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Art. 1197 Codice Civile — Sezione Sesta Civile

Altri anni per Art. 1197 Codice Civile

Capitalizzazione Pensione Integrativa: Il Diritto alla Perequazione si Estingue?
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di ex dipendenti bancari che chiedevano la perequazione della loro pensione integrativa anche dopo aver optato per la **capitalizzazione pensione integrativa**, ricevendo un'unica somma. La Corte d'Appello aveva dato ragione ai pensionati. La Suprema Corte ha invece accolto il ricorso dell'Istituto Bancario, stabilendo un principio fondamentale: la scelta di capitalizzare la pensione integrativa, cioè di incassare l'intero importo in un'unica soluzione, estingue automaticamente il diritto a ricevere pagamenti periodici e, di conseguenza, anche il diritto alla perequazione futura. La sentenza della Corte d'Appello è stata annullata e la causa rinviata per una nuova valutazione.
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Azione revocatoria ordinaria: il finto debito non salva la casa
La vicenda riguarda una creditrice che ha promosso un'azione revocatoria ordinaria per dichiarare inefficace il trasferimento di immobili effettuato dal debitore in favore del figlio. I familiari sostenevano che il trasferimento costituisse l'adempimento di un debito alimentare pregresso. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che il trasferimento immobiliare configura una "datio in solutum" (prestazione in luogo di adempimento). Trattandosi di una scelta discrezionale del debitore e non di un adempimento tecnico di un debito scaduto, l'atto non è considerato "dovuto" e resta pienamente soggetto ad azione revocatoria ordinaria. La creditrice ottiene così la dichiarazione di inefficacia dell'atto dispositivo, potendo aggredire i beni per soddisfare il proprio credito di centoventicinquemila euro.
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Azione revocatoria ordinaria: donare la casa non salva dai debiti
Un uomo, garante per i debiti di una società, ha donato due immobili alla ex moglie e al figlio. La banca creditrice ha promosso un'azione revocatoria ordinaria per rendere inefficaci queste donazioni, sostenendo che riducessero le garanzie patrimoniali. Il debitore si è difeso affermando che le donazioni servivano ad adempiere a un debito scaduto per il mantenimento dei figli. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del debitore. I giudici hanno stabilito che il trasferimento di immobili in sostituzione del denaro dovuto (la cosiddetta datio in solutum) non costituisce un adempimento diretto e obbligato, ma una scelta volontaria. Di conseguenza, tale atto non è esente da revoca. Il debitore non ha inoltre dimostrato l'assenza di altri beni idonei a soddisfare il credito della banca.
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Mancata presentazione all’incasso dell’assegno estingue il debito
Il Venditore richiedeva il pagamento di quarantamila euro per la vendita di un immobile, sostenendo di non aver ricevuto quattro assegni circolari previsti nel contratto definitivo. La Società Acquirente dimostrava invece di aver consegnato due assegni bancari al momento della firma del contratto preliminare. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del Venditore, confermando che la mancata presentazione all'incasso dell'assegno bancario da parte del creditore, in violazione del dovere di correttezza, equivale all'avvenuto pagamento. Di conseguenza, l'obbligazione si estingue e il debitore è liberato dal debito, anche se il creditore non ha materialmente incassato la somma a causa della propria colpevole inerzia.
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