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Uso Personale Di Stupefacenti

Definizione

Detenzione di una quantità di droga destinata esclusivamente al proprio consumo. Non è un reato penale ma un illecito amministrativo, sanzionato ad esempio con la sospensione della patente.

Orientamento della Cassazione

Su LexCED 127 provvedimenti della Corte di cassazione su questo tema (2022–2026). Nel 96% dei casi il ricorso è stato dichiarato inammissibile.

Esito del ricorso

  • Accolto, anche in parte 2%
  • Rigettato 2%
  • Inammissibile 96%
  • Altro 1%

Provvedimenti per anno

2022 2023 2024 2025 2026

Sezioni

  • Penale Sez. 794%
  • Penale Sez. 44%
  • Penale Sez. 62%

Precedenti più richiamati

  • Cass. 7191/2018in 15 provvedimenti
  • Corte cost. 32/2014in 9 provvedimenti
  • Cass. 26738/2020in 3 provvedimenti
  • Cass. 44419/2008in 5 provvedimenti
  • Cass. 46610/2014in 5 provvedimenti

Dati LexCED, aggiornati ogni giorno. L'esito è letto dal dispositivo dei provvedimenti pubblicati; sono esclusi quelli senza dispositivo leggibile.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Uso personale di stupefacenti: rigettato il ricorso generico
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un imputato accusato di spaccio, dichiarando inammissibile il ricorso presentato dalla difesa. L'interessato contestava la mancata qualificazione della sostanza come uso personale di stupefacenti e l'eccessiva severità della sanzione decisa dalla Corte d'Appello. I giudici supremi hanno rilevato che i motivi di doglianza erano del tutto generici: il ricorso chiedeva una nuova ricostruzione dei fatti senza smentire le dettagliate prove fornite dai giudici precedenti e contestava la pena senza dimostrare errori di diritto. La Corte ha rigettato le difese e ha imposto all'imputato il pagamento delle spese di giudizio e di una sanzione di tremila euro a favore della Cassa delle ammende.
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Uso personale di stupefacenti o spaccio: no al riesame
La Corte d'appello ha condannato due persone per detenzione e spaccio di lieve entità. Le imputate hanno contestato la decisione davanti alla Corte di Cassazione. I ricorsi sostenevano l'uso personale di stupefacenti, contestavano la ricostruzione accusatoria e chiedevano sia la non punibilità per particolare tenuità del fatto sia le circostanze attenuanti generiche. I Supremi Giudici hanno dichiarato entrambi i ricorsi inammissibili. I giudici di legittimità non possono riesaminare le prove quando la motivazione della corte d'appello risulta logica e coerente. Le modalità di custodia della sostanza, la quantità complessiva e la suddivisione in dosi escludevano il consumo individuale e la speciale tenuità. La Cassazione ha confermato la condanna e ha disposto il pagamento delle spese processuali, oltre a una sanzione di tremila euro ciascuna alla Cassa delle ammende.
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Uso personale di stupefacenti: no al ricorso che ripete l’appello
L'Imputato ha subito una condanna per spaccio di lieve entità a un anno di reclusione e a una multa pecuniaria. La difesa ha presentato ricorso in Cassazione sostenendo che la sostanza fosse destinata all'uso personale di stupefacenti e chiedendo, in subordine, la non punibilità per particolare tenuità del fatto. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso del tutto inammissibile. L'atto riproduceva le stesse doglianze già respinte dai giudici di secondo grado, omettendo un confronto critico puntuale con le motivazioni della sentenza d'appello. Inoltre, i giudici hanno escluso la tenuità dell'offesa, rilevando elementi concreti contrari. La condanna penale è divenuta definitiva e l'Imputato deve pagare le spese legali e tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Uso personale di stupefacenti o spaccio: la condanna definitiva
I giudici di merito hanno condannato l'imputato per detenzione di sostanze stupefacenti di lieve entità. Le forze dell'ordine hanno rinvenuto presso la sua abitazione dosi preconfezionate di droga, un bilancino di precisione e due quaderni con la contabilità dello spaccio. La difesa ha sostenuto la tesi dell'uso personale di stupefacenti per evitare l'addebito penale. La Corte di Appello ha riformato solo l'entità della pena, respingendo le attenuanti generiche. L'imputato ha proposto ricorso per cassazione contestando la valutazione della destinazione della sostanza e il trattamento sanzionatorio. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Gli indizi dimostrano in modo univoco l'attività di spaccio e rendono impossibile la deroga verso il consumo individuale. Il ricorrente deve ora pagare le spese di giudizio e tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Uso personale di stupefacenti: condanna confermata dalla Cassazione
