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Art. 1147 Codice Civile — Anno 2025

Altri anni per Art. 1147 Codice Civile

Buona fede acquisto azioni: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione interviene su un complesso caso di privatizzazione societaria. La sentenza analizza i requisiti per l'acquisto di azioni da un non proprietario, focalizzandosi sul concetto di buona fede. Viene chiarito che la controllata di una società non può invocare la buona fede se era a conoscenza dei vizi del contratto originario. Tuttavia, per un successivo acquirente, la mera notizia di un contenzioso pendente non basta a escludere la buona fede. Infine, la Corte stabilisce che i dividendi non sono frutti civili e la loro restituzione segue regole specifiche.
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Domanda trasversale: le Sezioni Unite decideranno
La Corte di Cassazione ha rimesso alle Sezioni Unite la risoluzione di un contrasto giurisprudenziale sulla domanda trasversale, ovvero la domanda proposta da un convenuto contro un altro. Il caso nasce da una richiesta di risarcimento per occupazione illegittima di un immobile. I convenuti acquirenti avevano proposto domanda di manleva contro la convenuta venditrice senza chiedere il differimento dell'udienza, domanda poi dichiarata inammissibile in appello. Data la divergenza di opinioni nella giurisprudenza di legittimità sulla necessità di tale adempimento, la Terza Sezione ha ritenuto opportuno un intervento nomofilattico per garantire certezza del diritto.
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Sequestro preventivo terzo: quando la buona fede non basta
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di una società terza acquirente di beni sottoposti a sequestro preventivo. Il caso riguarda macchinari distratti da una società fallita tramite una vendita fittizia. La Corte sottolinea che, in ambito penale, la buona fede del terzo è esclusa anche in caso di colposa inosservanza delle regole di cautela. I legami di parentela tra gli amministratori e le modalità sospette della transazione sono stati decisivi per negare la buona fede e confermare il sequestro preventivo terzo.
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Azione revocatoria fallimentare: la prova della scientia
La Corte di Cassazione ha confermato la revoca di una vendita immobiliare stipulata poco prima del fallimento della società costruttrice. L'ordinanza si concentra sulla prova della consapevolezza (scientia decoctionis) degli acquirenti dello stato di insolvenza del venditore. La Corte ha stabilito che tale consapevolezza può essere desunta da una serie di indizi gravi, precisi e concordanti, come il notevole ritardo nella stipula del rogito, il coinvolgimento di legali e le proteste collettive di altri promissari acquirenti. La decisione chiarisce che l'azione revocatoria fallimentare è esperibile anche in presenza di un mutuo fondiario e comporta per l'acquirente l'obbligo di restituire l'immobile e i frutti civili maturati dalla data della domanda giudiziale.
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Nullità vendita bene culturale: la Cassazione decide
Un privato acquista un dipinto di valore storico-artistico, la cui proprietà originaria era di un ente ecclesiastico. La Corte di Cassazione interviene sulla vicenda, stabilendo che la vendita di un bene culturale appartenente a un ente ecclesiastico, se priva della necessaria autorizzazione ministeriale, è affetta da nullità assoluta. Di conseguenza, tutti i successivi passaggi di proprietà sono invalidi e non è possibile invocare l'acquisto per usucapione, poiché non si è mai costituito un possesso legittimo. La proprietà del bene, pertanto, rimane in capo all'ente ecclesiastico.
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Ricorso inammissibile: la buona fede salva l’ipoteca
La Cassazione dichiara un ricorso inammissibile contro la decisione di un Tribunale che aveva protetto l'ipoteca di una banca. Nonostante una vendita immobiliare fosse stata dichiarata simulata, la creditrice opponente non ha provato la mala fede della banca, il cui diritto, sorto prima della trascrizione della domanda di simulazione, resta valido grazie alla presunzione di buona fede.
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Rimborso spese legali: quando è dovuto? Analisi Cass.
Una cittadina, dopo aver versato una cospicua somma a un istituto di credito nell'ambito di una procedura esecutiva immobiliare, si vedeva costretta a richiedere la restituzione della cifra a seguito della decadenza dall'aggiudicazione. La Corte d'Appello negava il rimborso delle spese legali sostenute per ottenere tale restituzione. La Corte di Cassazione, con una recente ordinanza, ha ribaltato questa decisione, stabilendo che le spese sostenute per ottenere un provvedimento di condanna alla restituzione costituiscono un danno emergente e devono essere rimborsate, chiarendo un importante principio sul rimborso spese legali.
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Ripetizione d’indebito: Ente pubblico e diritto societario
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un istituto di credito privato alla restituzione di ingenti utili percepiti da un ente creditizio pubblico. La controversia sulla ripetizione d'indebito nasce dall'annullamento retroattivo di uno statuto che aveva illegittimamente favorito la banca privata. La Corte ha stabilito la prevalenza del diritto pubblico su quello societario, qualificando i pagamenti come indebiti fin dall'origine e respingendo le difese della banca basate sulla buona fede e sulla prescrizione societaria.
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Restituzione indebito oggettivo: la Cassazione decide
Una banca è stata condannata a restituire gli utili ricevuti da un ente pubblico, poiché lo statuto che li autorizzava è stato annullato retroattivamente. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, dichiarando inammissibile il ricorso della banca. Il principio chiave è che l'obbligo di restituzione indebito oggettivo sorge direttamente dall'annullamento dell'atto amministrativo che costituiva la base giuridica del pagamento, rendendolo privo di causa sin dall'origine.
