Definizione
Un periodo di tempo perentorio stabilito dalla legge entro cui un diritto deve essere esercitato. Una volta scaduto, il diritto si estingue e non può più essere fatto valere.
Orientamento della Cassazione
Su LexCED 122 provvedimenti della Corte di cassazione su questo tema (2019–2026). Nel 42% dei casi il ricorso è stato accolto, almeno in parte.
Esito del ricorso
- Accolto, anche in parte 42%
- Rigettato 40%
- Inammissibile 13%
- Altro 5%
Provvedimenti per anno
2019
2022
2023
2024
2025
2026
Sezioni
- Civile Sez. 560%
- Civile Sez. 120%
- Civile Sez. 220%
Precedenti più richiamati
- Cass. 20390/2023in 3 provvedimenti
- Cass. 10176/2023in 3 provvedimenti
- Cass. 29043/2019in 5 provvedimenti
- Cass. 5423/2016in 4 provvedimenti
- Cass. 8749/2018in 3 provvedimenti
Dati LexCED, aggiornati ogni giorno. L'esito è letto dal dispositivo dei provvedimenti pubblicati; sono esclusi quelli senza dispositivo leggibile.
Norme più ricorrenti in questi provvedimenti
Provvedimenti
Alcuni soci inviano la comunicazione di recesso a una cooperativa di trasporti. Il consiglio di amministrazione respinge la richiesta oltre il termine di legge di sessanta giorni. La cooperativa e i soci rimasti citano in giudizio gli usciti per presunta concorrenza sleale e sviamento di clientela, sostenendo l'inefficacia dell'uscita. La Suprema Corte respinge il ricorso della cooperativa e conferma la piena validità del recesso del socio cooperatore. Il termine di sessanta giorni concesso agli amministratori per esaminare la dichiarazione ha natura perentoria e decadenziale. L'inerzia del consiglio di amministrazione consolida definitivamente lo scioglimento del vincolo societario. I soci usciti vincono la causa e la cooperativa deve pagare le spese di lite.
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Un Giudice ha liquidato il compenso all'Avvocato difensore per un procedimento con patrocinio a spese dello Stato. Il Pubblico Ministero ha presentato opposizione contro questo pagamento dopo oltre due anni, sostenendo di non aver mai ricevuto la comunicazione ufficiale del decreto. Il Tribunale ha dichiarato il ricorso tardivo. La Procura ha impugnato la pronuncia davanti alla Corte di Cassazione, evidenziando disservizi interni e assenza di notifica telematica o cartacea. La Suprema Corte ha respinto il ricorso e ha confermato la validità del compenso. I giudici hanno chiarito che l'annotazione di visione nel fascicolo storico rende l'atto conoscibile e fa scattare i termini rigidi per l'impugnazione, a prescindere dalle difficoltà organizzative dell'ufficio pubblico.
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Un Ente Pubblico ha proposto opposizione allo stato passivo contro il fallimento di una società per contestare l'esclusione del proprio credito. Il Tribunale ha dichiarato inammissibile il ricorso ritenendolo depositato oltre il termine perentorio di trenta giorni. L'Ente ha contestato la decisione davanti alla Corte di Cassazione, evidenziando la mancata applicazione della sospensione straordinaria dei termini processuali introdotta durante l'emergenza pandemica da Covid-19. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, stabilendo che la sospensione generale dei termini dal 9 marzo all'11 maggio 2020 si applicava a tutti i procedimenti civili non urgenti. Di conseguenza, il deposito avvenuto il 9 giugno 2020 risultava tempestivo rispetto alla decorrenza riavviata il 12 maggio 2020. La sentenza impugnata è stata cassata con rinvio.
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Un tribunale ha liquidato i compensi spettanti a un difensore per l'attività svolta con patrocinio a spese dello Stato. La Procura ha contestato la liquidazione oltre i termini ordinari, sostenendo di non aver ricevuto la comunicazione formale del decreto. I giudici di merito hanno respinto l'opposizione perché tardiva. La Suprema Corte di Cassazione ha confermato la decisione e ha dichiarato inammissibile il ricorso della Procura. Anche in mancanza di notifica formale, l'impugnazione deve rispettare il termine lungo decadenziale calcolato dalla pubblicazione del provvedimento. Di conseguenza, il difensore mantiene integralmente il compenso liquidato.
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Un contribuente ha impugnato un avviso di accertamento fiscale spedendo il reclamo e ricorso tramite un servizio postale privato nell'ultimo giorno utile. L'ente impositore ha però ricevuto il plico diversi giorni dopo la scadenza del termine di legge. I giudici di merito hanno dichiarato l'atto inammissibile per tardività. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, sancendo che la notifica ricorso con posta privata per gli atti giudiziari e tributari, prima delle riforme del 2017, non garantisce certezza legale alla data di spedizione. Di conseguenza, conta unicamente la data di effettiva consegna all'amministrazione, con definitiva perdita della possibilità di contestare il debito fiscale.
