Definizione
Pausa temporanea, stabilita per legge, del periodo di tempo entro cui è possibile contestare una sentenza.
Orientamento della Cassazione
Su LexCED 35 provvedimenti della Corte di cassazione su questo tema (2022–2026). Nel 66% dei casi il ricorso è stato accolto, almeno in parte.
Esito del ricorso
- Accolto, anche in parte 66%
- Rigettato 6%
- Inammissibile 23%
- Altro 6%
Provvedimenti per anno
2022
2023
2024
2025
2026
Sezioni
- Civile Sez. 571%
- Civile Sez. 626%
- Civile Sez. 33%
Precedenti più richiamati
- Cass. 28470/2019in 3 provvedimenti
- Cass. 11913/2019in 7 provvedimenti
- Cass. 33069/2022in 7 provvedimenti
- Cass. 11531/2016in 5 provvedimenti
- Cass. 30397/2021in 7 provvedimenti
Dati LexCED, aggiornati ogni giorno. L'esito è letto dal dispositivo dei provvedimenti pubblicati; sono esclusi quelli senza dispositivo leggibile.
Norme più ricorrenti in questi provvedimenti
Provvedimenti
L'Amministrazione Finanziaria ha notificato diversi avvisi di accertamento a due società per l'anno d'imposta 2012. I giudici di primo grado hanno accolto i ricorsi dei contribuenti. Successivamente, la Commissione Tributaria Regionale ha dichiarato inammissibile l'appello dell'Ufficio tributario ritenendolo tardivo. La Corte di Cassazione ha ribaltato tale decisione, accogliendo il ricorso dell'Ente impositore. I giudici di legittimità hanno chiarito che la sospensione termini di impugnazione introdotta dalla normativa sulla definizione agevolata delle liti fiscali ha prorogato la scadenza originaria di nove mesi. L'appello dell'Erario era dunque pienamente tempestivo poiché il termine ordinario non era ancora scaduto al momento dell'entrata in vigore della legge speciale.
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L'Amministrazione Finanziaria ha notificato un avviso di accertamento a un contribuente. I giudici di primo grado hanno depositato la sentenza il 22 febbraio 2017. L'Agenzia Fiscale ha notificato l'appello il 16 marzo 2018. I giudici regionali hanno dichiarato l'appello inammissibile perché tardivo rispetto al termine semestrale ordinario. La Corte di Cassazione ha ribaltato il verdetto. La legge sulla definizione agevolata delle liti fiscali ha previsto la sospensione dei termini di impugnazione per sei mesi su tutte le controversie definibili. Di conseguenza, la scadenza effettiva per impugnare cadeva il 22 marzo 2018. L'appello notificato il 16 marzo 2018 era pienamente tempestivo. La Suprema Corte ha accolto il ricorso erariale e ha rinviato la causa per un nuovo esame.
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L'Agenzia delle Entrate ha impugnato l'annullamento di un avviso di accertamento emesso nei confronti di un contribuente. I giudici d'appello avevano dichiarato il gravame inammissibile per tardività, considerando scaduto il termine annuale ordinario. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'amministrazione finanziaria chiarendo le regole sul computo dei tempi processuali. Nelle liti definibili in via agevolata sotto la soglia di ventimila euro, la sospensione straordinaria di legge estende la scadenza. Il periodo feriale del primo anno resta assorbito dalla sospensione speciale, mentre la sospensione feriale dell'anno successivo si applica regolarmente se cade dopo la ripresa del conteggio. La sospensione dei termini di impugnazione ha reso l'appello pienamente tempestivo, portando alla cassazione della pronuncia con rinvio al giudice tributario di secondo grado.
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L'Agenzia delle Entrate ha notificato due avvisi di accertamento a un contribuente per imposte non versate relative a compensi non dichiarati. Il contribuente ha impugnato gli atti, ma i giudici tributari di primo grado hanno respinto le sue richieste. Successivamente, il cittadino ha presentato ricorso in appello facendo valere una specifica sospensione termini di impugnazione prevista dalla definizione agevolata delle liti fiscali, sommando a tale periodo anche la canonica pausa feriale estiva. I giudici di secondo grado hanno dichiarato l'appello inammissibile per tardività. La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto, stabilendo che la sospensione speciale di nove mesi per la pace fiscale assorbe la pausa feriale estiva e non consente alcun cumulo di giorni. Di conseguenza, l'impugnazione tardiva ha reso definitivi i debiti tributari contestati.
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La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'imputato contro l'ordinanza della Corte d'Appello che aveva dichiarato tardivo il suo ricorso. I giudici di secondo grado non avevano considerato la sospensione termini impugnazione introdotta durante l'emergenza pandemica per un totale di 64 giorni. Calcolando la sospensione straordinaria, il termine per presentare l'appello scadeva il 3 luglio 2020, mentre l'atto era stato depositato il 2 luglio 2020. L'impugnazione era quindi tempestiva. La Suprema Corte ha annullato l'ordinanza senza rinvio e ha trasmesso gli atti alla Corte d'Appello per lo svolgimento del processo di secondo grado.
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L'Agenzia delle Entrate ha notificato avvisi di accertamento a una società per imposte non versate. La Commissione Tributaria Provinciale ha accolto in parte le difese della contribuente. Successivamente, la Commissione Tributaria Regionale ha dichiarato inammissibile per tardività l'appello dell'Ufficio, ritenendo scaduti i termini ordinari di ricorso. La Corte di Cassazione ha ribaltato il verdetto. I giudici supremi hanno chiarito che opera la sospensione termini di impugnazione di nove mesi prevista dalla legge sulla pace fiscale per le controversie definibili. Poiché la scadenza ordinaria cadeva nella finestra temporale coperta dal beneficio normativo, l'appello dell'amministrazione finanziaria risulta tempestivo. La Suprema Corte ha quindi cassato la sentenza e rinviato la causa per un nuovo esame.