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Opponibilità simulazione: Cassazione sul subacquirente
Un immobile viene venduto con un contratto simulato per sottrarlo ai creditori. L'acquirente fittizio lo rivende a un terzo. La Cassazione conferma l'opponibilità della simulazione, ritenendo il subacquirente in malafede sulla base di prove presuntive. La Corte chiarisce che la semplice conoscenza della simulazione è sufficiente a integrare la malafede. Tuttavia, stabilisce che il debito risarcitorio che ne deriva si divide tra gli eredi del subacquirente 'pro quota' e non in via solidale.
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Migliorie su immobile altrui: spetta l’indennità?
Un uomo apporta migliorie sull'immobile di proprietà della compagna. La Cassazione nega l'indennità, chiarendo che il convivente non è possessore ma detentore qualificato e non ha quindi diritto al rimborso previsto dall'art. 1150 c.c. per le migliorie su immobile altrui. La sua posizione deriva da un rapporto di natura familiare e non da un potere di fatto sul bene assimilabile alla proprietà.
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Detenzione e usucapione: la Cassazione chiarisce
Un soggetto che aveva utilizzato un immobile per oltre vent'anni ha visto respinta la sua domanda di usucapione. La Corte di Cassazione ha confermato che il rapporto era iniziato come mera detenzione, avendo ricevuto il bene con il consenso dei proprietari. Poiché non è stata provata la successiva trasformazione in possesso (interversione), la corte ha escluso il diritto all'usucapione, sottolineando la differenza fondamentale tra detenzione e usucapione.
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Acquisto da erede apparente: come tutelarsi
Una figlia, riconosciuta post-mortem, agisce per la sua quota di eredità, inclusa una partecipazione societaria venduta dai fratelli a terzi. Le corti inferiori proteggono l'acquisto da erede apparente dei terzi acquirenti, ritenendoli in buona fede. In Cassazione, la ricorrente rinuncia al ricorso e il giudizio viene dichiarato estinto, chiudendo la vicenda senza una decisione nel merito.
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Usucapione suolo pubblico: no a diritto di superficie
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 13129/2025, ha stabilito che non è possibile acquisire per usucapione il diritto di superficie su un suolo pubblico. Nel caso esaminato, una società aveva costruito su un terreno acquistato nel 1984, il cui atto di vendita era stato poi dichiarato inefficace. La Corte ha rigettato la richiesta della società, negando sia l'usucapione abbreviata, data la natura demaniale del bene, sia il diritto all'indennizzo per le opere realizzate, poiché la società non poteva essere considerata in buona fede, essendo a conoscenza della natura pubblica del terreno indicata nell'atto di acquisto.
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Notifica irreperibilità assoluta: doveri del messo
La Corte di Cassazione ha stabilito che la notifica di un atto fiscale a un contribuente trasferito è nulla se il messo notificatore non compie adeguate ricerche, in primis anagrafiche, per accertare la nuova residenza. La mera annotazione "trasferito" non è sufficiente per attivare la procedura di notifica per irreperibilità assoluta, rendendo illegittima la conseguente cartella di pagamento.
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Azione revocatoria: la prova della consapevolezza
Una società immobiliare ha impugnato in Cassazione la decisione che rendeva inefficace l'acquisto di un immobile, tramite azione revocatoria promossa da una creditrice del venditore. La Corte ha confermato la decisione dei giudici di merito, ribadendo che la consapevolezza del terzo acquirente del pregiudizio arrecato ai creditori può essere provata anche tramite presunzioni, come un prezzo di vendita irrisorio e la mancanza di prova del pagamento. L'azione revocatoria è stata quindi confermata.
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Notifica all’estero: quando il processo non si estingue
La Corte di Cassazione ha annullato una decisione che dichiarava estinto un processo d'appello per mancata tempestiva riassunzione. Il caso riguardava la difficoltà di effettuare una notifica all'estero a un erede di una delle parti, trasferitosi in Francia. La Corte ha stabilito che, se la parte notificante dimostra diligenza nei tentativi di notifica, anche se infruttuosi, il processo non può essere dichiarato estinto. Un errore nell'indirizzo del destinatario rende la notifica nulla ma sanabile, non inesistente, e il giudice avrebbe dovuto disporne il rinnovo anziché sanzionare la parte con l'estinzione.
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Cartella di pagamento non notificata: quando si può fare ricorso?
Un contribuente ha impugnato una cartella di pagamento non notificata, di cui era venuto a conoscenza tramite un estratto di ruolo. La Corte di Cassazione, applicando una nuova legge in modo retroattivo, ha dichiarato il ricorso inammissibile. La Corte ha stabilito che l'impugnazione è possibile solo se il contribuente dimostra di subire un pregiudizio concreto e attuale dalla mancata notifica, come l'impossibilità di partecipare a gare d'appalto. In assenza di tale prova, l'interesse ad agire non sussiste.
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Legittimo affidamento: no tutela se l’atto è instabile
Un imprenditore agricolo ha citato in giudizio un ente pubblico per danni, lamentando la lesione del suo legittimo affidamento. Aveva fatto base su una circolare temporanea, emessa a seguito di un provvedimento cautelare del giudice, che è stata in seguito superata. La Corte di Cassazione ha respinto la sua richiesta, stabilendo che non può sorgere un legittimo affidamento tutelabile da un atto amministrativo di cui si conosce la natura provvisoria e la sottoposizione a un giudizio pendente. L'affidamento, in questo caso, non era incolpevole.
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Notifica irreperibilità assoluta: limiti del notificatore
Un contribuente ha impugnato un'intimazione di pagamento sostenendo la nullità della notifica della cartella esattoriale presupposta. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, chiarendo che in caso di notifica per irreperibilità assoluta, il messo notificatore non è tenuto a compiere ricerche complesse, come la consultazione di albi professionali, per individuare un eventuale domicilio alternativo del destinatario. La diligenza richiesta si limita alle verifiche ordinarie presso l'ultimo indirizzo conosciuto e l'anagrafe comunale.
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