Un uomo è stato fermato per strada con circa 150 grammi di marijuana suddivisa in dosi. Alla vista delle forze dell'ordine, l'individuo ha tentato la fuga. I giudici di merito hanno escluso la tesi difensiva volta a dimostrare l'uso personale di stupefacenti, negando altresì la causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto e condannando l'imputato per spaccio. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato dal condannato. L'impugnazione riproponeva censure sul materiale probatorio e sui fatti, aspetti riservati alla sola competenza dei giudici di merito. Oltre a confermare la condanna, la Suprema Corte ha imposto al ricorrente il pagamento delle spese processuali e di una sanzione di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
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Uso personale di stupefacenti: la Cassazione conferma la condanna
La Corte d'appello confermava la condanna a un anno e tre mesi di reclusione per il reato di spaccio di lieve entità a carico dell'Imputato, denunciato dalla moglie. L'uomo contestava la decisione proponendo ricorso in Cassazione. La difesa invocava l'uso personale di stupefacenti per scagionare l'accusato, chiedendo in subordine la non punibilità per particolare tenuità del fatto e la concessione delle attenuanti generiche. I Giudici di legittimità hanno dichiarato il ricorso inammissibile. La Corte ha ritenuto provata la destinazione allo spaccio per via della sostanza già suddivisa in dosi distinte, della presenza di materiale per il confezionamento e della diversa tipologia di droga rinvenuta. I precedenti penali specifici hanno inoltre escluso qualsiasi beneficio legato alla tenuità del fatto, confermando la piena validità della testimonianza accusatoria resa dalla coniuge.
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Uso personale di stupefacenti: tra consumo e spaccio
Un uomo ha subito una condanna per spaccio dopo essere stato trovato in possesso di sostanza stupefacente. La difesa ha sostenuto la tesi dell'uso personale di stupefacenti, evidenziando lo stato di tossicodipendenza del soggetto. I giudici hanno respinto questa ricostruzione a causa delle concrete modalità di conservazione della sostanza e dell'assenza di certificati medici recenti che attestassero la dipendenza in atto. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'imputato, confermando la piena validità della decisione di secondo grado e negando le attenuanti generiche e la sospensione condizionale a causa di un precedente specifico per spaccio.
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Uso personale di stupefacenti o spaccio: mille dosi condannano
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso de L'Imputato contro la sentenza di condanna per detenzione di sostanze illecite. La difesa sosteneva la tesi della destinazione a uso personale di stupefacenti, contestando la mancata assoluzione. Tuttavia, le forze dell'ordine avevano sequestrato oltre centoventi grammi di hashish, una quantità idonea a ricavare più di mille dosi singole. I giudici hanno chiarito che un quantitativo così elevato rende insussistente l'ipotesi del mero consumo individuale. Inoltre, la Corte Suprema non può riesaminare le prove di fatto già vagliate con coerenza dalla Corte di Appello. Di conseguenza, il ricorrente ha subito la conferma della condanna, il pagamento delle spese di giudizio e una sanzione pecuniaria di tremila euro.
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Uso personale di stupefacenti o spaccio: la Cassazione decide
I giudici di merito hanno condannato un soggetto per detenzione illecita di sostanze stupefacenti di lieve entità. La difesa ha proposto ricorso davanti alla Corte di Cassazione, lamentando la mancata qualificazione della condotta come uso personale di stupefacenti e contestando un presunto difetto di motivazione. I giudici Supremi hanno respinto l'istanza e dichiarato inammissibile il ricorso. La Corte ha chiarito che il controllo di legittimità non consente di rivalutare le prove o sostituire la ricostruzione dei fatti già svolta in modo logico e coerente dalla Corte d'Appello. Il ricorrente ha subito la condanna definitiva e il pagamento delle spese processuali, oltre a una sanzione pecuniaria.
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Uso personale di stupefacenti o spaccio: la Cassazione decide
