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LexCEDpedia

Stupefacente

Definizione

Sostanza psicotropa il cui commercio e detenzione sono regolati e sanzionati dalla legge penale.

Orientamento della Cassazione

Su LexCED 84 provvedimenti della Corte di cassazione su questo tema (2022–2026). Nel 89% dei casi il ricorso è stato dichiarato inammissibile.

Esito del ricorso

  • Accolto, anche in parte 8%
  • Rigettato 3%
  • Inammissibile 89%

Provvedimenti per anno

2022 2023 2024 2025 2026

Sezioni

  • Penale Sez. 772%
  • Penale Sez. 616%
  • Penale Sez. 412%

Precedenti più richiamati

  • Cass. 11025/2013in 3 provvedimenti
  • Cass. 46610/2014in 3 provvedimenti
  • Cass. 7191/2018in 3 provvedimenti
  • Cass. S.U. 51063/2018in 3 provvedimenti

Dati LexCED, aggiornati ogni giorno. L'esito è letto dal dispositivo dei provvedimenti pubblicati; sono esclusi quelli senza dispositivo leggibile.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Detenzione Stupefacenti: Quando la Non Punibilità per Tenuità del Fatto non si applica
Un Lavoratore è stato condannato per detenzione di stupefacenti. Ha presentato ricorso in Cassazione, sostenendo che la droga fosse per uso personale e chiedendo l'applicazione della non punibilità per particolare tenuità del fatto. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che le argomentazioni sulla destinazione a uso personale e sulla non punibilità per particolare tenuità del fatto fossero già state esaminate e respinte. La Corte ha confermato che le modalità di conservazione e la tipologia delle sostanze indicavano un'attività di cessione organizzata, escludendo la tenuità del fatto.
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Spaccio di stupefacenti: Ricorsi Inammissibili, Condanna Confermata
La Corte di Cassazione ha esaminato i ricorsi presentati da due individui condannati per spaccio di stupefacenti ai sensi dell'Art. 73, d.P.R. 309/1990. I giudici hanno dichiarato i ricorsi inammissibili, ritenendoli generici e privi di fondamento. La colpevolezza è stata confermata, basandosi sulle dichiarazioni dell'acquirente della droga. I ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese processuali e di una somma di tremila euro a favore della Cassa delle ammende, confermando l'esito della sentenza di appello.
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Spaccio di Stupefacenti: Ricorso Inammissibile, Condanna Confermato
Un individuo, condannato per spaccio di stupefacenti a causa della detenzione illecita di 3 kg di marijuana, ha presentato ricorso contro la sentenza. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno ritenuto le argomentazioni difensive infondate, confermando la responsabilità dell'imputato. La sentenza ha sottolineato la gravità delle prove, incluso il sequestro di denaro. L'imputato dovrà pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
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Spaccio o uso personale? L’inammissibilità del ricorso penale
Un Lavoratore è stato condannato per spaccio di stupefacenti, avendo la Corte d'Appello confermato la sentenza di primo grado. Le prove, tra cui uno scambio di sostanze e il ritrovamento di cocaina e denaro nella sua auto, hanno smentito la sua tesi di uso personale. Il Lavoratore ha presentato ricorso in Cassazione contestando la mancata applicazione di attenuanti e il riconoscimento dell'uso personale. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso penale, ritenendo le argomentazioni generiche e non sufficientemente specifiche per confutare le motivazioni precedenti. Di conseguenza, il Lavoratore dovrà pagare le spese processuali e una sanzione.
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Traffico di Stupefacenti: Ricorso Inammissibile per Prove Schiaccianti
Un Lavoratore è stato condannato per traffico di stupefacenti, avendo trasportato via mare dall'Albania una ingente quantità di marijuana (circa 477 kg). La sua responsabilità è stata confermata in appello, basandosi su intercettazioni telefoniche e il ritrovamento dei suoi documenti personali sul luogo dello sbarco. Il Lavoratore ha presentato ricorso in Cassazione, contestando l'identificazione e la disparità di trattamento sanzionatorio rispetto ai coimputati. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, ritenendo le argomentazioni già esaminate e respinte dai giudici precedenti, e la motivazione sul diniego delle attenuanti generiche adeguata, data la latitanza del condannato.
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Droga in casa: Concorso di persone nel reato e ricorso inammissibile
Una donna è stata condannata per detenzione illecita di droga, trovata nella sua abitazione condivisa con il compagno. La Corte d'Appello aveva confermato la sua responsabilità, ritenendo provato il concorso di persone nel reato di droga, basandosi sul ritrovamento di stupefacenti in una scarpa da donna e di denaro e strumenti per lo spaccio in casa. La donna ha presentato ricorso in Cassazione, contestando sia la sua partecipazione al reato sia il mancato riconoscimento della fattispecie di lieve entità. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la piena responsabilità della donna e l'esclusione della lieve entità, data la quantità e qualità delle sostanze e l'organizzazione dello spaccio.
