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Art. 1197 Codice Civile — Anno 2026

Altri anni per Art. 1197 Codice Civile

Terreno non trasferito e datio in solutum: paga il datore
Una lavoratrice ha richiesto e ottenuto un decreto ingiuntivo per 72.000 euro a titolo di stipendi arretrati. Il datore di lavoro si era impegnato a cederle un terreno a saldo del debito, ma il bene è risultato inedificabile e il passaggio di proprietà non è mai avvenuto. L'imprenditore ha contestato l'ingiunzione sostenendo che l'accordo fosse un preliminare di vendita e non una prestazione sostitutiva. I giudici hanno invece qualificato l'intesa come datio in solutum condizionata al rogito notarile. La mancata cessione del terreno ha reso inefficace l'accordo sostitutivo, facendo rinascere l'obbligo originario di pagare le retribuzioni in denaro. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso del datore di lavoro, confermando integralmente il debito pecuniario.
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Pensione integrativa: la liquidazione esclude la rivalutazione
Un gruppo di ex dipendenti bancari ha richiesto il pagamento di differenze sulla pensione integrativa per il periodo 2013-2017, basandosi su un precedente giudicato che riconosceva loro la perequazione automatica. Tuttavia, i lavoratori avevano precedentemente scelto di convertire la propria pensione mensile in un capitale unico tramite la capitalizzazione. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dei pensionati rimasti in causa, confermando che la scelta di ricevere la pensione integrativa sotto forma di liquidazione in un'unica soluzione estingue definitivamente il rapporto previdenziale periodico. Di conseguenza, viene meno anche il diritto a richiedere successivi adeguamenti o perequazioni mensili, poiché non esiste più una rendita periodica da rivalutare. Alcuni ricorrenti hanno invece conciliato la lite prima della decisione.
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Abuso del processo: risarcimento negato ma spese ridotte
La Ricorrente ha chiesto l'ammissione al passivo del Fallimento di una società per un credito risarcitorio di 1,7 milioni di euro. La donna sosteneva che la società avesse commesso un abuso del processo, richiedendo in giudizio un risarcimento già ottenuto tramite un'operazione azionaria. Il Tribunale ha respinto la domanda, rilevando che l'azione legale era iniziata prima dell'accordo azionario, che le azioni erano prive di valore e che la donna poteva conoscere i fatti con l'ordinaria diligenza. La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto del risarcimento, escludendo l'abuso del processo. Tuttavia, ha accolto il ricorso sulle spese di lite: il giudice non può liquidare alla parte vittoriosa una somma superiore a quella indicata nella nota spese. Le spese sono state rideterminate al ribasso.
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Azione revocatoria ordinaria: la cessione d’azienda è revocabile
Un creditore ha contestato la cessione di un ramo d'azienda effettuata da una società debitrice a un'altra impresa. La società debitrice sosteneva che l'atto servisse a pagare un debito scaduto verso un ex socio, chiedendo l'esenzione dall'azione revocatoria ordinaria. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso delle società. I giudici hanno chiarito che la cessione di un'azienda per estinguere un debito costituisce una "datio in solutum" (prestazione in luogo dell'adempimento). Questo accordo rappresenta una scelta discrezionale e non un atto dovuto. Di conseguenza, l'operazione non beneficia dell'esenzione e resta soggetta ad azione revocatoria ordinaria. Inoltre, la semplice iscrizione a bilancio non prova l'esistenza di un debito esigibile. Il creditore ottiene così la dichiarazione di inefficacia del trasferimento a tutela del proprio credito.
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Azione Revocatoria: Atto Gratuito o Oneroso? La Cassazione Decide
La Corte di Cassazione ha affrontato un caso di Azione revocatoria intentata da una Banca contro fideiussori che avevano trasferito un immobile a una società per estinguere un debito altrui (datio in solutum). Il Tribunale aveva accolto la domanda, ma la Corte d'Appello l'aveva rigettata, qualificando l'atto come oneroso. La Cassazione ha ribadito che l'adempimento del debito altrui, anche tramite datio in solutum, si presume gratuito, e spetta al creditore dimostrare un concreto vantaggio patrimoniale per il terzo affinché l'atto sia considerato oneroso. Nonostante ciò, la Cassazione ha rigettato il ricorso della Banca, confermando la decisione d'Appello che, con una valutazione di fatto insindacabile, aveva riconosciuto l'onerosità dell'atto e l'insussistenza della scientia damni del terzo.
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Azione Revocatoria: Vende Casa alla Nipote ma è Pagamento Lecito
Un creditore ha tentato di invalidare la vendita di un immobile tra una debitrice e sua nipote tramite un'azione revocatoria, sostenendo che l'atto danneggiasse le sue garanzie. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso. Ha stabilito che la vendita non era un atto fraudolento, ma una forma di pagamento per debiti preesistenti e scaduti che la zia aveva verso la nipote. Pagare un debito dovuto, anche trasferendo un bene immobile invece di denaro (datio in solutum), è un atto legittimo e non soggetto ad azione revocatoria. La vendita è quindi valida e il creditore ha perso la causa.