L'Imputato impugnava la condanna per spaccio di lieve entità, sostenendo l'esclusivo uso personale di stupefacenti e lamentando la mancata concessione delle attenuanti generiche. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso per genericità e manifesta infondatezza delle censure. I giudici di merito hanno accertato la cessione a terzi basandosi sulle modalità di conservazione della droga e sulle circostanze del controllo di polizia. I precedenti penali dell'imputato giustificano il diniego degli sconti di pena. L'Imputato perde definitivamente la causa ed è condannato a pagare tremila euro alla Cassa delle ammende e le spese legali.
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Uso personale di stupefacenti: condanna confermata
Un soggetto condannato per spaccio di lieve entità ha presentato ricorso per contestare la mancata qualificazione della sostanza come destinata al consumo proprio. La difesa ha denunciato un vizio di motivazione, sostenendo la tesi dell'uso personale di stupefacenti. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso del tutto inammissibile. I giudici di merito avevano infatti già valutato e respinto tale circostanza con argomentazioni logiche, coerenti e corrette. Il controllo di legittimità non consente un nuovo esame dei fatti probatori. Il ricorrente deve quindi scontare la condanna penale confermata, pagare le spese processuali e versare tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Uso Personale Stupefacenti: Cassazione Inammissibile sul Ricorso
Un Lavoratore è stato condannato per il reato di detenzione di stupefacenti (art. 73, comma 5, d.P.R. 309/90), poiché la quantità e le modalità di possesso escludevano l'uso personale stupefacenti. La Corte d'Appello aveva ridotto la pena. Il Lavoratore ha presentato ricorso in Cassazione, contestando la motivazione sulla sua responsabilità penale e sull'esclusione dell'uso personale. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, ritenendolo infondato e non specifico, in quanto riproponeva censure già valutate e respinte in appello. Il Lavoratore deve pagare le spese processuali e una somma alla Cassa delle ammende.
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Uso personale di stupefacenti: scorte ingenti e condanna
L'Imputato ha impugnato la condanna penale sostenendo la destinazione della sostanza illecita al proprio uso personale di stupefacenti. La Corte di Appello aveva già respinto la tesi difensiva valorizzando il notevole quantitativo rinvenuto e la rapida deperibilità del prodotto. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici di legittimità hanno ribadito che non spetta alla Cassazione riesaminare le prove o ricostruire i fatti storici. Le conformi pronunce dei gradi di merito risultano immuni da vizi logici ed escludono chiaramente la scriminante dell'uso personale a fronte di scorte incompatibili con il consumo immediato. L'Imputato perde definitivamente il giudizio e subisce la condanna al pagamento delle spese legali e di una sanzione di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Uso personale di stupefacenti smentito: condanna confermata
L'Imputato ha impugnato la sentenza di condanna della Corte di Appello, sostenendo la tesi della detenzione finalizzata all'uso personale di stupefacenti. La difesa ha contestato la qualificazione del reato di spaccio e ha richiesto l'applicazione delle attenuanti generiche e una riduzione di pena, facendo leva sulla propria condizione di incensuratezza. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso del tutto inammissibile. I giudici hanno chiarito che la verifica sulla destinazione della sostanza costituisce un accertamento di fatto già correttamente risolto dai magistrati di merito. Le modalità di confezionamento, la conservazione della sostanza e le condizioni personali escludono il consumo individuale. Inoltre, la semplice assenza di precedenti penali non garantisce sconti di pena se la sanzione è già vicina al minimo di legge. Il ricorrente perde il ricorso ed è condannato al pagamento delle spese e a tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Uso personale di stupefacenti: quando scatta la condanna
Un uomo viene condannato per la detenzione di 1,83 grammi di cocaina, rinvenuti nella sua autovettura e nella sua abitazione. L'imputato propone ricorso in Cassazione sostenendo che la sostanza fosse destinata al mero uso personale di stupefacenti. La Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile, confermando la condanna penale. I giudici evidenziano che elementi specifici escludono la destinazione al consumo individuale: la suddivisione della cocaina in involucri separati, il denaro contante nascosto nel veicolo e lo stato di disoccupazione dell'uomo. Tali circostanze dimostrano l'attività di spaccio. Il ricorrente deve quindi pagare le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Uso personale di stupefacenti: la Cassazione blocca il ricorso
