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Stalking Condominiale

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Stalking condominiale: condanna ferma e ricorso inammissibile
Una condomina ha subito una condanna penale per stalking condominiale ai danni di due vicine dello stabile. L'imputata ha contestato la decisione dei gradi precedenti presentando ricorso dinanzi alla Corte di Cassazione, lamentando vizi logici nella motivazione del verdetto e chiedendo il riconoscimento delle attenuanti per ridurre la pena. I giudici supremi hanno dichiarato l'impugnazione inammissibile: il ricorso riproponeva pedissequamente le stesse lamentele già respinte in appello, senza muovere critiche concrete e specifiche. Inoltre, i giudici di merito avevano negato correttamente le attenuanti a causa della condotta reiterata, gratuita e prolungata nel tempo. La condannata dovrà pagare le spese del procedimento e una sanzione di tremila euro.
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Stalking condominiale: condannati i vicini dell’appartamento sopra
Tre vicini di casa sono stati condannati per il reato di stalking condominiale, lesioni e tentata violenza privata ai danni dei condomini del piano inferiore. Gli imputati tormentavano le vittime con rumori intollerabili, insulti quotidiani, danneggiamenti alle auto, esplosione di petardi e aggressioni fisiche alla porta d'ingresso. Tali condotte hanno costretto le vittime a installare un cancello di ferro e a cambiare lavoro per l'ansia. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi degli imputati, confermando la condanna. Anche la vicina residente due piani sopra risponde del reato in concorso, avendo partecipato attivamente alle spedizioni punitive, dimostrando che la distanza fisica non esclude la responsabilità penale se vi è una cosciente adesione al disegno persecutorio complessivo.
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Stalking condominiale: quando il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di due condomini condannati per stalking condominiale ai danni dei loro vicini. La Corte ha stabilito che il ricorso era una mera riproposizione di motivi già respinti in appello e mirava a una nuova valutazione dei fatti, non consentita in sede di legittimità. È stato ribadito che l'eventuale reciprocità delle condotte non esclude il reato di atti persecutori.
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