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Tutela Del Creditore In Buona Fede

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Confisca e tutela del creditore in buona fede: chi vince e chi no
La Corte di Cassazione affronta il tema della tutela del creditore in buona fede quando i beni di un'azienda debitrice vengono confiscati. Diversi creditori di un consorzio, colpito da una misura di prevenzione, si erano visti negare il diritto a recuperare le somme dovute. La Corte ha stabilito che i giudici non possono respingere le richieste con motivazioni generiche o eccessivamente formalistiche. È necessario un esame approfondito delle prove. Di conseguenza, ha annullato le decisioni negative per i creditori che avevano fornito prove concrete del loro diritto e della loro estraneità ai fatti illeciti, rinviando il caso per un nuovo esame. Ha invece confermato il rigetto per i creditori i cui legami con il soggetto proposto erano evidenti, escludendo così la loro buona fede.
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Banca concede mutuo alle figlie del boss: negata la tutela
Una società finanziaria eroga un mutuo a due sorelle con reddito insufficiente, figlie di un soggetto sottoposto a misure di prevenzione per mafia. Quando l'immobile viene confiscato, la società chiede di essere ammessa a recuperare il proprio credito, invocando la propria buona fede. La Corte di Cassazione respinge il ricorso, affermando che la **tutela del creditore in buona fede** non si applica. La banca ha ignorato evidenti segnali di allarme, come la sproporzione tra reddito e rata del mutuo e la notorietà criminale del padre delle mutuatrici. Tale negligenza esclude la buona fede e rende il credito non recuperabile dal bene confiscato.
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Banca finanzia il crimine: negata tutela del creditore in buona fede
Un istituto di credito ha concesso finanziamenti a soggetti le cui attività sono poi risultate illecite. A seguito della confisca dei beni di questi ultimi, la banca ha chiesto di essere ammessa a recuperare il proprio credito, sostenendo di essere un creditore in buona fede. La Corte di Cassazione ha respinto la richiesta. Ha stabilito che la banca ha agito con negligenza, omettendo i dovuti controlli antiriciclaggio e ignorando numerose anomalie. Poiché i finanziamenti erano strumentali ai reati, viene a mancare il presupposto per la tutela del creditore in buona fede. Di conseguenza, la banca non può rivalersi sui beni confiscati.
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