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Il Pubblico Ministero ha contestato il decreto per la liquidazione del compenso spettante al difensore di un cittadino ammesso al gratuito patrocinio. La Procura ha sostenuto di non aver mai ricevuto la comunicazione ufficiale dell'atto da parte della cancelleria. Il Tribunale ha respinto l'opposizione per tardività, poiché la presa visione del fascicolo risultava annotata quasi due anni prima del ricorso. La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità dell'impugnazione. I giudici hanno chiarito che l'annotazione di trasmissione del fascicolo equivale a una valida comunicazione e rende conoscibile l'atto. Le disfunzioni interne dell'ufficio pubblico non giustificano il mancato rispetto dei termini di decadenza, rendendo definitivo il pagamento in favore dell'avvocato.
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Una società dichiarava una finta crisi aziendale e licenziava i dipendenti. Subito dopo, concedeva l'attività in affitto a una nuova impresa avente la medesima sede e gli stessi clienti. La nuova società riassumeva solo parte del personale, escludendo un dipendente. La Corte d'Appello dichiarava nullo il licenziamento per frode alla legge e ordinava la reintegrazione del lavoratore, ravvisando un vero e proprio trasferimento d'azienda. L'impresa subentrante ricorreva in Cassazione oltre il termine perentorio di sessanta giorni dalla comunicazione della sentenza. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando in via definitiva la reintegrazione del lavoratore e condannando l'azienda al rimborso delle spese processuali.
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La Procura della Repubblica ha impugnato con ritardo il decreto che liquidava il compenso al difensore di un cittadino ammesso al patrocinio a spese dello Stato. Il Tribunale ha respinto l'opposizione per tardività, poiché risultava l'annotazione di presa visione del fascicolo quasi due anni prima del ricorso. La Suprema Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità dell'impugnazione: la conoscenza del provvedimento può avvenire anche tramite forme equivalenti alla notifica formale e i termini di impugnazione decorrono dall'effettiva conoscibilità degli atti.
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Il Ministero della Giustizia ha impugnato in Cassazione la decisione che lo condannava a indennizzare diversi cittadini per i tempi troppo lunghi di una causa. Il Ministero sosteneva che la richiesta fosse tardiva, non ritenendo applicabile la sospensione feriale estiva al termine di sei mesi previsto dalla Legge Pinto. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. I giudici hanno confermato che la sospensione feriale dei termini si applica anche alla domanda di equa riparazione per irragionevole durata del processo. La Suprema Corte ha inoltre convalidato il calcolo dell'indennizzo effettuato dai giudici di merito, condannando la Pubblica Amministrazione al pagamento delle spese di lite.
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La Corte di Cassazione ha esaminato un caso di autotutela tributaria. L'Amministrazione finanziaria aveva emesso avvisi di accertamento per IVA e sanzioni contro una Società. Successivamente, ha annullato parzialmente gli avvisi con un atto di autotutela tributaria, rinunciando al recupero dell'imposta ma irrogando una nuova sanzione. La Società ha impugnato questo nuovo atto, sostenendo fosse una nuova contestazione emessa oltre i termini decadenziali e priva di motivazione. La Commissione Tributaria Regionale ha dato ragione alla Società. L'Amministrazione finanziaria ha quindi proposto ricorso in Cassazione. La Suprema Corte, con ordinanza interlocutoria, ha disposto la trasmissione del fascicolo a un'altra sezione per un ulteriore esame della complessa questione.
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L'Amministrazione Finanziaria ha accertato maggiori imposte (IRAP e IRPEF) a carico di un'Azienda e dei suoi Soci, a seguito della cessione di un ramo d'azienda. I contribuenti hanno presentato ricorso, ma la Commissione Tributaria Regionale ha dichiarato l'appello tributario inammissibile per tardività. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione. Il termine lungo per l'impugnazione decorre dalla data di pubblicazione della sentenza, non dalla comunicazione del dispositivo. La comunicazione del dispositivo è irrilevante per il calcolo del termine lungo, salvo casi eccezionali. L'appello è stato notificato oltre i sei mesi dal deposito della sentenza di primo grado.
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Un socio illimitatamente responsabile di due società di persone fallite ha richiesto il beneficio dell'esdebitazione del fallito per cancellare i debiti residui delle due procedure. I giudici di merito hanno respinto la prima richiesta perché presentata oltre un anno dopo la chiusura del primo fallimento. Hanno poi rigettato anche la seconda richiesta, ritenendo che il pagamento effettuato ai soli creditori privilegiati (pari al 13,89%) fosse irrisorio. La Corte di Cassazione ha parzialmente accolto il ricorso. I giudici di legittimità hanno confermato che il termine annuale per la domanda decorre in modo autonomo dalla chiusura della specifica procedura. Tuttavia, la Cassazione ha stabilito che la percentuale del 13,89% non può essere considerata automaticamente irrisoria. La decisione è stata quindi annullata con rinvio per una nuova valutazione del caso.
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L'Agenzia delle Entrate ha accertato un maggior reddito a carico di una socia di una società di persone estinta, relativo a una plusvalenza non dichiarata da una cessione immobiliare. L'avviso di accertamento è stato notificato prima del decorso dei 60 giorni previsti dalla legge per consentire al contribuente di preparare la difesa. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso dell'Agenzia, confermando la nullità dell'atto. Ha stabilito che l'imminente scadenza del termine per l'accertamento non giustifica la notifica accertamento anticipato, violando il diritto al contraddittorio. Le obbligazioni tributarie di una società estinta si trasferiscono ai soci.
