Definizione
L'attività illegale di produzione, importazione, esportazione, vendita o detenzione di droghe.
Orientamento della Cassazione
Su LexCED 142 provvedimenti della Corte di cassazione su questo tema (2022–2026). Nel 65% dei casi il ricorso è stato dichiarato inammissibile.
Esito del ricorso
- Accolto, anche in parte 18%
- Rigettato 18%
- Inammissibile 65%
Provvedimenti per anno
2022
2023
2025
2026
Sezioni
- Penale Sez. 438%
- Penale Sez. 632%
- Penale Sez. 330%
Precedenti più richiamati
- Cass. 18055/2018in 6 provvedimenti
- Cass. 32485/2022in 5 provvedimenti
- Cass. 19272/2020in 12 provvedimenti
- Cass. 50570/2019in 11 provvedimenti
- Cass. 22046/2018in 4 provvedimenti
Dati LexCED, aggiornati ogni giorno. L'esito è letto dal dispositivo dei provvedimenti pubblicati; sono esclusi quelli senza dispositivo leggibile.
Norme più ricorrenti in questi provvedimenti
Provvedimenti
La Corte di Cassazione ha confermato le condanne per traffico di stupefacenti e associazione per delinquere a carico di vari imputati attivi come corrieri, pusher e vedette. I ricorrenti chiedevano la derubricazione dei reati nella fattispecie di lieve entità, contestando l'interpretazione dei dialoghi intercettati e chiedendo sconti di pena. La Suprema Corte ha ribadito che il traffico di stupefacenti esclude la lieve entità quando l'attività dimostra una solida organizzazione di spaccio, turni prestabiliti e smercio continuativo di droghe pesanti e leggere. La Corte ha respinto il ricorso principale e ha dichiarato inammissibili tutti gli altri, condannando i ricorrenti alle spese processuali e ad ammende verso la Cassa delle ammende.
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La Corte di Cassazione ha confermato l'ordinanza di custodia cautelare in carcere a carico di un indagato per traffico di stupefacenti e partecipazione a un'associazione criminale. La difesa contestava la duplicazione delle accuse, sostenendo che l'importazione di una grossa partita di cocaina assorbisse il successivo trasporto parziale in altra regione. La Suprema Corte ha respinto la tesi. I giudici hanno chiarito che il trasporto costituiva un'azione autonoma per tempi, luoghi, persone e quantitativi rispetto all'importazione originaria. Inoltre, i rapporti continuativi, i debiti accumulati per precedenti forniture e i contatti stabili con i vertici dell'organizzazione provano la piena partecipazione dell'indagato al sodalizio criminale.
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La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso de L'Imputato, confermando la condanna a cinque anni di reclusione per traffico di stupefacenti e associazione criminale. L'individuo contestava la propria partecipazione a diversi acquisti e cessioni di cocaina, chiedendo il riconoscimento della fattispecie di lieve entità. I giudici hanno chiarito che la presenza di una struttura organizzata stabile, la continuità dei rifornimenti e il quantitativo non trascurabile di sostanza escludono qualsiasi attenuazione della gravità del reato. Le intercettazioni telefoniche e ambientali hanno confermato il ruolo attivo del soggetto nella gestione del credito e nella distribuzione sul territorio, rendendo definitiva la condanna con contestuale pagamento delle spese e della sanzione pecuniaria.
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L'imputato contestava la condanna per associazione finalizzata al traffico di stupefacenti, sostenendo di aver svolto solo contatti sporadici e reati isolati. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso dichiarandolo inammissibile. I giudici hanno confermato la piena responsabilità penale e la pena di oltre otto anni di reclusione. Le intercettazioni telefoniche hanno dimostrato il ruolo operativo dell'uomo, coinvolto nel trasporto di cocaina, nella gestione di piantagioni di marijuana, nella disponibilità di armi e nella pianificazione di ritorsioni per conto del sodalizio criminale. La Suprema Corte ha escluso la lieve entità del reato, ribadendo che la reiterazione delle medesime difese d'appello preclude il riesame nel giudizio di legittimità. L'imputato perde definitivamente la causa e deve versare tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Un indagato ha impugnato la custodia cautelare in carcere disposta per la sua partecipazione a una rete dedita al traffico di stupefacenti. L'indagato sosteneva di essere un acquirente autonomo e chiedeva i domiciliari per motivi di lavoro e lontananza geografica. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. I giudici hanno chiarito che i rifornimenti continui, i rilevanti volumi di affari e il pagamento delle spese legali per i complici arrestati superano il semplice scambio commerciale. Tali elementi provano l'adesione stabile all'associazione criminale e giustificano la massima misura detentiva.
