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Art. 112 Codice Penale — Sezione Seconda Civile

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Durata irragionevole processo: calcolo e limiti
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 16040/2024, ha chiarito i criteri per il calcolo della durata irragionevole processo ai fini dell'indennizzo ex legge Pinto. Sebbene il giudizio di merito e quello di ottemperanza vadano considerati come un 'unicum', dal computo totale vanno esclusi i tempi morti tra una fase e l'altra e il periodo per il passaggio in giudicato della sentenza. La Corte ha rigettato il ricorso di alcuni cittadini contro un Ministero, stabilendo che la durata complessiva del loro iter giudiziario non superava la soglia di ragionevolezza legale.
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Equa riparazione: chi paga per i ritardi del giudizio?
Una cittadina ha richiesto un'equa riparazione per l'eccessiva durata di un precedente procedimento, che includeva una fase esecutiva e un giudizio di ottemperanza. La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 1449/2024, ha stabilito due principi fondamentali: primo, la richiesta di indennizzo è tempestiva se presentata dopo la conclusione del giudizio di ottemperanza, anche se segue un'esecuzione forzata. Secondo, se il ritardo è attribuibile sia alla giurisdizione ordinaria che a quella amministrativa, la domanda di equa riparazione deve essere proposta nei confronti di entrambe le amministrazioni responsabili (Ministero della Giustizia e Ministero dell'Economia), che risponderanno ciascuna per la propria parte di ritardo. La sentenza impugnata è stata cassata con rinvio.
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Equa riparazione: quando scatta il termine?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 122/2024, chiarisce un punto cruciale sull'equa riparazione per irragionevole durata del processo. Se il creditore, dopo un'esecuzione forzata contro lo Stato, avvia anche un giudizio di ottemperanza per ottenere il pagamento, il termine per chiedere un nuovo indennizzo decorre dalla fine di quest'ultimo procedimento. La Corte considera l'intero percorso esecutivo come un unicum. Tuttavia, ha cassato la decisione precedente perché, in casi simili, devono essere citati in giudizio sia il Ministero della Giustizia sia quello dell'Economia, garantendo l'integrità del contraddittorio.
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