La Corte d'Appello condanna un uomo a due anni di reclusione e 2.400 euro di multa per spaccio di lieve entità. L'imputato propone ricorso per cassazione sostenendo la tesi della destinazione della sostanza a uso personale di stupefacenti e contestando il mancato riconoscimento delle attenuanti generiche. La Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile. I giudici di legittimità ribadiscono il divieto assoluto di riesaminare le prove e ricostruire i fatti già accertati nei precedenti gradi di giudizio, qualora la sentenza impugnata presenti una motivazione logica, coerente e corretta sul piano giuridico. L'imputato subisce la conferma della condanna penale e il pagamento delle spese.
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Uso personale di stupefacenti escluso per precedenti penali
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna penale inflitta a un imputato per detenzione illecita di sostanze stupefacenti. La difesa sosteneva che la sostanza fosse destinata esclusivamente all'uso personale di stupefacenti e lamentava il mancato riconoscimento delle attenuanti generiche. I giudici di legittimità hanno respinto il ricorso considerandolo inammissibile. L'impugnazione richiedeva una nuova valutazione delle prove di fatto, attività non consentita nel giudizio di legittimità. Le modalità di conservazione della sostanza e le circostanze concrete smentivano la tesi del mero consumo individuale. I precedenti penali del colpevole giustificavano il diniego delle circostanze attenuanti. L'imputato deve quindi scontare la pena confermata, pagare le spese processuali e versare tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Uso personale di stupefacenti: la Cassazione respinge il ricorso
L'Imputato ha subito una condanna penale per spaccio di sostanze stupefacenti di lieve entità. Il soggetto ha proposto ricorso per cassazione lamentando la violazione di legge e il vizio di motivazione. La difesa ha sostenuto che la sostanza detenuta fosse destinata a un esclusivo uso personale di stupefacenti e non allo spaccio. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la valutazione sulla destinazione della droga appartiene al merito del processo. I giudici territoriali avevano già motivato la decisione in modo logico e coerente. L'Imputato perde definitivamente la causa e deve pagare le spese processuali insieme a tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
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Uso personale di stupefacenti: 700 dosi escludono il beneficio
L'Imputato ha proposto ricorso contro la sentenza di condanna per detenzione di sostanze stupefacenti. La difesa ha sostenuto la tesi dell'uso personale di stupefacenti, contestando inoltre il mancato riconoscimento del beneficio della sospensione condizionale della pena. I giudici di merito hanno accertato il possesso di un quantitativo idoneo a ricavare oltre 700 dosi, unitamente a materiale per il confezionamento e a specifiche modalità di occultamento. La Suprema Corte ha ritenuto il ricorso manifestamente infondato e inammissibile. Il quantitativo e gli strumenti escludono il consumo individuale. Inoltre, l'Imputato aveva già goduto del beneficio della sospensione condizionale in passato e ha subito una condanna successiva, elemento che impedisce una nuova concessione. La decisione ha comportato la condanna al pagamento delle spese legali e a una sanzione pecuniaria.
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Uso personale di stupefacenti: rigettato il ricorso
L'Imputato ha proposto ricorso davanti alla Corte di Cassazione per contestare la condanna relativa al reato di spaccio di lieve entità. La difesa ha sostenuto che la sostanza sequestrata fosse destinata all'uso personale di stupefacenti e non alla vendita a terzi. I giudici di legittimità hanno respinto l'impugnazione ritenendola priva di reale confronto con le prove emerse nel processo. Gli elementi raccolti durante l'istruttoria hanno infatti smentito la tesi del consumo individuale. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile e ha condannato l'Imputato al pagamento delle spese di giudizio e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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