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Detenzione di stupefacenti per spaccio: uso personale o traffico?
Un individuo, già condannato per **detenzione di stupefacenti per spaccio**, ha presentato ricorso in Cassazione. Contestava la destinazione della droga (hashish, oltre 58 grammi) e la pena. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha confermato che la grande quantità, il valore economico, lo stato di disoccupazione dell'imputato e le modalità di detenzione (pre-confezionamento e occultamento) provavano l'intento di spaccio. La pena, già ridotta in appello, è stata considerata congrua.
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Spaccio di Stupefacenti: Ricorso Inammissibile, Condanna Confermato
Un individuo è stato condannato per detenzione di stupefacenti per spaccio (cocaina e hashish). I giudici di merito hanno basato la condanna sulla grande quantità di droga, sul suo confezionamento (ovuli termosaldati in una scarpa) e sul ritrovamento di strumenti per il taglio e la pesatura. L'imputato ha presentato ricorso in Cassazione lamentando un vizio di motivazione. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che la motivazione dei giudici precedenti fosse logica e congrua, evidenziando come le modalità di detenzione e la presenza di strumenti escludessero l'uso personale. La condanna è stata confermata, con l'obbligo di pagare le spese processuali e una sanzione alla Cassa delle Ammende.
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Spaccio di droga: Cassazione conferma condanna per detenzione e intento di vendita
Una donna è stata condannata per spaccio di droga dopo essere stata trovata in possesso di oltre 43 grammi di eroina e 2 grammi di cocaina, insieme a un bilancino di precisione, indicando l'intenzione di commercializzare le sostanze. La Corte d'Appello ha confermato la condanna. La donna ha presentato ricorso in Cassazione, contestando la qualificazione del fatto e il diniego delle attenuanti generiche. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la condanna e l'interpretazione dei fatti da parte dei giudici precedenti in materia di spaccio di droga.
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Concorso di persone nel reato: un aiuto basta per la condanna
Un Soggetto è stato condannato per aver contribuito all'importazione di cocaina dalla Colombia. Il suo ruolo era consegnare 150.000 euro a un intermediario per finanziare l'operazione illecita. La Corte di Cassazione ha chiarito che il Concorso di persone nel reato si configura anche con un contributo agevolatore. Questo significa che un aiuto che facilita il reato, rendendolo più semplice o probabile, è sufficiente per la responsabilità penale, anche se non è l'unica causa. Il ricorso del Soggetto è stato dichiarato inammissibile, confermando la condanna e le spese processuali.
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Confisca denaro stupefacenti: quando il profitto non è provato
Un Lavoratore è stato condannato per spaccio di lieve entità e recidiva. Il Tribunale ha disposto la confisca di droga e di una somma di denaro trovata in casa e sul motorino. Il Lavoratore ha contestato la confisca del denaro, sostenendo che per il reato contestato (spaccio di lieve entità) il denaro non avrebbe dovuto essere confiscato. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso. Ha chiarito che per lo spaccio di lieve entità, la confisca denaro stupefacenti è possibile solo se si dimostra che il denaro è il profitto diretto del reato. Nel caso specifico, non c'era prova sufficiente. La Corte ha annullato la confisca e ordinato la restituzione del denaro.
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Spaccio di droga: quando il “fatto di lieve entità” non è riconosciuto
Un Lavoratore, già sottoposto a restrizione domiciliare per spaccio, ricorre contro la condanna per detenzione di cocaina, chiedendo il riconoscimento del fatto di lieve entità. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno evidenziato la professionalità criminale del Lavoratore, la violazione delle prescrizioni e l'elevata quantità (141 dosi) e purezza (86% di principio attivo) della droga. Questi elementi, uniti alla sua capacità di diffondere sostanze stupefacenti in modo non occasionale, hanno escluso la possibilità di considerare il fatto come di lieve entità.
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Detenzione ai fini di spaccio: la prova del reato
