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Art. 1235 Codice Civile — Anno 2022

Altri anni per Art. 1235 Codice Civile

Rimborso Costi Gestione Servizio Idrico: L’Obbligo è verso il Comune, non il Consorzio
La Corte di Cassazione ha esaminato un caso di rimborso costi gestione servizio idrico durante un periodo transitorio. Un Consorzio aveva continuato a gestire la rete idrica e fognaria per un Comune, mentre un'Azienda di gestione era subentrata con l'obbligo di fatturare i consumi e trasferire le quote tariffarie al Comune. Il Consorzio chiedeva all'Azienda il rimborso dei costi sostenuti. La Corte d'Appello aveva condannato l'Azienda a pagare il Consorzio. La Cassazione ha annullato questa decisione. Ha chiarito che l'obbligo dell'Azienda era verso il Comune per le tariffe incassate, non verso il Consorzio per i costi di gestione. Non esisteva un rapporto diretto tra Azienda e Consorzio per tale rimborso.
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Accollo liberatorio: il terzo non salva i soci dal debito
Una società venditrice agisce in giudizio contro una società di persone e i suoi singoli soci per ottenere il saldo del prezzo di un autobus. I debitori contestano la richiesta sostenendo l'avvenuta prescrizione del credito e l'estinzione del proprio obbligo a seguito dell'intervento di un terzo, il quale aveva rinnovato le cambiali configurando, a loro dire, un accollo liberatorio. La Corte di Cassazione conferma la condanna dei soci. I giudici chiariscono che la richiesta formale di pagamento inviata per raccomandata interrompe validamente la prescrizione. Inoltre, l'adesione del creditore all'accordo con il terzo non cancella la responsabilità dei debitori principali senza una dichiarazione esplicita e inequivocabile di volerli liberare dal debito originario.
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Trasferimento d’azienda: il silenzio non è assenso
Alcuni dipendenti hanno contestato il trasferimento d'azienda attuato dalla loro società originaria a un'altra impresa, sostenendo che il ramo ceduto non avesse una reale autonomia preesistente. La società ha eccepito che i lavoratori avessero accettato tacitamente il passaggio lavorando per tre anni presso la nuova azienda senza opporsi. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso della società. I giudici hanno chiarito che il semplice silenzio o l'inerzia del lavoratore non equivalgono a un consenso tacito. Inoltre, per essere valido, il trasferimento d'azienda deve riguardare un ramo dotato di autonomia funzionale già prima della cessione, e non creato appositamente per l'occasione. Di conseguenza, la società originaria deve ripristinare i rapporti di lavoro e reintegrare i dipendenti.
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