L'Imputato, accusato di calunnia contro alcuni magistrati, ha richiesto la rimessione del processo da Roma a Perugia. Ha ipotizzato un'incompatibilità ambientale dovuta a un presunto accordo tra le Procure di Roma e Napoli e alla pendenza di numerose denunce contro i magistrati stessi. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile la richiesta. I giudici hanno chiarito che la rimessione del processo è una misura eccezionale. Essa richiede una grave situazione locale esterna al processo, capace di pregiudicare l'imparzialità dell'intero ufficio giudiziario, e non dei singoli magistrati. Per i singoli magistrati operano invece l'astensione o la ricusazione. Di conseguenza, l'Imputato ha perso il ricorso ed è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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