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Una Cittadina ha chiesto l'equa riparazione per la durata irragionevole di una procedura fallimentare. La Corte d'Appello ha riconosciuto un indennizzo di 2640 euro, ritenendo che la durata di sei anni fosse ragionevole secondo la normativa del 2012. La Cittadina ha proposto ricorso in Cassazione, contestando la quantificazione dell'indennizzo e l'applicazione della sospensione feriale dei termini. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso principale della Cittadina e dichiarato inammissibile il ricorso incidentale del Ministero della Giustizia, confermando l'indennizzo già stabilito e compensando le spese legali. La sentenza ribadisce i criteri per l'equa riparazione durata processo.
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Un Contribuente ha ricevuto un avviso di accertamento fiscale per IRPEF e IRAP dopo una verifica. L'atto è stato notificato prima del rispetto del termine dilatorio di 60 giorni previsto dalla legge. La Corte di Cassazione ha stabilito che l'imminente scadenza del termine decadenziale per l'accertamento non giustifica l'inosservanza del termine dilatorio. L'atto impositivo emesso "ante tempus" è nullo. La Cassazione ha accolto il ricorso del Contribuente, cassando la sentenza precedente e annullando l'accertamento fiscale.
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Una cittadina ha richiesto l'equa riparazione per la durata irragionevole di un processo durato sette anni. La Corte d'Appello le ha riconosciuto un indennizzo, ma lo ha limitato al valore del giudizio presupposto (1000 euro), senza includere gli interessi legali. La cittadina ha presentato ricorso, sostenendo che gli interessi dovessero essere inclusi. Il Ministero della Giustizia ha proposto un ricorso incidentale, contestando l'applicazione della sospensione feriale dei termini al termine per l'equa riparazione. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della cittadina, stabilendo che gli interessi legali rientrano nel calcolo del valore del giudizio presupposto. Ha dichiarato inammissibile il ricorso incidentale del Ministero, confermando l'applicabilità della sospensione feriale.
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Un cittadino ha richiesto l'indennizzo per un processo penale durato oltre nove anni. Il Ministero della Giustizia ha opposto il presunto ritardo nella presentazione del ricorso, sostenendo che il termine di sei mesi previsto dalla Legge Pinto fosse decorso. La Corte di Cassazione ha confermato che la sospensione feriale dei termini si applica anche al termine semestrale per proporre la domanda di equa riparazione. Di conseguenza, il conteggio dei sei mesi si interrompe durante la pausa estiva dal primo al trentuno agosto. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso del Ministero, condannando l'amministrazione pubblica al pagamento delle spese legali in favore del cittadino vittima della lentezza della giustizia.
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Gli Eredi di un Proprietario hanno chiesto l'equa riparazione per un processo civile durato troppo a lungo, riguardante infiltrazioni in un condominio e il recupero di spese. La Corte d'Appello aveva respinto la domanda, ritenendola tardiva perché il termine per chiedere l'equa riparazione processo lungo era scaduto. Secondo la Corte d'Appello, la notifica della sentenza a una parte aveva reso la decisione definitiva per tutti. La Cassazione ha invece stabilito che il caso originario non era un litisconsorzio necessario, ma coinvolgeva due domande autonome. Pertanto, la sentenza non era diventata definitiva per tutte le parti, e il termine per l'equa riparazione non era ancora scaduto. La Cassazione ha accolto il ricorso, rinviando la causa per una nuova decisione.
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Un istituto di credito ha erogato un mutuo garantito da ipoteca su un immobile. Successivamente i beni della debitrice sono stati sottoposti a sequestro e confisca. La banca conosceva l'esistenza del procedimento fin dall'inizio, ma ha depositato la domanda per recuperare il credito soltanto dopo molti anni. I giudici hanno respinto la richiesta ritenendola fuori tempo massimo. La banca ha proposto ricorso in Cassazione sostenendo di non aver mai ricevuto la notifica formale dell'avvenuta confisca. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. La Suprema Corte ha chiarito che in tema di confisca di prevenzione e ammissione al credito, il termine di 180 giorni per chiedere la tutela del credito decorre dalla conoscenza effettiva del procedimento e non dalla notifica ufficiale dell'Agenzia dei beni confiscati. La banca perde in modo definitivo la garanzia ipotecaria e viene condannata al pagamento delle spese.
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Un cittadino aveva ricevuto un provvedimento dal Questore che gli imponeva di presentarsi in Commissariato durante eventi sportivi. La legge stabilisce un termine massimo di 96 ore per la convalida di tale provvedimento da parte del giudice. Nel caso specifico, la convalida è avvenuta oltre questo termine, rendendo il provvedimento inefficace. La Corte di Cassazione ha chiarito che il mancato rispetto dei termini di convalida provvedimento Questore porta alla perdita di efficacia della misura restrittiva, anche se il termine scade in un giorno festivo.
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