LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Art. 111 Costituzione — Sezione Lavoro Civile

Pagina 22 di 40

Altri anni per Art. 111 Costituzione

Abuso contratti a termine: risarcimento docenti
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 10455/2024, ha stabilito un importante principio in materia di abuso contratti a termine nel settore scolastico. La Suprema Corte ha chiarito che la disciplina speciale per i docenti di religione impedisce l'applicazione delle sanatorie previste dalla legge sulla 'Buona Scuola' (L. 107/2015). Di conseguenza, la reiterazione illegittima di contratti a tempo determinato dà sempre diritto al risarcimento del danno, anche qualora il docente venga successivamente assunto a tempo indeterminato tramite concorso. La sentenza della Corte d'Appello, che aveva negato il risarcimento, è stata annullata con rinvio.
Continua »
Progressione professionale: diritto senza approvazione?
Una dipendente pubblica ha richiesto il riconoscimento di una progressione professionale basata su una procedura selettiva. L'ente datore di lavoro si opponeva, sostenendo che la mancata approvazione formale della graduatoria finale impedisse il sorgere del diritto. La Corte di Cassazione ha stabilito che il diritto alla progressione professionale sorge con il superamento della selezione e l'utile collocazione in graduatoria, a prescindere dalla successiva approvazione formale da parte dell'organo amministrativo. Di conseguenza, ha respinto sia il ricorso dell'ente che quello della lavoratrice, confermando la decisione della Corte d'Appello.
Continua »
Contratto a termine PA: no al blocco assunzioni
La Corte di Cassazione conferma la nullità di un contratto a termine stipulato da un Ente Locale per coprire un posto vacante a causa di un pensionamento, motivandolo con il blocco delle assunzioni. Secondo la Corte, il blocco normativo non trasforma un'esigenza di personale stabile e ordinaria in una 'temporanea ed eccezionale', requisito indispensabile per la legittimità del contratto a termine nel pubblico impiego. L'ente è stato condannato al risarcimento del danno.
Continua »
Compensazione spese legali: quando è legittima?
Un Comune ricorre in Cassazione dopo che la Corte d'Appello ha respinto il suo appello e quello di una ex Comandante di Polizia Municipale in una causa di demansionamento. La Cassazione rigetta il ricorso del Comune, confermando la legittimità della compensazione spese legali decisa dai giudici di merito per la complessità della vicenda, anche in caso di soccombenza della controparte.
Continua »
Motivazione per relationem: quando la sentenza è nulla
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza d'appello in un caso di presunto mobbing ai danni di un dirigente medico. La Corte ha ritenuto che la motivazione della sentenza fosse solo apparente, in quanto si limitava a richiamare la decisione di primo grado senza analizzare specificamente i motivi di gravame. Questo vizio, noto come motivazione per relationem acritica, rende la sentenza nulla per violazione del dovere di fornire un percorso logico-giuridico comprensibile.
Continua »
Criteri di scelta licenziamento: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 10177/2024, ha confermato l'annullamento di un licenziamento collettivo a causa dell'illegittimità dei criteri di scelta adottati dall'azienda. La Suprema Corte ha ribadito che i criteri di scelta licenziamento devono essere oggettivi, verificabili e trasparenti, non potendo basarsi su descrizioni generiche di competenze o valutazioni discrezionali. È stato sottolineato che la comparazione dei lavoratori deve avvenire su base ampia, considerando la fungibilità delle mansioni nell'intero complesso aziendale.
Continua »
Criteri di scelta licenziamento: la Cassazione decide
Un lavoratore, licenziato nell'ambito di una procedura collettiva, ha impugnato il provvedimento. La Corte d'Appello ha annullato il licenziamento, ritenendo i criteri di scelta licenziamento utilizzati dall'azienda generici e discrezionali. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha confermato la decisione, respingendo il ricorso dell'azienda e ribadendo il principio fondamentale secondo cui tali criteri devono essere sempre oggettivi, trasparenti e verificabili.
Continua »
Criteri licenziamento collettivo: Cassazione conferma
La Corte di Cassazione ha confermato l'annullamento di un licenziamento collettivo, giudicando illegittimi i criteri di scelta adottati da un'azienda perché generici e discrezionali. La sentenza sottolinea che i criteri di licenziamento collettivo devono essere oggettivi, trasparenti e verificabili, non potendo basarsi su vaghe descrizioni di competenze o macchinari, per garantire un controllo effettivo e tutelare i lavoratori. L'onere di dimostrare la corretta applicazione di tali criteri spetta interamente al datore di lavoro.
Continua »
Onere di contestazione: i limiti nel processo civile
Un ex dipendente, dopo aver perso in appello una causa per differenze retributive, si opponeva alla richiesta di restituzione delle somme ricevute in esecuzione della prima sentenza. Invece di negare di aver ricevuto il denaro, contestava solo l'idoneità dei documenti prodotti dall'azienda a provare il pagamento. La Corte di Cassazione ha stabilito che l'onere di contestazione riguarda i fatti principali (il pagamento) e non i fatti secondari (le prove documentali), dichiarando inammissibile il ricorso del lavoratore e confermando la sua condanna alla restituzione.
Continua »
Responsabilità del dirigente: il dovere di diligenza
La Corte di Cassazione conferma la condanna per risarcimento danni a carico di un ex manager per violazione del dovere di diligenza. Il caso riguarda l'acquisto di un immobile a un prezzo maggiorato a causa della mancata verifica, da parte del dirigente, della possibilità di trattare direttamente con il proprietario originario. La sentenza sottolinea l'elevato standard di cura richiesto a figure apicali, la cui responsabilità del dirigente non viene meno neanche con la successiva ratifica dell'operato da parte del consiglio di amministrazione.
