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Art. 1127 Codice Civile — Anno 2026

Altri anni per Art. 1127 Codice Civile

Sopraelevazione in condominio: senza prova sismica va demolita
Il proprietario dell'ultimo piano di un edificio ha ampliato la propria mansarda edificate nuove strutture sul lastrico solare. Il vicino del piano sottostante ha chiesto la demolizione dell'opera per pericoli alla stabilità dell'immobile e per violazione delle norme antisismiche. La Corte di Cassazione ha confermato l'ordine di demolizione. La Corte ha chiarito che ogni intervento che aumenta volumi e superfici occupando la colonna d'aria sovrastante il fabbricato rientra nella nozione di sopraelevazione in condominio. Se l'opera non rispetta la normativa sismica e chi costruisce non fornisce la prova preventiva della sicurezza della struttura sottostante e dell'ampliamento, la costruzione è illegittima. In assenza di adeguate garanzie sismiche, il diritto di sopraelevare non sorge e il proprietario deve demolire integralmente l'opera abusiva.
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Indennità di sopraelevazione: paga anche chi esclude il suolo
Una società venditrice ha ceduto a una società acquirente i sottotetti di un edificio, successivamente trasformati in appartamenti. La venditrice ha richiesto il pagamento della indennità di sopraelevazione ai sensi dell'articolo 1127 del codice civile. La società acquirente si è opposta, sostenendo che il contratto escludeva la comproprietà delle parti comuni e nulla prevedeva sul compenso. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'acquirente, stabilendo che l'indennità di sopraelevazione è dovuta per il solo fatto della nuova costruzione. La Corte ha chiarito che le clausole contrattuali che escludono la comproprietà di beni condominiali essenziali, come il suolo, sono nulle. Di conseguenza, l'acquirente deve pagare l'indennizzo e le spese processuali.
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Usucapione del sottotetto: no al rifiuto dei testimoni
Una società costruttrice ha rivendicato la proprietà esclusiva del sottotetto di un edificio condominiale, basandosi sul diritto di sopraelevazione riservato nei contratti di vendita e, in subordine, chiedendo l'accertamento dell'avvenuta usucapione del sottotetto per possesso esclusivo dal 1977. I giudici di merito hanno respinto le domande, ritenendo il bene condominiale e rifiutando le prove testimoniali sull'usucapione perché ritenute inverosimili. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso limitatamente alla mancata ammissione delle prove testimoniali. La Suprema Corte ha stabilito che il giudice non può rifiutare i testimoni basandosi solo sulla presunta inverosimiglianza dei fatti dedotti. La sentenza è stata cassata con rinvio alla Corte d'Appello per un nuovo esame delle prove sul possesso.
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Sopraelevazione sul lastrico solare: quando il tetto non è privato
In una villetta bifamiliare, i proprietari dell'ultimo piano hanno realizzato un appartamento e una terrazza a uso esclusivo sul lastrico solare comune, impedendo l'accesso ai proprietari del piano terra. Questi ultimi hanno avviato una causa per accertare la comproprietà del tetto e chiedere la demolizione delle opere abusive. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso dei proprietari dell'ultimo piano, confermando che l'intervento non rientra nel legittimo diritto di sopraelevazione sul lastrico solare. Infatti, l'opera ha sottratto definitivamente il bene comune all'uso degli altri condomini, alterando la sua funzione di copertura. I proprietari dell'ultimo piano sono stati condannati a demolire la costruzione e a risarcire le spese legali.
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Sopraelevazione in condominio: vietata se manca la stabilità
Alcuni condomini hanno contestato la sopraelevazione in condominio avviata dai proprietari dell'ultimo piano sul lastrico solare comune. La Corte d'Appello ha ordinato la demolizione delle opere a causa del grave deficit statico dell'edificio, accertato tramite perizia tecnica. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, rigettando il ricorso dei costruttori. I giudici hanno chiarito che la sicurezza statica dell'edificio rappresenta un limite assoluto e inderogabile al diritto di sopraelevazione. Questo limite non può essere superato da accordi contrattuali originari o concessioni edilizie, né il giudice può imporre ai condomini di acconsentire a lavori di consolidamento strutturale. Di conseguenza, i costruttori abusivi perdono la causa e devono demolire interamente le opere realizzate a proprie spese, oltre a pagare le spese legali.