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Perequazione Pensione: No all’adeguamento dopo il capitale una tantum
La Corte di Cassazione ha stabilito un principio chiave sulla perequazione pensione complementare. Alcuni pensionati, dopo aver scelto di ricevere la loro pensione integrativa in un'unica somma capitale (capitalizzazione), avevano chiesto il successivo adeguamento di tale prestazione all'inflazione. La Corte ha respinto la loro richiesta. Ha chiarito che la scelta di ricevere il capitale 'una tantum' estingue completamente l'obbligo pensionistico periodico. Di conseguenza, viene meno anche il diritto accessorio alla perequazione. La liquidazione in un'unica soluzione sostituisce e chiude definitivamente il rapporto, impedendo qualsiasi pretesa futura legata alla vecchia rendita.
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Pensione complementare in capitale: perdi la perequazione futura
La Corte di Cassazione ha stabilito un principio fondamentale in materia di previdenza. Alcuni pensionati, dopo aver scelto di ricevere la loro pensione integrativa in un'unica somma capitale (capitalizzazione), avevano richiesto il pagamento degli adeguamenti al costo della vita (perequazione) per gli anni successivi. La Corte ha respinto la loro richiesta. Ha chiarito che la scelta della liquidazione 'una tantum' estingue completamente il rapporto pensionistico. Di conseguenza, viene meno anche ogni diritto futuro, inclusa la perequazione pensione complementare. Vince quindi il Fondo Pensione, poiché l'obbligazione si è conclusa con il pagamento del capitale.
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Capitalizzazione Pensione: No alla rivalutazione dopo il pagamento
La Corte di Cassazione si è pronunciata sulla richiesta di alcuni pensionati di ottenere la rivalutazione della pensione per periodi successivi alla sua liquidazione in un'unica soluzione. La sentenza stabilisce un principio chiaro: la scelta della capitalizzazione pensione complementare, con il pagamento di una somma 'una tantum', estingue l'obbligazione pensionistica periodica. Di conseguenza, viene meno anche il diritto accessorio alla perequazione (rivalutazione). Accettare il capitale unico significa rinunciare a ogni pretesa futura legata alla rendita originaria. Il Fondo Pensione ha quindi vinto la causa.
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Rinuncia al ricorso tributario: il Fisco cede sulla collazione
L'Agenzia delle Entrate aveva impugnato una decisione della Corte di Giustizia Tributaria riguardante la tassazione di un atto di collazione, divisione parziale e prestazione in luogo di adempimento. La controversia verteva sulla corretta determinazione della massa dei beni conferiti. Tuttavia, durante la pendenza del giudizio di legittimità, l'amministrazione finanziaria ha presentato una formale **Rinuncia al ricorso tributario**, riconoscendo che l'orientamento della Cassazione si era ormai consolidato in senso favorevole al contribuente. La Suprema Corte ha dunque dichiarato l'estinzione del processo senza procedere alla condanna alle spese, poiché il cittadino intimato non aveva svolto attività difensiva in questa fase. La decisione sottolinea l'importanza dell'adeguamento dell'amministrazione ai precedenti giurisprudenziali per evitare inutili prosecuzioni del contenzioso.
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Capitalizzazione pensione: stop a nuove pretese
La Corte di Cassazione ha stabilito che la capitalizzazione pensione estingue definitivamente il rapporto obbligatorio di durata. Alcuni eredi di ex dipendenti bancari richiedevano differenze per perequazione automatica basandosi su un precedente giudicato. Tuttavia, la Suprema Corte ha accolto il ricorso dell'istituto bancario, chiarendo che l'opzione per la liquidazione una tantum del trattamento integrativo (cosiddetto zainetto) determina la novazione del rapporto. Di conseguenza, non è più possibile vantare pretese su ratei periodici o scatti di perequazione maturati dopo la scelta della capitalizzazione, poiché l'obbligazione originaria è cessata.
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Perequazione pensionistica: stop con lo zainetto
La Corte di Cassazione ha stabilito che la perequazione pensionistica non è dovuta per i periodi successivi alla liquidazione del trattamento in un'unica soluzione capitale (cosiddetto zainetto). Poiché la capitalizzazione estingue l'obbligazione periodica, viene meno anche il diritto ai futuri adeguamenti monetari automatici.
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Liquidazione quota sociale: recesso e onere prova
La Corte di Cassazione ha confermato il diritto degli eredi di un socio defunto alla liquidazione quota sociale dopo il recesso. La sentenza stabilisce che l'onere di provare il valore della quota grava sulla società e che la risoluzione di un precedente accordo transattivo non novativo fa rivivere l'obbligazione originaria di liquidazione monetaria, comprensiva di interessi moratori decorrenti dalla scadenza dei termini legali.
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Accordo di compensazione: la prova per presunzioni
Un imprenditore edile chiede il pagamento per dei lavori. Il committente si oppone sostenendo un accordo di compensazione verbale, in base al quale aveva salvato la casa del primo dal pignoramento. La Cassazione conferma che l'accordo è provato da gravi, precisi e concordanti indizi, inclusi elementi da un precedente giudizio, respingendo il ricorso.
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Patto commissorio: la Cassazione sulla vendita simulata
La Corte di Cassazione ha stabilito che per identificare un patto commissorio vietato, mascherato da una serie di atti leciti come una compravendita immobiliare, è necessario valutare l'operazione nel suo complesso. In un caso riguardante un debito e una successiva vendita di un immobile dal debitore al creditore (tramite un familiare), la Corte ha annullato la decisione d'appello che aveva esaminato gli atti in modo isolato. Ha invece affermato il principio secondo cui bisogna guardare al collegamento funzionale tra i vari negozi giuridici per svelare l'eventuale scopo di garanzia illecita, indipendentemente dalla preesistenza del debito o dalla forma dei contratti utilizzati.
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