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Art. 115 Codice di Procedura Civile

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Responsabilità fornitore: il caso Sudan I in Cassazione
Una recente sentenza della Cassazione affronta il tema della responsabilità fornitore nel settore alimentare, a seguito della vendita di spezie contaminate con un colorante vietato. La Corte conferma la responsabilità del venditore, qualificando il vizio come 'aliud pro alio', e riconosce un concorso di colpa dell'acquirente. Viene però cassata la decisione sull'esclusione della copertura assicurativa, rinviando alla Corte d'Appello per una corretta interpretazione delle clausole contrattuali.
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Operazioni inesistenti: onere della prova fiscale
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 6032/2023, ha rigettato il ricorso di un contribuente contro un avviso di accertamento per operazioni inesistenti. L'ordinanza ribadisce un principio fondamentale: una volta che l'Amministrazione Finanziaria fornisce un quadro di presunzioni gravi, precise e concordanti sull'inesistenza delle operazioni, l'onere della prova si sposta sul contribuente. Quest'ultimo deve dimostrare l'effettiva esistenza delle transazioni, non essendo sufficiente la sola regolarità formale della contabilità. La Corte ha anche confermato l'autonomia del giudizio tributario rispetto a quello penale, rendendo irrilevante una precedente assoluzione del contribuente.
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Esenzione ICI Enti Ecclesiastici: No al frazionamento
Un ente ecclesiastico si opponeva ad avvisi di accertamento ICI per un immobile a uso promiscuo (religioso e commerciale). La Corte di Cassazione ha stabilito che, per le annualità antecedenti alla riforma IMU, l'esenzione ICI per enti ecclesiastici non è frazionabile. Se un immobile, catastalmente unitario, è utilizzato anche solo in parte per attività commerciali (come una scuola paritaria o locazioni), perde interamente il diritto all'esenzione. Il principio di imponibilità proporzionale è stato introdotto solo successivamente e non è retroattivo.
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Esenzione ICI per Enti Pubblici: il caso ARPA
La Cassazione ha negato l'esenzione ICI a un'agenzia ambientale regionale. Non basta essere un ente pubblico: l'agenzia non è un'articolazione organica della Regione e le attività, come un asilo nido a pagamento, sono state ritenute di natura commerciale, escludendo il diritto all'esenzione ICI.
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Esenzione ICI enti pubblici: la Cassazione decide
Un'agenzia regionale per la protezione ambientale si è vista negare dalla Corte di Cassazione l'esenzione ICI per i propri immobili. La Corte ha stabilito che, per ottenere l'agevolazione, non è sufficiente la natura pubblica dell'ente o lo svolgimento di attività istituzionali. È necessario dimostrare che tali attività non siano condotte con modalità commerciali. Nel caso specifico, la presenza di un asilo nido aziendale con rette a pagamento e l'autonomia giuridica dell'agenzia rispetto alla Regione sono stati elementi decisivi per escludere il diritto all'esenzione ICI enti pubblici.
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Esenzione IMU enti ecclesiastici: il caso scuola
Un comune ricorreva contro l'esenzione IMU concessa a un ente religioso per un immobile adibito a scuola paritaria. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che la valutazione sulla natura non commerciale dell'attività, basata sul confronto tra rette e costi, è un apprezzamento di fatto insindacabile in sede di legittimità. La sentenza chiarisce i limiti del sindacato della Suprema Corte sulla valutazione delle prove, confermando l'esenzione IMU per l'ente ecclesiastico.
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Accreditamento provvisorio: serve il contratto scritto?
Una società finanziaria chiede il pagamento per prestazioni sanitarie fornite da una struttura in regime di accreditamento provvisorio. La Cassazione nega il diritto al pagamento, ribadendo la necessità di un contratto scritto con l'Azienda Sanitaria Locale, anche in fase transitoria.
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Esenzione IMU enti pubblici: il no della Cassazione
Un'agenzia ambientale regionale ha chiesto l'esenzione IMU per i suoi immobili, sostenendo la natura pubblica e non commerciale delle sue attività, inclusa la gestione di un asilo nido aziendale. La Cassazione ha rigettato il ricorso, negando l'esenzione IMU per enti pubblici. Ha chiarito che, anche se un ente non ha scopo di lucro, l'attività è considerata commerciale se prevede il pagamento di un corrispettivo per i servizi offerti. L'agenzia, non essendo parte organica della Regione ma un ente strumentale autonomo, e svolgendo attività con modalità commerciali (come l'asilo a pagamento), non ha diritto all'esenzione.
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TARI rifiuti speciali: quando l’azienda deve pagare?
Una società ha contestato il pagamento della TARI, sostenendo di gestire privatamente i propri rifiuti speciali. La Corte di Cassazione ha stabilito che la tassa è dovuta se il servizio comunale è istituito e potenzialmente fruibile. Spetta all'azienda, che chiede l'esenzione, dimostrare il mancato svolgimento del servizio nella propria specifica area. L'onere di provare la natura dei rifiuti per ottenere una riduzione della TARI rifiuti speciali resta a carico del contribuente.
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Tassazione rifiuti speciali: chi prova il disservizio?
Una società produttrice di apparecchiature elettroniche ha contestato il pagamento della TARI, sostenendo di smaltire autonomamente i propri rifiuti e che il Comune non avesse attivato un servizio specifico. La Cassazione ha respinto il ricorso, affermando che in tema di tassazione rifiuti speciali, spetta all'azienda dimostrare il disservizio specifico nella propria area, e non al Comune provare l'attivazione del servizio in generale, una volta che questo è istituito. I magazzini sono considerati aree tassabili.
