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Art. 1146 Codice Civile — Anno 2025

Altri anni per Art. 1146 Codice Civile

Buona fede acquisto azioni: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione interviene su un complesso caso di privatizzazione societaria. La sentenza analizza i requisiti per l'acquisto di azioni da un non proprietario, focalizzandosi sul concetto di buona fede. Viene chiarito che la controllata di una società non può invocare la buona fede se era a conoscenza dei vizi del contratto originario. Tuttavia, per un successivo acquirente, la mera notizia di un contenzioso pendente non basta a escludere la buona fede. Infine, la Corte stabilisce che i dividendi non sono frutti civili e la loro restituzione segue regole specifiche.
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Accessione del possesso: prova del titolo necessaria
Una società immobiliare ha perso una causa per usucapione di un terreno, rivendicato come pertinenza di un albergo. La Corte di Cassazione ha confermato che per unire il proprio possesso a quello del precedente proprietario (accessione del possesso), è indispensabile produrre in giudizio il titolo di acquisto, prova che la società non ha fornito.
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Litisconsorzio necessario: escluso in rivendica?
La Corte di Cassazione ha esaminato un caso di rivendica di terreni con domanda riconvenzionale di usucapione. Gli eredi di due occupanti illegittimi hanno impugnato la sentenza d'appello, sostenendo la nullità del processo per mancata integrazione del contraddittorio nei confronti degli eredi di un terzo occupante, deceduto prima dell'inizio della causa. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, chiarendo che nell'azione di rivendica non sussiste un'ipotesi di litisconsorzio necessario tra i vari occupanti senza titolo. La sentenza emessa è valida ed efficace nei confronti delle parti in causa, pur non essendo opponibile ai soggetti rimasti estranei al giudizio.
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Usucapione immobile: la Cassazione chiarisce i limiti
La Corte di Cassazione rigetta il ricorso degli eredi che rivendicavano la proprietà di un terreno, confermando la sentenza di merito che aveva riconosciuto l'usucapione immobile in favore di una società. La Suprema Corte ha ribadito che la valutazione delle prove, che dimostravano un possesso ultraventennale, pacifico e ininterrotto da parte della società e dei suoi danti causa, è di competenza esclusiva dei giudici di merito e non può essere oggetto di un nuovo esame in sede di legittimità.
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Locazione e dissenso del comproprietario: la Cassazione
In una controversia tra fratelli coeredi, la Corte di Cassazione ha confermato che un contratto di locazione stipulato da un solo comproprietario è inopponibile agli altri se questi hanno manifestato un chiaro dissenso. La Corte ha stabilito che la proprietà del bene era stata acquisita da tutti i fratelli per usucapione e che, di conseguenza, la locazione con dissenso del comproprietario, sebbene non nulla, non produce effetti nei confronti della comunione, legittimando la richiesta di rilascio dell'immobile.
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Rivendicazione: la prova diabolica della proprietà
In una causa di vicinato per l'occupazione di un terreno, la Corte di Cassazione cassa la decisione di merito. Si riafferma il principio della "probatio diabolica": chi agisce in azione di rivendicazione deve fornire la prova rigorosa della proprietà, risalendo a un acquisto a titolo originario, non essendo sufficiente il solo atto di compravendita se il titolo è contestato. La Corte sottolinea anche la necessità di valutare l'accessione del possesso ai fini dell'usucapione e di pronunciarsi su tutte le eccezioni procedurali sollevate.
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Usucapione e preliminare: quando non basta la consegna
Un soggetto ha cercato di ottenere la proprietà di un immobile per usucapione, sommando al proprio periodo di possesso quello del suo predecessore. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che un contratto preliminare di vendita, anche con consegna anticipata del bene, conferisce solo la detenzione e non il possesso. Per l'usucapione è necessario un atto specifico che trasformi la detenzione in possesso (interversio possessionis), che nel caso di specie non è stato provato.
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Usucapione suolo pubblico: no a diritto di superficie
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 13129/2025, ha stabilito che non è possibile acquisire per usucapione il diritto di superficie su un suolo pubblico. Nel caso esaminato, una società aveva costruito su un terreno acquistato nel 1984, il cui atto di vendita era stato poi dichiarato inefficace. La Corte ha rigettato la richiesta della società, negando sia l'usucapione abbreviata, data la natura demaniale del bene, sia il diritto all'indennizzo per le opere realizzate, poiché la società non poteva essere considerata in buona fede, essendo a conoscenza della natura pubblica del terreno indicata nell'atto di acquisto.
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Interversione del possesso: la prova per l’usucapione
Un soggetto ha richiesto l'usucapione di un immobile occupato per oltre vent'anni grazie alla tolleranza della madre. La sua domanda è stata respinta in tutti i gradi di giudizio. La Corte di Cassazione ha confermato che, quando la relazione con un bene inizia come mera detenzione, è necessario un atto di 'interversione del possesso' – un'azione inequivocabile contro il proprietario – per iniziare a possedere utilmente ai fini dell'usucapione. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile perché mirava a una nuova valutazione dei fatti, non consentita in sede di legittimità.
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Usucapione e accessione: si può cambiare in corso?
La Corte di Cassazione ha stabilito che modificare la domanda di usucapione in corso di causa per includere il possesso del genitore defunto (accessione) non costituisce una domanda nuova. L'ordinanza chiarisce anche che un'offerta di acquisto, fatta dopo la maturazione dei termini, non interrompe l'usucapione già perfezionata, potendo essere vista come un tentativo di regolarizzare la situazione.