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per detenzione ai fini di spaccio a carico di un soggetto trovato in possesso di 15 dosi di crack e 400 euro in contanti. La difesa sosteneva l'uso personale, ma la Corte ha ritenuto che il frazionamento della sostanza e l'assenza di reddito lecito dell'imputato fossero prove inequivocabili della finalità di vendita. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile poiché basato su contestazioni di fatto non proponibili in sede di legittimità.
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Tenuità del fatto: i limiti nel possesso di droga
La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità del ricorso presentato da un soggetto condannato per detenzione di stupefacenti che invocava l'esimente della tenuità del fatto. Nonostante la difesa sostenesse la natura domestica e occasionale della detenzione, i giudici hanno rilevato che la quantità di droga, idonea a produrre 77 dosi, esclude la particolare esiguità del danno. La decisione ribadisce che la valutazione sulla tenuità del fatto spetta al giudice di merito e non può essere contestata in sede di legittimità se adeguatamente motivata.
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Reato continuato: quando manca il disegno criminoso
La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità del ricorso presentato da un soggetto che richiedeva il riconoscimento del reato continuato per due diverse condanne legate al traffico di droga. I giudici hanno stabilito che non sussisteva l'unicità del disegno criminoso tra un'attività di spaccio familiare occasionale e un'operazione di narcotraffico internazionale. La decisione sottolinea come la diversità di complici, modalità e contesti escluda il vincolo della continuazione.
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Cannabis: quando la coltivazione non è terapeutica
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per detenzione e coltivazione illecita di Cannabis, respingendo il ricorso di un imputato trovato in possesso di oltre due chili di sostanza. La difesa sosteneva che la coltivazione fosse destinata a un uso esclusivamente terapeutico per lenire i dolori di una grave polineuropatia. Tuttavia, i giudici hanno stabilito che l'ingente quantitativo sequestrato è incompatibile con il consumo personale e con la soglia della minima offensività penale, rendendo irrilevante la finalità medica dichiarata.
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Confisca allargata: quando il contante è sequestrato
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità della Confisca allargata applicata a una somma di 5.600 euro rinvenuta in possesso di un soggetto condannato per detenzione di stupefacenti. L'imputato aveva giustificato il possesso del contante come risparmio per l'acquisto di un macchinario agricolo, derivante da pensioni e locazioni. Tuttavia, i giudici hanno ritenuto tali spiegazioni implausibili e sproporzionate rispetto ai redditi ufficiali, confermando che la mancata prova della provenienza lecita giustifica l'acquisizione del denaro da parte dello Stato.
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Confisca obbligatoria: droga e patteggiamento
La Corte di Cassazione ha chiarito che la confisca obbligatoria della sostanza stupefacente deve essere sempre disposta dal giudice, anche in caso di sentenza di patteggiamento. Nel caso esaminato, il tribunale di merito aveva omesso di ordinare la confisca della droga sequestrata durante un procedimento per spaccio di lieve entità. La Suprema Corte ha accolto il ricorso del Procuratore Generale, annullando parzialmente la sentenza e disponendo direttamente la confisca e la distruzione dello stupefacente, ribadendo la natura imperativa di tale misura di sicurezza patrimoniale.
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Attenuanti generiche: quando vengono negate
La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità del ricorso presentato da un imputato contro il diniego delle attenuanti generiche. La decisione sottolinea che la gravità del reato, caratterizzato dalla cessione reiterata di sostanze stupefacenti, e l'assenza di segni di pentimento impediscono il riconoscimento di tali benefici. La Suprema Corte ha ribadito che il giudice di merito ha correttamente valutato l'assenza di elementi positivi, condannando il ricorrente anche al pagamento delle spese processuali.
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Destinazione allo spaccio: i criteri della Cassazione
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per un soggetto trovato in possesso di 65 grammi di marijuana, ritenendo sussistente la destinazione allo spaccio. La decisione si basa su elementi oggettivi quali il numero di dosi ricavabili (117), il frazionamento della sostanza in più contenitori e il possesso di un bilancino di precisione. Fondamentale è stata anche la testimonianza di un acquirente che ha confermato acquisti settimanali per un lungo periodo. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile poiché volto a richiedere una nuova valutazione dei fatti, operazione preclusa in sede di legittimità.
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