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Operazioni inesistenti: Cassazione e giudicato esterno
La Corte di Cassazione si pronuncia su un caso di operazioni inesistenti, accogliendo parzialmente il ricorso di un'impresa individuale. La Corte ha annullato l'accertamento fiscale per un'annualità specifica a causa di un giudicato esterno favorevole al contribuente formatosi successivamente. Tuttavia, ha confermato gli accertamenti per le altre annualità, ribadendo i principi sull'onere della prova a carico del contribuente e rigettando gli altri motivi di ricorso basati su presunzioni, vizi di motivazione e sentenze di assoluzione penale.
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Disoccupazione agricola: il calcolo si fa sul salario reale
Una lavoratrice agricola ha richiesto il ricalcolo della sua indennità di disoccupazione agricola basandosi sul vecchio criterio del 'salario medio convenzionale'. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che, a seguito della normativa introdotta nel 2006, l'unico parametro corretto per il calcolo è il 'salario contrattuale', ovvero la retribuzione effettivamente prevista dai contratti collettivi.
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Eccezione di usucapione: quando è ammissibile?
In una causa per la rivendicazione di una terrazza, la Corte di Cassazione chiarisce un importante principio processuale. L'eccezione di usucapione, sebbene introdotta formalmente in una fase avanzata del giudizio di primo grado, non può essere considerata inammissibile o tardiva se la difesa si è già basata sulla rivendicazione della proprietà. Poiché la proprietà è un 'diritto autodeterminato', l'indicazione di un diverso titolo di acquisto (come l'usucapione) costituisce una mera specificazione della difesa e non una domanda nuova, ammissibile anche in appello. La Corte ha quindi annullato la decisione di merito, rinviando il caso per una nuova valutazione.
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Assegno di mantenimento: redditi di entrambi i genitori
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 4145/2023, ha stabilito che per determinare l'assegno di mantenimento per un figlio, il giudice deve effettuare una valutazione comparativa dei redditi e dei patrimoni di entrambi i genitori. Non è sufficiente considerare solo la situazione economica del genitore obbligato al versamento. La Corte ha accolto il ricorso di un padre, annullando la decisione della Corte d'Appello che aveva omesso di indagare sulle risorse economiche della madre, violando così il principio di proporzionalità.
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Remunerazione specializzazione medica: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 4050/2023, ha negato il diritto alla remunerazione per la specializzazione medica a dottori i cui corsi non erano esplicitamente elencati nelle direttive europee di riferimento. La Corte ha stabilito che l'inclusione del corso in tali elenchi, o la sua concreta equipollenza, rappresenta un 'fatto costitutivo' del diritto. Questo significa che spetta al medico che agisce in giudizio l'onere di allegare e provare tale circostanza sin dal primo grado. Inoltre, l'equipollenza non può essere desunta da decreti nazionali validi solo per altri fini, come i concorsi pubblici, ma deve essere accertata nel merito dal giudice.
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Interessi transazioni commerciali sanità: la Cassazione
Una società di factoring ha agito contro un'Azienda Sanitaria per il pagamento di prestazioni mediche. La Corte di Cassazione ha stabilito un principio chiave: i rapporti contrattuali tra cliniche private accreditate e il Servizio Sanitario Nazionale rientrano nelle transazioni commerciali. Di conseguenza, in caso di ritardato pagamento, l'ente pubblico è tenuto a corrispondere gli specifici interessi transazioni commerciali previsti dal D.Lgs. 231/2002, a differenza di quanto accade per i crediti dei farmacisti. La Corte ha cassato la sentenza d'appello che aveva escluso tale applicabilità, rinviando la causa per una nuova decisione.
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Compensazione giudiziale: limiti con clausola arbitrale
Una società appaltatrice si opponeva a un decreto ingiuntivo eccependo un controcredito derivante da un distinto contratto di subappalto, che però conteneva una clausola compromissoria per arbitrato. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che non è possibile operare una compensazione giudiziale quando l'accertamento del controcredito è devoluto alla competenza esclusiva di un altro organo giudicante, come un collegio arbitrale. La sentenza chiarisce inoltre quando una richiesta di CTU può essere considerata meramente esplorativa e quindi rigettata.
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Mancato superamento prova: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una docente licenziata per mancato superamento del periodo di prova. La Corte ha stabilito che un mero errore terminologico nell'atto di recesso e la sua comunicazione via email semplice non sono sufficienti a invalidare il licenziamento. Inoltre, ha ribadito che l'onere di provare una finalità discriminatoria grava interamente sul lavoratore, anche in assenza di poteri istruttori attivati d'ufficio dal giudice.
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Prova testimoniale contraddittoria: la decisione del giudice
Un lavoratore chiede il risarcimento per una presunta diffamazione subita in una riunione sindacale. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, conferma il rigetto della domanda perché la prova testimoniale, basata su dichiarazioni contrastanti e non univoche tra i vari testimoni, non è stata ritenuta sufficiente a dimostrare l'effettivo accadimento del fatto illecito.
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Tassazione previdenza integrativa: la Cassazione decide
Un ex dirigente di una grande società energetica ha richiesto un rimborso fiscale su una somma ricevuta dalla capitalizzazione di una pensione integrativa. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che la tassazione della previdenza integrativa a un'aliquota agevolata è applicabile solo alla quota di prestazione che rappresenta un 'rendimento netto' derivante da investimenti reali sul mercato. Il contribuente non è riuscito a fornire la prova necessaria, confermando l'applicazione di un'aliquota più elevata sull'intera somma.
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