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Un individuo è stato condannato per associazione a delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti e per cessioni di cocaina. La condanna si basava su intercettazioni telefoniche e dichiarazioni di acquirenti. La Cassazione ha annullato la sentenza d'appello nella parte relativa alla partecipazione associazione a delinquere. Ha ritenuto la motivazione insufficiente e illogica. La Corte ha ribadito che la partecipazione richiede attività concrete e non solo la disponibilità o la condivisione di intenti. Il caso tornerà davanti a una diversa sezione della Corte d'Appello per un nuovo giudizio sulla partecipazione associazione a delinquere.
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La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso proposto da un soggetto condannato per il reato di traffico di stupefacenti. La difesa contestava la competenza dell'autorità giudiziaria, la ricostruzione degli indizi basati su intercettazioni, la mancata concessione delle attenuanti generiche e la misura di sicurezza dell'espulsione dal territorio dello Stato. La Suprema Corte ha evidenziato che le questioni sulla competenza erano state introdotte tardivamente e che i motivi sul merito dei fatti risultavano generici. Inoltre, i giudici hanno confermato che la sola incensuratezza o la mera presenza fisica alle udienze non bastano a dimostrare un reale pentimento né a cancellare la pericolosità sociale emersa dalle gravi modalità dell'illecito. L'imputato perde il ricorso e subisce la condanna definitiva oltre al pagamento delle spese.
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Un Lavoratore è stato condannato per traffico di stupefacenti, avendo trasportato via mare dall'Albania una ingente quantità di marijuana (circa 477 kg). La sua responsabilità è stata confermata in appello, basandosi su intercettazioni telefoniche e il ritrovamento dei suoi documenti personali sul luogo dello sbarco. Il Lavoratore ha presentato ricorso in Cassazione, contestando l'identificazione e la disparità di trattamento sanzionatorio rispetto ai coimputati. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, ritenendo le argomentazioni già esaminate e respinte dai giudici precedenti, e la motivazione sul diniego delle attenuanti generiche adeguata, data la latitanza del condannato.
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La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un imputato condannato per traffico di stupefacenti. L'imputato contestava la valutazione delle prove, in particolare le intercettazioni, e la determinazione della pena. La Suprema Corte ha confermato che l'interpretazione delle intercettazioni è compito dei giudici di merito e che la doppia conforme valutazione dei fatti era logica e motivata. Ha inoltre ritenuto corretta la negazione delle attenuanti generiche data la continuità del traffico di stupefacenti. L'imputato deve pagare le spese processuali e una sanzione.
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La Corte di Cassazione ha confermato la misura della custodia cautelare in carcere per un indagato accusato di partecipazione ad associazione finalizzata al traffico di stupefacenti e spaccio continuato di cocaina. La difesa chiedeva la riqualificazione dei fatti in reati di lieve entità e contestava i gravi indizi dell'esistenza di una consorteria criminale organizzata, evidenziando il ruolo marginale dell'accusato e la vendita di singole dosi. I giudici di legittimità hanno respinto le doglianze, sottolineando che l'attività si inseriva in una struttura organizzata stabile, dotata di basi logistiche e telefoni dedicati, con un volume di affari incompatibile con la lieve entità. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile con condanna alle spese e alla Cassa delle ammende.
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La Corte di Cassazione ha esaminato i ricorsi di quattro individui condannati per Traffico di stupefacenti. I ricorrenti contestavano l'applicazione dell'aggravante di ingente quantità e la qualificazione dei fatti. La Suprema Corte ha respinto tutti i ricorsi, confermando le condanne. Ha ribadito che la quantità, la qualità e le modalità organizzative del Traffico di stupefacenti giustificano l'aggravante e impediscono una riqualificazione meno grave, specialmente per chi agisce come fornitore abituale o intermediario in un sistema organizzato.
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Un uomo, condannato per traffico di stupefacenti (due chili di marijuana importati dalla Spagna), ha visto il suo ricorso dichiarato inammissibile dalla Corte di Cassazione. Il caso originario riguardava una lite scaturita dal mancato pagamento per il trasporto della droga, culminata in una sparatoria. La Cassazione ha confermato la validità delle motivazioni delle sentenze di merito, applicando il principio della 'doppia conforme'. Ha ritenuto attendibili le dichiarazioni del corriere e ha respinto la richiesta di riqualificazione del reato come 'lieve entità', data la quantità e le modalità organizzative del traffico di stupefacenti. La pronuncia della Corte Costituzionale invocata dalla difesa non era pertinente al caso.
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La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un individuo contro l'ordinanza che confermava la sua custodia cautelare. L'uomo era accusato di far parte di un'associazione dedita al traffico di stupefacenti e di detenzione di droga. La difesa sosteneva un travisamento delle prove e un uso personale della sostanza. Tuttavia, la Corte ha ritenuto che il Tribunale avesse correttamente valutato le intercettazioni e gli altri elementi, che dimostravano un ruolo attivo dell'imputato nell'organizzazione. Il ricorso è stato respinto, confermando la misura cautelare.
