Definizione
È il requisito fondamentale per applicare la continuazione. Consiste in una programmazione e deliberazione iniziale di una pluralità di reati, uniti da un fine comune e concepiti prima della commissione del primo illecito.
Orientamento della Cassazione
Su LexCED 98 provvedimenti della Corte di cassazione su questo tema (2019–2026). Nel 87% dei casi il ricorso è stato dichiarato inammissibile.
Esito del ricorso
- Accolto, anche in parte 4%
- Rigettato 8%
- Inammissibile 87%
- Altro 1%
Provvedimenti per anno
2019
2022
2023
2024
2025
2026
Sezioni
- Penale Sez. 782%
- Penale Sez. 118%
Precedenti più richiamati
- Cass. 354/1991in 23 provvedimenti
- Cass. 3111/2014in 6 provvedimenti
- Cass. 3111/2013in 20 provvedimenti
- Cass. 12936/2019in 4 provvedimenti
- Cass. 21326/2010in 6 provvedimenti
Dati LexCED, aggiornati ogni giorno. L'esito è letto dal dispositivo dei provvedimenti pubblicati; sono esclusi quelli senza dispositivo leggibile.
Norme più ricorrenti in questi provvedimenti
Provvedimenti
La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso di una persona che contestava la decisione del Tribunale di Foggia in merito alla 'unicità di disegno criminoso'. Il ricorrente sosteneva che i suoi reati fossero parte di un unico piano, ma il giudice dell'esecuzione aveva escluso questa possibilità. La Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, ritenendolo manifestamente infondato e basato su argomentazioni generiche. Di conseguenza, la persona è stata condannata a pagare le spese processuali e una somma di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Un cittadino ha presentato ricorso contro la decisione di un giudice precedente che aveva escluso l'unicità del disegno criminoso per i reati a lui contestati. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che le contestazioni fossero astratte e generiche, non affrontando in modo specifico le motivazioni del giudice precedente. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione di tremila euro in favore della Cassa delle ammende, a causa della manifesta infondatezza del suo appello sull'unicità del disegno criminoso.
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Un condannato per truffa, furto in abitazione e falso ha chiesto il riconoscimento del reato continuato per ottenere una riduzione di pena. Il ricorrente ha sostenuto la sussistenza della unicità del disegno criminoso, basandosi sul medesimo fine di profitto economico, sulla vicinanza geografica e su un arco temporale di due anni tra i fatti. Il Giudice dell'esecuzione ha respinto l'istanza e la Corte di Cassazione ha confermato il rigetto. I Supremi Giudici hanno chiarito che il generico scopo di arricchimento e l'abitualità a delinquere non equivalgono a un piano delittuoso unitario ideato fin dall'inizio. Gli illeciti eterogenei e compiuti a distanza di molti mesi dimostrano scelte estemporanee e non un disegno concordato prima del primo reato. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile con condanna al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Un Lavoratore ha presentato un ricorso contro un'ordinanza del GIP di Parma, che aveva escluso l'unicità di disegno criminoso per determinati fatti. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso penale inammissibile. La Corte ha ritenuto il ricorso manifestamente infondato, poiché le contestazioni del Lavoratore erano troppo generiche e non confutavano efficacemente la logica valutazione del GIP. Per questo motivo, il Lavoratore è stato condannato a pagare le spese processuali e una sanzione di tremila euro a favore della Cassa delle ammende.
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Un condannato ha richiesto al giudice dell'esecuzione l'applicazione del reato continuato per diverse condanne definitive relative al traffico di stupefacenti. Il Tribunale ha respinto l'istanza. L'interessato ha proposto ricorso per Cassazione contestando la valutazione dei criteri di collegamento tra i reati. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che l'unicità del disegno criminoso richiede una programmazione iniziale specifica e non una generica propensione a delinquere. La distanza temporale di quattro anni, i diversi complici, i differenti ruoli e la diversità dei luoghi escludono il disegno unitario. La Corte ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Un Lavoratore ha commesso due tentate rapine in luoghi e tempi diversi. Ha chiesto al giudice dell'esecuzione di applicare la continuazione reato, sostenendo che i fatti fossero parte di un unico disegno criminoso. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha confermato che non c'era prova di un piano criminale unico fin dall'inizio. Le modalità diverse delle rapine e la partecipazione "a chiamata" del Lavoratore indicavano solo una sua capacità criminale generale, non un progetto unitario. La continuazione reato non è stata riconosciuta.