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Azione di rivendicazione: la prova diabolica
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di alcuni privati in un'azione di rivendicazione contro un centro sociale e un Comune. La decisione si fonda sulla mancata fornitura della rigorosa prova di proprietà (probatio diabolica) e sull'effetto preclusivo di un precedente giudicato tra le stesse parti, che aveva già negato il diritto dei ricorrenti per carenza di prova.
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Azione di rivendicazione: la Cassazione chiarisce
Una proprietaria agisce in giudizio contro una società per la restituzione di un immobile occupato senza titolo. I giudici di merito qualificano la domanda come azione di restituzione. La società ricorre in Cassazione, sostenendo che si tratti di un'azione di rivendicazione, già respinta in un precedente giudizio. La Suprema Corte accoglie il ricorso, affermando che la domanda basata sul diritto di proprietà è un'azione di rivendicazione e che il precedente giudicato, che aveva respinto tale domanda, è vincolante. La sentenza viene cassata con rinvio.
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Comodato e usucapione: il giudicato lo esclude
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto che rivendicava l'usucapione di un terreno. La Corte ha stabilito che l'esistenza di un precedente giudicato, che aveva accertato un rapporto di comodato tra le parti, esclude la configurabilità di un possesso utile all'usucapione, qualificando la relazione con il bene come mera detenzione. Viene così confermata la decisione che obbliga alla restituzione del fondo al legittimo proprietario.
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Successione del possesso: l’erede non è sempre reo
Il caso tratta una disputa ereditaria in cui alcuni coeredi chiedevano un risarcimento per l'occupazione abusiva di un immobile. La Corte di Cassazione, analizzando la regola della successione del possesso, ha stabilito che la continuazione del possesso in capo all'erede non comporta una sua automatica responsabilità per l'illecito commesso dal defunto. È necessario dimostrare che l'erede abbia personalmente proseguito nell'occupazione illegittima. La Corte ha inoltre affrontato temi procedurali, ribadendo l'inammissibilità di nuovi documenti in appello se non sussistono le condizioni previste dalla legge.
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Consegna immobile: obbligo del venditore e recesso
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 255/2025, chiarisce un punto fondamentale nelle compravendite immobiliari. Il caso riguarda un acquirente che ha rifiutato di pagare il saldo del prezzo perché il venditore non ha consegnato le chiavi dell'immobile, come pattuito. La Corte ha stabilito che la consegna immobile (possesso materiale) è un'obbligazione principale del venditore. Se il contratto prevede la consegna contestuale al pagamento, la sua mancanza è un inadempimento che giustifica il rifiuto dell'acquirente di saldare il prezzo, rendendo illegittimo il recesso del venditore e la ritenzione della caparra.
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Diritto di sopraelevazione: quando si trasferisce?
La Corte di Cassazione chiarisce che il diritto di sopraelevazione, se riservato dal venditore originario, non si trasferisce automaticamente all'acquirente di un piano dell'edificio. Per il trasferimento è necessaria un'esplicita menzione nell'atto di vendita. La Corte ha inoltre respinto le domande di usucapione in quanto proposte contro soggetti non titolari del diritto, ribadendo principi fondamentali in materia di proprietà immobiliare e procedura civile.
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Servitù di veduta: il muro divisorio non la crea
La Corte di Cassazione, con un'ordinanza interlocutoria, affronta un caso di servitù di veduta derivante da una sopraelevazione su un muro divisorio. La Corte, prima di decidere nel merito, ha ritenuto necessario acquisire la consulenza tecnica d'ufficio per verificare le caratteristiche fattuali dell'opera, in particolare l'altezza e la sicurezza del parapetto, elementi cruciali per stabilire se si possa esercitare un affaccio comodo e sicuro sul fondo vicino. La questione centrale ruota attorno al principio, già affermato dalla stessa Corte, secondo cui un muro divisorio, per sua natura, non può costituire una servitù di veduta a causa della reciproca possibilità di affaccio.
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Accessione del possesso: quando è esclusa? Il caso
Una società cercava di ottenere la proprietà di alcuni terreni per usucapione, invocando l'accessione del possesso del suo dante causa. La Corte di Cassazione ha respinto la richiesta perché i terreni non erano menzionati nell'atto di conferimento societario. La loro natura di pertinenza non era oggettiva ma legata all'uso specifico del precedente possessore, mancando quindi un titolo idoneo a trasferire il possesso, requisito fondamentale per l'accessione del possesso.
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Conflitto di interessi: Cassazione e ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di due eredi contro l'annullamento di un contratto di locazione. Il contratto era stato stipulato dal rappresentante di una società con il proprio padre, configurando un palese conflitto di interessi. La Corte ha ritenuto i motivi di ricorso proceduralmente viziati, confermando la decisione dei giudici di merito che avevano annullato l'atto e ordinato il rilascio dell'immobile.
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Distanze tra costruzioni: la Cassazione fa chiarezza
La Corte di Cassazione ha stabilito che, in una causa per violazione delle distanze tra costruzioni, il giudice deve applicare d'ufficio tutte le normative pertinenti, inclusi i regolamenti locali e il D.M. 1444/1968, senza che la parte debba formulare domande distinte. La nozione di 'costruzione' del Codice Civile, che include i balconi non meramente ornamentali, prevale su eventuali definizioni più restrittive dei regolamenti comunali. Il caso riguardava dei balconi costruiti a distanza irregolare.
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