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La Corte di Cassazione ha esaminato i ricorsi di diversi imputati condannati per traffico di stupefacenti, principalmente cocaina, con contestazioni di ingente quantità e reato associativo. Le difese hanno sollevato questioni sull'inutilizzabilità delle intercettazioni ambientali, la correlazione tra accusa e sentenza, l'applicazione delle aggravanti e la mancata concessione delle attenuanti generiche. La Cassazione ha dichiarato inammissibili la maggior parte dei ricorsi, confermando le condanne. Ha accolto parzialmente i ricorsi del Quinto Imputato per un vizio di motivazione sulla responsabilità e del Quarto Imputato per l'eccessivo aumento di pena per la continuazione, rinviando per questi punti a una nuova valutazione della Corte d'Appello.
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La Corte di Cassazione ha esaminato i ricorsi di due imputati condannati per traffico di stupefacenti, relativo a 110 grammi di eroina. I ricorrenti lamentavano la nullità del giudizio d'appello per mancata autorizzazione a partecipare, il diniego della fattispecie di lieve entità, la mancata concessione delle attenuanti generiche, la pena eccessiva e, per uno, l'espulsione. La Cassazione ha rigettato tutti i ricorsi, confermando le condanne. Ha ritenuto infondate le eccezioni procedurali, evidenziando che l'autorizzazione non era stata richiesta. Ha inoltre confermato la gravità del traffico di stupefacenti e la corretta valutazione delle attenuanti e della pena, nonché la legittimità dell'espulsione.
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Due imputati hanno proposto ricorso per contestare la loro condanna per partecipazione a un'organizzazione dedita al traffico di stupefacenti. I soggetti sostenevano di aver svolto compiti occasionali o di non essere formalmente inseriti nella struttura associativa. Uno di essi agiva come autista e controllore della zona, mentre l'altro operava come addetto al recupero crediti presso gli acquirenti debitori. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili entrambi i ricorsi. La Suprema Corte ha chiarito che il reato associativo non richiede formalità ma un contributo effettivo e consapevole agli scopi del sodalizio, confermando le condanne e disponendo il pagamento delle spese e della sanzione economica alla Cassa delle ammende.
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La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso contro la custodia cautelare in carcere presentato da un indagato per reati legati al traffico di stupefacenti. La difesa sosteneva la mancanza di una struttura organizzativa e chiedeva gli arresti domiciliari. Tuttavia, le intercettazioni, le osservazioni e le immagini di un atto intimidatorio hanno confermato la partecipazione stabile all'associazione. La legge prevede inoltre una presunzione di adeguatezza del carcere per questi reati associativi, presunzione non superata dalla difesa. L'indagato rimane in custodia carceraria e dovra pagare le spese processuali oltre a tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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La Corte di Cassazione ha esaminato i ricorsi relativi a una complessa indagine sul traffico di stupefacenti tra Italia, Spagna e Marocco. I giudici hanno annullato senza rinvio la condanna nei confronti di un imputato, accusato di aver nascosto denaro nella ruota di scorta per finanziare l'acquisto della droga, poiché non è stata raggiunta la prova della sua reale consapevolezza e responsabilità. La Corte ha invece confermato la responsabilità di altri due membri, rigettando i loro ricorsi per la chiarezza dei contributi forniti al gruppo. Infine, ha dichiarato inammissibili i ricorsi degli altri imputati e del Procuratore Generale. La sentenza chiarisce che la semplice conoscenza passiva delle attività illecite non basta per la condanna, ma serve un apporto concreto al gruppo criminoso.
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Un indagato ha presentato ricorso contro l'ordinanza del Tribunale di Napoli che aveva confermato la sua custodia cautelare in carcere. L'uomo era accusato di associazione a delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti e di tentato traffico. Ha sostenuto di essere solo un broker senza conoscenza delle attività illecite e ha negato i pericoli di fuga o di reiterazione del reato. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, ritenendo che il Tribunale avesse motivato adeguatamente il coinvolgimento dell'indagato nel traffico di stupefacenti e la necessità della misura cautelare, basandosi su prove solide come pagamenti in contanti e comunicazioni illecite.
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La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso de Il Fornitore contro l'ordinanza di custodia cautelare in carcere. L'indagato contestava la sua partecipazione all'associazione finalizzata al traffico di stupefacenti, sostenendo di essere solo un venditore autonomo occasionale. I giudici di legittimità hanno invece confermato la gravità del quadro indiziario, evidenziando la presenza di un rapporto continuo, stabile ed esclusivo con Il Promotore della rete illecita. Il Fornitore garantiva consegne periodiche di droga, concedeva dilazioni nei pagamenti, teneva la contabilità dei debiti e partecipava alla risoluzione delle crisi finanziarie del gruppo. Tali elementi dimostrano l'inserimento organico nella struttura e la volontà di contribuire al suo mantenimento, giustificando la misura detentiva e la condanna alle spese.
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