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La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un Imputato, condannato per furti in abitazione. L'Imputato sosteneva l'unicità del disegno criminoso tra due episodi di furto, avvenuti a distanza di due mesi, per ottenere un trattamento penale più favorevole. La difesa lamentava la violazione di norme procedurali e un vizio di motivazione, argomentando che i furti fossero parte di un unico piano criminale. Tuttavia, la Corte ha ritenuto che tali argomentazioni fossero mere contestazioni di fatto, già valutate e respinte dal Tribunale. I giudici hanno confermato che i reati erano frutto di decisioni estemporanee e non di un'unica pianificazione. Il ricorso è stato respinto e l'Imputato condannato a pagare le spese processuali e una sanzione alla Cassa delle ammende.
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L'Imputato ha presentato ricorso per contestare il mancato riconoscimento delle attenuanti generiche e la mancata applicazione del reato continuato per diverse condotte illecite commesse in tempi ravvicinati. La Suprema Corte ha confermato la decisione dei giudici di merito, respingendo l'impugnazione. I giudici hanno chiarito che l'unicità del disegno criminoso presuppone una precisa pianificazione preventiva di tutti gli episodi fin dal principio. La semplice vicinanza temporale e spaziale tra più reati non dimostra un progetto unitario, ma rivela una sequenza di violazioni del tutto occasionali. A causa dei precedenti penali specifici e della genericità delle difese, la Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile con condanna alle spese.
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La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso di un Lavoratore che contestava la mancata applicazione dell'unicità del disegno criminoso a una serie di reati. Il Lavoratore sosteneva che i suoi crimini fossero parte di un unico piano criminale preesistente. Tuttavia, i giudici hanno ritenuto che non vi fosse prova sufficiente di tale continuità progettuale fin dall'inizio. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile, in quanto mirava a una rivalutazione dei fatti e non a questioni di diritto. Il Lavoratore è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Un condannato ha richiesto il riconoscimento del reato continuato davanti al giudice dell'esecuzione per unificare le pene di due distinte condanne definitive. La difesa ha sostenuto che l'ingresso in una specifica cosca criminale tramite matrimonio avesse determinato un comune programma per tutti i delitti contestati. Il giudice territoriale ha respinto la richiesta riscontrando una netta distanza temporale e finalità delittuose dirette a favorire due clan distinti. La Corte di Cassazione ha confermato il diniego, ribadendo che l'unicità del disegno criminoso richiede una programmazione anticipata e dettagliata dei singoli reati sin dalla deliberazione iniziale. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso, condannando il ricorrente al pagamento delle spese legali e a una sanzione di tremila euro.
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La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità ricorso penale presentato da un individuo. Il ricorrente contestava la decisione del Giudice per le Indagini Preliminari (GIP) che aveva escluso l'unicità di disegno criminoso per alcuni reati. La Suprema Corte ha ritenuto il ricorso manifestamente infondato, poiché mirava a una nuova valutazione di fatti già esaminati e logicamente motivati dal giudice precedente. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma di tremila euro a favore della Cassa delle ammende.
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Un uomo condannato con più sentenze definitive ha chiesto al giudice dell'esecuzione l'applicazione del reato continuato per ottenere uno sconto sulla pena complessiva. Il richiedente ha sostenuto l'unicità del disegno criminoso tra una vecchia associazione finalizzata allo spaccio conclusa nel 2010 e ulteriori reati accertati fino al 2018. I giudici di merito hanno respinto la domanda per l'ampia distanza temporale e l'assenza di un progetto unitario. La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto dichiarando il ricorso inammissibile. Il ricorrente ha subito anche la condanna a versare tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Un condannato ha richiesto al giudice dell'esecuzione il riconoscimento della disciplina del reato continuato per unificare le pene inflitte con due sentenze irrevocabili per cessione di stupefacenti commesse a distanza di circa un anno in province limitrofe. La Corte territoriale ha respinto la richiesta per assenza di un preventivo programma criminoso unitario, evidenziando il divario temporale, i diversi acquirenti e i differenti luoghi dei fatti. La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto, chiarendo che l'analogia delle modalità operative e la generica scelta di uno stile di vita criminale non dimostrano l'unicità del disegno iniziale, restando compatibili con autonome e successive deliberazioni criminose.