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Decoro architettonico: lavori leciti in edificio già alterato
La Cassazione ha esaminato il caso di un condomino che aveva ristrutturato il suo appartamento all'ultimo piano, realizzando una sopraelevazione. Altri condomini lo avevano citato in giudizio, sostenendo che l'intervento avesse leso il decoro architettonico condominiale. La Corte Suprema ha dato ragione al proprietario dell'ultimo piano. I giudici hanno stabilito che non c'è violazione del decoro architettonico condominiale se l'edificio presenta già numerose e significative alterazioni estetiche pregresse (come tende, condizionatori, tubature esterne). In un contesto già 'degradato', la nuova modifica non peggiora in modo rilevante l'aspetto complessivo del fabbricato.
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Tetto comune a terrazzo privato: è spoglio del bene condominiale
La Corte di Cassazione affronta un caso di trasformazione di una parte del tetto comune in terrazza a uso esclusivo da parte della proprietaria dell'attico. Un'altra condomina ha agito in giudizio lamentando uno spoglio del bene condominiale. La Corte ha confermato che tale modifica è illegittima. L'appropriazione di una parte comune per servire un'unica proprietà, senza il consenso degli altri, costituisce uno spoglio perché sottrae agli altri condomini la possibilità di utilizzare quel bene. Di conseguenza, la Corte ha rigettato il ricorso della proprietaria dell'attico, confermando l'ordine di ripristinare lo stato originario del tetto.
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Indennità di sopraelevazione: negata se compri casa dopo i lavori
Una proprietaria di un appartamento all'ultimo piano chiedeva il pagamento dell'indennità di sopraelevazione al vicino del piano superiore, sorto sulla precedente terrazza. La Corte di Cassazione ha respinto la sua richiesta. Il principio chiave stabilito è che il diritto a ricevere l'indennità di sopraelevazione spetta solo a chi è proprietario nel momento in cui la nuova struttura viene materialmente costruita (muri esterni e copertura). La donna aveva acquistato il suo appartamento dopo la realizzazione della costruzione. Pertanto, non essendo condomina all'epoca dei fatti, non aveva diritto ad alcun indennizzo. Vince la causa il proprietario del nuovo appartamento.
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Divieto di Sopraelevazione: Terrazzo Abusivo, Demolizione Certa
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna alla demolizione di un manufatto costruito sul terrazzo di un'unità immobiliare. La costruzione violava il divieto di sopraelevazione previsto dal regolamento di condominio contrattuale. I proprietari del terrazzo sostenevano di aver acquisito il diritto a mantenere l'opera per usucapione, cioè per il possesso protratto nel tempo. La Corte ha respinto questa tesi, chiarendo che la costruzione attuale, realizzata nel 2009 in muratura e legno, era un'opera nuova e diversa da una precedente struttura più leggera. Di conseguenza, il termine di venti anni necessario per l'usucapione non era trascorso. Vince quindi il condomino che ha chiesto la demolizione, poiché il divieto di sopraelevazione nel regolamento è pienamente valido.
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Calcolo errato indennità di sopraelevazione: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione interviene sul calcolo della indennità di sopraelevazione dovuta in un condominio. Alcuni proprietari avevano costruito due piani aggiuntivi e un altro condomino aveva chiesto il relativo indennizzo. La questione centrale era la data da cui far partire il calcolo di interessi e rivalutazione. La Corte ha stabilito un principio fondamentale: l'indennità di sopraelevazione è un 'debito di valore', non di valuta. Di conseguenza, il calcolo non deve partire dalla data della richiesta legale, ma dal giorno in cui i lavori di costruzione sono stati ultimati. Questa decisione favorisce il condomino danneggiato, garantendogli un risarcimento più completo per la perdita di valore della sua proprietà.
