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Art. 11 Codice di Procedura Civile — Sezione Sezioni Unite Civile

Altri anni per Art. 11 Codice di Procedura Civile

Decadenza assegnazione alloggio ERP: decide il giudice ordinario
Un'assegnataria di edilizia residenziale pubblica perdeva il beneficio abitativo dopo i controlli dell'ente locale. Il Comune disponeva la decadenza assegnazione alloggio ERP perché la donna risultava proprietaria di un immobile, acquistato all'asta come prestanome per il figlio. La cittadina si opponeva davanti al tribunale civile rivendicando l'intestazione fittizia. Il tribunale declinava la giurisdizione in favore del giudice amministrativo, ma il TAR sollevava conflitto di giurisdizione. Le Sezioni Unite della Cassazione hanno chiarito il riparto di competenze. Conclusa la fase originaria di assegnazione, la posizione dell'inquilino costituisce un pieno diritto soggettivo. L'accertamento sul venir meno dei requisiti legali non comporta scelte discrezionali della pubblica amministrazione. La controversia appartiene quindi al giudice ordinario, dinanzi al quale il giudizio deve proseguire.
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Accordo di permuta ed esproprio: la giurisdizione
Una società immobiliare proprietaria di un immobile commerciale ha citato l'ente pubblico e la società concessionaria per i danni subiti e la violazione delle distanze legali. Le opere erano state avviate nell'ambito della realizzazione di una nuova stazione metropolitana, concordando la demolizione e il trasferimento su un'altra area tramite un impegno negoziale privato. Tuttavia, la successiva mancata formalizzazione del contratto e la decadenza della pubblica utilità hanno generato contestazioni sulle demolizioni parziali e sul mancato rispetto delle distanze. Il Tribunale ordinario e il Tribunale amministrativo hanno entrambi declinato la competenza. Le Sezioni Unite della Cassazione hanno risolto il conflitto sul tema di accordo di permuta ed esproprio: la vertenza spetta al giudice ordinario perché riguarda l'inadempimento di pattuizioni privatistiche e la tutela dei diritti soggettivi sui confini.
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Gestione autonoma servizio idrico: non basta l’intento
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso di un piccolo Comune che rivendicava il diritto alla gestione autonoma del servizio idrico. La Corte ha stabilito che, per beneficiare della deroga alla gestione unica, non è sufficiente dimostrare l'intenzione o l'avvio di procedure amministrative, ma è necessaria la prova di una gestione effettiva e concreta del servizio entro la data limite prevista dalla legge. Gli atti preparatori e le autorizzazioni ottenute non sono bastati a soddisfare tale requisito.
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