellazione volontaria.
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