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Sicurezza statica edificio: la tutela è senza tempo
Un condomino ha citato in giudizio una società commerciale per aver eseguito modifiche strutturali a un locale al piano terra, lamentando rischi per la sicurezza statica edificio e violazioni del decoro architettonico. Mentre la Corte d'Appello aveva rigettato le richieste per mancanza di prova sulla data dei lavori, la Cassazione ha ribaltato la decisione. La Suprema Corte ha stabilito che la tutela della stabilità del fabbricato è un interesse primario e imprescrittibile: se un'opera compromette la sicurezza statica edificio, il diritto di chiederne la rimozione non scade mai, rendendo irrilevante l'epoca di realizzazione delle opere stesse.
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Sottotetto condominiale: proprietà e calpestìo
La Corte di Cassazione ha confermato la natura di sottotetto condominiale per un vano trasformato in terrazzo da alcuni condòmini dell'ultimo piano. La controversia nasce dall'interpretazione di un atto di divisione del 1899 che concedeva un mero diritto di calpestìo. I giudici hanno stabilito che tale diritto non conferisce una proprietà esclusiva, poiché il vano svolge una funzione di isolamento e protezione a beneficio dell'intero edificio. È stata inoltre rigettata la richiesta di usucapione, non essendo stato provato il possesso esclusivo per il periodo ventennale richiesto dalla legge.
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Improcedibilità ricorso Cassazione: termini e regole
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'improcedibilità ricorso Cassazione in una lite riguardante la sopraelevazione di un immobile. Il ricorrente ha omesso di depositare la relata di notifica della sentenza impugnata e ha presentato il ricorso oltre il termine breve di 60 giorni, violando gli obblighi procedurali previsti per la verifica della tempestività dell'impugnazione.
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Sopraelevazione in condominio e aspetto architettonico
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità di una sopraelevazione in condominio realizzata su un lastrico solare, rigettando la richiesta di demolizione. La decisione si basa sul fatto che l'opera, pur modificando lievemente la sagoma dell'edificio, non ne pregiudica l'aspetto architettonico complessivo essendo arretrata e cromaticeamente omogenea. Inoltre, la Corte ha dichiarato inammissibili le contestazioni sulla stabilità statica poiché non sollevate tempestivamente nei precedenti gradi di giudizio.
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Responsabilità banca promotore: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un istituto di credito, confermando la sua condanna al risarcimento di 100.000 euro in favore di una cliente truffata dal proprio promotore finanziario. La decisione ribadisce il principio della responsabilità della banca per i fatti illeciti del promotore quando sussiste un 'nesso di occasionalità necessaria', ovvero quando le mansioni affidategli hanno reso possibile o agevolato l'atto fraudolento. Il ricorso è stato respinto perché mirava a una nuova valutazione dei fatti, compito non spettante alla Suprema Corte.
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Mutatio libelli in appello: quando non sussiste
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 1104/2026, ha stabilito che non si verifica una 'mutatio libelli' inammissibile se in appello la parte si limita a precisare o qualificare diversamente la domanda già formulata in primo grado, senza alterarne gli elementi essenziali (petitum e causa petendi). Nel caso specifico, la richiesta di 'ripristino dello stato dei luoghi' è stata considerata una mera specificazione della precedente domanda di 'demolizione e sostituzione' di un tetto, annullando così la decisione della Corte d'Appello che aveva erroneamente dichiarato l'inammissibilità del gravame.
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Delibera condominiale: agenda e rinuncia garanzie
Una condomina ha impugnato una delibera condominiale per lavori straordinari sulla facciata, lamentando la genericità dell'ordine del giorno, la rinuncia alle garanzie dell'appaltatore e l'alterazione del decoro architettonico. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che per la validità della delibera condominiale è sufficiente che l'ordine del giorno indichi gli argomenti in termini essenziali. Inoltre, ha chiarito che la scelta di accettare un'offerta con rinuncia a determinate garanzie rientra nella discrezionalità dell'assemblea e che la modifica del decoro architettonico deve essere provata come una disarmonia rilevante e percettibile.
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