Continua »
Motivazione apparente: sentenza annullata dalla Cassazione
La Cassazione ha annullato una sentenza della Corte d'Appello per motivazione apparente. La corte territoriale non aveva spiegato adeguatamente perché una pensione dovesse decorrere da una certa data, limitandosi a richiamare altri precedenti. La Suprema Corte ha ritenuto tale motivazione nulla, rinviando il caso per un nuovo esame.
Continua »
Indennità risarcitoria: la Cassazione fa chiarezza
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 10936/2024, ha confermato la condanna di un'azienda sanitaria al pagamento di un'indennità risarcitoria pari a 6 mensilità in favore di una lavoratrice per l'illegittimo utilizzo di contratti a termine. La Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'azienda, chiarendo importanti principi sulla decorrenza dei termini per l'impugnazione e sui criteri per la quantificazione del danno.
Continua »
Indennità risarcitoria: la Cassazione fa chiarezza
L'appello di un'azienda sanitaria contro una sentenza che le imponeva il pagamento di 6 mensilità come indennità risarcitoria a una lavoratrice per contratto a termine illegittimo è stato dichiarato inammissibile. La Corte di Cassazione ha ritenuto sufficiente la motivazione basata su dimensioni aziendali e durata del rapporto, ribadendo inoltre i rigorosi requisiti formali per l'impugnazione, come il principio di autosufficienza.
Continua »
Assunzione disabili: obblighi del datore di lavoro
La Corte di Cassazione ha confermato una sanzione a un'azienda per la mancata copertura della quota di riserva per l'assunzione disabili. Si è stabilito che l'obbligo è tassativo e che spetta al datore di lavoro dimostrare, con prova rigorosa, l'impossibilità assoluta di collocare il lavoratore in qualsiasi mansione aziendale, non essendo sufficiente offrire posizioni palesemente incompatibili. La Corte ha sottolineato la violazione dei principi di buona fede da parte dell'azienda, che non aveva nemmeno richiesto l'esonero parziale.
Continua »
Contratti a termine: quando sono legittimi nel P.A.?
La Corte di Cassazione ha esaminato un caso relativo a contratti a termine stipulati da un Comune per l'assunzione di istruttori di vigilanza. I lavoratori sostenevano che i contratti mascherassero esigenze ordinarie e permanenti. La Corte d'Appello aveva ritenuto i contratti legittimi, legandoli a progetti specifici per esigenze straordinarie. La Cassazione ha dichiarato il ricorso dei lavoratori inammissibile, specificando di non poter riesaminare nel merito la valutazione dei fatti compiuta dai giudici precedenti e confermando la decisione impugnata.
Continua »
Obbligo di repêchage: no a formazione per altre mansioni
Un lavoratore, licenziato per giustificato motivo oggettivo a seguito di una riorganizzazione aziendale, ha contestato la violazione dell'obbligo di repêchage, sostenendo che l'azienda avrebbe dovuto formarlo per ricollocarlo in mansioni diverse. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, specificando che l'obbligo di repêchage si limita alla verifica di posizioni lavorative già esistenti e fungibili con la professionalità del dipendente, senza imporre al datore di lavoro un dovere di riqualificazione professionale per ruoli totalmente differenti.
Continua »
Inquadramento superiore: serve prova delle mansioni
Un dipendente pubblico, ispettore fitosanitario, ha richiesto un inquadramento superiore e il relativo adeguamento retributivo. Sebbene i tribunali di merito gli avessero dato ragione, la Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione. La Suprema Corte ha chiarito che il solo possesso di una qualifica formale non è sufficiente per ottenere un inquadramento superiore. È indispensabile dimostrare concretamente che le mansioni svolte corrispondano effettivamente a quelle della categoria più elevata, un'analisi che la corte d'appello non aveva compiuto.
Continua »
Inquadramento PA: l’onere di impugnare il bando
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di alcuni dipendenti pubblici che chiedevano un inquadramento superiore. La decisione si fonda sulla mancata impugnazione del bando di concorso originario, considerato un atto vincolante. L'ordinanza sottolinea che, in presenza di una duplice 'ratio decidendi' nella sentenza d'appello, il ricorrente deve contestarle entrambe, pena l'inammissibilità del ricorso stesso.
Continua »
Bando di selezione: limiti all’impugnazione in Cassazione
Un dipendente ha contestato la graduatoria di un bando di selezione interno, sostenendo che un titolo di studio di una collega fosse stato sopravvalutato. I tribunali di merito gli hanno dato ragione. L'ente datore di lavoro ha fatto ricorso in Cassazione, focalizzandosi sull'interpretazione del bando di selezione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, poiché l'argomento specifico sull'interpretazione del bando non era stato sollevato nel precedente grado di appello e, inoltre, era stato formulato in modo proceduralmente scorretto.
Continua »
Interpretazione del giudicato: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 11555/2024, dichiara inammissibile il ricorso di un dirigente in pensione contro un istituto di credito. Il caso verteva sull'interpretazione del giudicato relativo a un assegno perequativo. La Corte ha stabilito che la critica all'interpretazione di una precedente sentenza da parte del giudice di merito non costituisce un vizio di motivazione censurabile in sede di legittimità, ma una richiesta di riesame del merito, inammissibile. La motivazione della corte d'appello, pur sintetica, è stata ritenuta sufficiente e non meramente apparente.
Continua »