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Un condannato ha richiesto al Tribunale l'applicazione della disciplina del reato continuato in sede esecutiva per unificare le pene relative a sette diverse condanne definitive, riguardanti prevalentemente reati di truffa e sostituzione di persona. Il Giudice dell'esecuzione ha respinto la richiesta sostenendo che la distanza geografica e l'arco temporale di oltre tre anni dimostrassero una mera abitudine a delinquere. La Corte di Cassazione ha annullato tale ordinanza, stabilendo che il giudice non può limitarsi a motivazioni generiche e sommarie. L'autorità giudiziaria deve compiere un esame approfondito dei singoli fatti e valorizzare l'omogeneità dei reati, compresi i precedenti riconoscimenti di continuazione già concessi.
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Il Condannato ha richiesto l'applicazione del reato continuato davanti al giudice dell'esecuzione per i reati di riciclaggio e bancarotta. Il magistrato ha respinto la richiesta a causa della notevole distanza temporale tra i fatti illeciti. L'interessato ha quindi presentato ricorso per cassazione, sostenendo l'esistenza del medesimo progetto criminoso iniziale. I giudici di legittimità hanno respinto l'istanza e confermato la decisione precedente. La Suprema Corte ha chiarito che l'unicità del disegno criminoso richiede una programmazione unitaria e ravvicinata nel tempo, incompatibile con condotte separate da un lungo arco temporale. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile con condanna alle spese e alla Cassa delle ammende.
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Un condannato ha richiesto al giudice il riconoscimento della continuazione tra diverse condanne irrevocabili, sostenendo la presenza di un medesimo progetto delittuoso. Il giudice dell'esecuzione ha respinto la richiesta a causa della marcata distanza temporale e spaziale tra gli episodi e della differente modalità di realizzazione delle condotte. Il condannato ha quindi presentato ricorso in Cassazione contestando il provvedimento. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile: per dimostrare l'unicità del disegno criminoso non bastano semplici argomenti di fatto, ma serve la prova di un programma ideato in precedenza. Il ricorrente ha subito la condanna al pagamento delle spese legali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da una persona condannata per plurime evasioni. Il soggetto chiedeva l'applicazione della continuazione tra i vari episodi di fuga. Il giudice dell'esecuzione ha escluso l'unicità del disegno criminoso a causa dell'assenza di un piano unitario e preventivo comune a tutte le condotte. La Suprema Corte ha confermato la decisione, evidenziando che la difesa ha sollevato questioni di merito non valutabili in sede di legittimità. Il ricorso è stato respinto e la persona condannata deve versare tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Un condannato ha presentato ricorso per ottenere il riconoscimento del reato continuato davanti al giudice dell'esecuzione, sostenendo l'unicità del disegno criminoso tra diversi reati commessi. Il Tribunale ha respinto la richiesta, rilevando l'assenza di un progetto unitario originario. L'uomo ha impugnato la decisione in Cassazione, lamentando anche una presunta lesione del diritto di difesa durante l'udienza camerale. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso manifestamente infondato e inammissibile. Il giudice territoriale ha operato una valutazione logica e conforme alla legge, mentre la doglianza processuale è risultata del tutto generica. Il ricorrente ha subito la condanna alle spese e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Un condannato ha richiesto il riconoscimento del reato continuato davanti al giudice dell'esecuzione per ottenere una riduzione di pena. Il Tribunale ha respinto l'istanza escludendo l'unicità del disegno criminoso, evidenziando la distanza temporale tra i fatti, le modalità esecutive differenti e il passaggio da azioni individuali a reati in concorso. La Corte di Cassazione ha confermato tale decisione dichiarando il ricorso inammissibile. I Supremi Giudici hanno stabilito che l'unicità del disegno criminoso non può desumersi dalla sola identità di contesto o indole dei reati quando emergono chiare scelte delittuose estemporanee. Il ricorrente è stato condannato alle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Un condannato ha presentato ricorso per chiedere il riconoscimento della continuazione tra diversi reati già giudicati. Il giudice dell'esecuzione ha respinto la richiesta escludendo la sussistenza della unicità del disegno criminoso. La persona condannata ha impugnato questa decisione davanti alla Corte di Cassazione, contestando la ricostruzione dei fatti. I giudici supremi hanno respinto l'impugnazione definendola manifestamente infondata. La Corte ha chiarito che la valutazione sui fatti e sulle intenzioni del colpevole spetta esclusivamente ai giudici territoriali e non può essere rivalutata a livello di legittimità. Il ricorrente perde la causa e deve pagare le spese del procedimento insieme a una sanzione di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
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