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Art. 112 Codice della Crisi d'Impresa — Anno 2026

Altri anni per Art. 112 Codice della Crisi d'Impresa

Concordato preventivo in continuità indiretta e vecchi affitti
Una società in liquidazione presentava domanda di concordato preventivo in continuità indiretta, fondando il piano su contratti di affitto d'azienda stipulati circa dieci anni prima del ricorso. L'Istituto Previdenziale e l'Agenzia delle Entrate contestavano l'omologazione, rilevando l'assenza di una reale continuità aziendale e il difetto di collegamento tra i vecchi affitti e la procedura di risanamento. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della società debitrice, confermando la revoca dell'omologa. I giudici hanno stabilito che il concordato preventivo in continuità indiretta richiede un nesso funzionale e temporale diretto tra l'affitto d'azienda e il piano di ristrutturazione. Un contratto di affitto stipulato molti anni prima non soddisfa i requisiti di legge.
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Cram down fiscale: no alla continuità prima della riforma
L'Azienda ha proposto un concordato preventivo in continuità aziendale indiretta. Non avendo ottenuto l'approvazione delle classi di creditori, ha chiesto l'omologazione forzata mediante Cram down fiscale. L'Ente Fiscale si è opposto, sostenendo che, secondo la normativa previgente alla riforma del 2024, il superamento del voto contrario del Fisco si applicava soltanto al concordato liquidatorio. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'Ente Fiscale, stabilendo che la disciplina del Cram down fiscale per il concordato in continuità non ha valore retroattivo e non può applicarsi alle procedure antecedenti alla modifica legislativa. Di conseguenza, la sentenza della Corte d'Appello è stata annullata con rinvio.
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Cram down fiscale: l’UE decide se un’azienda può salvarsi
Un'azienda in crisi propone un piano di concordato per continuare l'attività, ma le agenzie fiscali e previdenziali votano contro. I tribunali italiani negano l'approvazione forzosa, ritenendo non applicabile il cram down fiscale nel concordato in continuità secondo la vecchia normativa. La Corte di Cassazione, pur concordando su questo punto, solleva un dubbio di compatibilità con il diritto europeo. Non è chiaro se i creditori pagati integralmente ma con ritardo possano fornire il voto decisivo per forzare l'approvazione del piano sugli altri. Di conseguenza, sospende il giudizio e rimette la questione alla Corte di Giustizia dell'Unione Europea per un'interpretazione definitiva.
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Concordato: Osservazioni non bastano, reclamo inammissibile
La Corte di Cassazione ha stabilito un principio fondamentale sulla procedura di concordato preventivo, dichiarando l'inammissibilità del reclamo presentato da alcuni creditori. Questi ultimi, pur avendo inviato delle 'osservazioni' scritte contro la loro esclusione dal voto, non si erano costituiti formalmente come 'parti' nel giudizio di omologazione (approvazione) del piano. La sentenza chiarisce che per avere il diritto di impugnare la decisione finale del tribunale, non basta manifestare il proprio dissenso con comunicazioni informali. È necessario compiere l'atto formale di opposizione previsto dalla legge. In sua assenza, si perde il diritto di contestare successivamente il provvedimento, rendendo il reclamo inammissibile.
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Omologazione Concordato: Convenienza vince su Colpa dell’Azienda
La Corte di Cassazione ha confermato l'omologazione del concordato preventivo di una società, nonostante l'opposizione dell'Agenzia delle Entrate. L'Agenzia sosteneva che l'azienda non fosse 'meritevole' a causa di passate condotte illecite dell'amministratrice, come l'autoliquidazione di compensi ingenti e la sistematica evasione fiscale, che avevano causato la crisi. La Cassazione ha stabilito un principio fondamentale: nel caso di 'cram down fiscale', il giudice deve valutare unicamente la convenienza economica della proposta per i creditori rispetto all'alternativa della liquidazione giudiziale. La condotta passata dell'imprenditore, anche se illecita, non è più un criterio rilevante per decidere sull'omologazione del piano.
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Controllo del concordato: forma o sostanza? La Cassazione decide
Un'azienda in crisi propone un concordato preventivo, ma il Tribunale lo dichiara inammissibile per vizi di legalità sostanziale. La Corte d'Appello ribalta la decisione, sostenendo che la verifica iniziale debba essere solo formale. La Corte di Cassazione, pur dichiarando il ricorso inammissibile per ragioni procedurali, interviene per chiarire un punto fondamentale. Stabilisce che il controllo di legittimità del concordato, fin dalla fase iniziale, non può essere superficiale. Il giudice ha il dovere di esaminare il contenuto della proposta e dei documenti per verificarne la conformità alla legge, andando oltre la mera regolarità formale. Vince quindi il principio di un controllo giudiziale approfondito sin da subito.
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Concordato preventivo: chi può impugnare l’omologa?
La Corte di Cassazione ha stabilito un principio fondamentale in materia di concordato preventivo, chiarendo i limiti della legittimazione a proporre reclamo contro la sentenza di omologazione. Il caso riguardava un'Amministrazione Finanziaria che aveva impugnato l'omologa di un piano in continuità aziendale senza aver partecipato formalmente alla fase di opposizione davanti al Tribunale. La Suprema Corte ha confermato che, ai sensi dell'art. 51 del Codice della Crisi e dell'Insolvenza (CCII), il diritto di reclamo spetta esclusivamente alle parti che hanno assunto una veste formale nel giudizio di primo grado. L'unica eccezione riguarda l'ipotesi in cui il creditore lamenti un vizio procedurale che gli abbia impedito materialmente di partecipare. Poiché l'ente era stato regolarmente citato ma era rimasto inerte, il suo ricorso è stato dichiarato inammissibile.
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