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L'Amministrazione Finanziaria ha notificato un avviso di accertamento a un contribuente per imposte non versate relative all'anno 1991. Il contribuente ha vinto in primo grado e i giudici regionali hanno poi dichiarato inammissibile l'appello fiscale per presunta tardività. Il Fisco ha presentato ricorso in Cassazione sostenendo che la sospensione dei termini di impugnazione, introdotta per favorire la chiusura agevolata delle liti minori, rendeva tempestivo il proprio atto. La Suprema Corte ha rilevato la complessità del calcolo processuale e ha rimesso la causa alla Sezione Tributaria ordinaria.
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L'Amministrazione Finanziaria ha emesso un avviso di accertamento per imposte dirette e IVA nei confronti della Società Contribuente. La Commissione Tributaria Regionale ha dichiarato inammissibile l'appello del fisco per tardività. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione, accogliendo il ricorso dell'Amministrazione Finanziaria. I giudici hanno stabilito che si applica la sospensione dei termini di impugnazione di sei mesi prevista per la definizione agevolata delle controversie tributarie, poiché la lite riguarda imposte dirette e IVA interna, non escluse dalla legge. Di conseguenza, l'appello del fisco era tempestivo. Al contrario, la Suprema Corte ha respinto il ricorso della Società Contribuente, confermando che il principio del legittimo affidamento esclude solo le sanzioni e non il pagamento delle imposte dovute, e che la Cassazione non può riesaminare i fatti di causa relativi all'uso privato dei beni aziendali.
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Un contribuente impugna un avviso di liquidazione per l'imposta di registro. I giudici di secondo grado dichiarano il suo appello inammissibile perché presentato oltre il termine ordinario di sei mesi. La Corte di Cassazione ribalta la decisione, accogliendo il ricorso del contribuente. I giudici supremi chiariscono che la sospensione dei termini di impugnazione di nove mesi, prevista dalla legge per le liti definibili in modo agevolato, opera in modo automatico (ope legis) e deve essere rilevata d'ufficio dal giudice. Di conseguenza, l'appello del contribuente, depositato durante il periodo di proroga, era perfettamente tempestivo. La causa viene rinviata alla Corte di giustizia tributaria per un nuovo esame del merito.
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Un fornitore di olive ha richiesto il pagamento di forniture non saldate e il risarcimento per truffa, lamentando la consegna di un assegno con firma falsa da parte dei titolari di un frantoio. Dopo il rigetto nei primi due gradi, il fornitore ha proposto revocazione chiedendo la sospensione dei termini di impugnazione per presentare ricorso in Cassazione. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile perché tardivo. I giudici hanno chiarito che la presentazione della revocazione non blocca in automatico i tempi per la Cassazione: la sospensione dei termini di impugnazione decorre solo dal giorno in cui il giudice emette il provvedimento di sospensione. Nel caso specifico, quando il giudice ha concesso la sospensione, il termine di sessanta giorni per ricorrere era già ampiamente scaduto.
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L'Agenzia delle Entrate ha impugnato la decisione della Commissione Tributaria Regionale che aveva dichiarato inammissibile, perché tardivo, il suo appello contro una contribuente in materia di imposta di registro. La CTR non aveva considerato la sospensione dei termini di impugnazione prevista dal decreto legge sulla definizione agevolata delle liti tributarie. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Fisco, stabilendo che la sospensione semestrale dei termini opera in modo automatico per tutte le parti in causa, inclusa l'amministrazione finanziaria, purché la controversia rientri tra quelle definibili e il termine scada nel periodo previsto dalla legge. Di conseguenza, l'appello dell'ufficio era tempestivo e la sentenza impugnata è stata cassata con rinvio.
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L'Agenzia delle Entrate ha impugnato la decisione che dichiarava inammissibile il suo appello contro una società contribuente. La commissione tributaria regionale aveva ritenuto l'appello tardivo, escludendo l'applicazione della sospensione semestrale prevista per le liti definibili in quanto la società non aveva presentato domanda di sanatoria. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Fisco, stabilendo che la sospensione dei termini di impugnazione di sei mesi, introdotta per favorire la definizione agevolata, opera in modo del tutto automatico. Questo beneficio spetta a entrambe le parti del processo, a prescindere dall'effettiva presentazione della domanda di definizione da parte del contribuente. Di conseguenza, la sentenza è stata cassata con rinvio per l'esame del merito.
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L'Amministrazione Finanziaria ha emesso un avviso di accertamento per maggior reddito professionale nei confronti del Contribuente. La Commissione Tributaria Regionale ha accolto l'appello dell'ufficio. Il Contribuente ha proposto ricorso per cassazione oltre i termini di legge. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso per tardività. I giudici hanno chiarito che la sospensione straordinaria di nove mesi per la definizione agevolata delle controversie decorre dalla scadenza del termine ordinario di impugnazione. Inoltre, tale sospensione straordinaria non è cumulabile con la sospensione feriale ordinaria in caso di sovrapposizione dei periodi. Di conseguenza, la sospensione dei termini di impugnazione non ha salvato il ricorso tardivo, e il Contribuente è stato condannato al pagamento delle spese di giudizio.
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L'Agenzia delle Entrate aveva riqualificato un contratto di affitto di un terreno per impianti fotovoltaici, stipulato da una società di rete elettrica, in una concessione di diritto di superficie, richiedendo maggiori imposte. Dopo la decisione favorevole alla società in appello, il Fisco ha proposto ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile perché presentato oltre i termini di legge. I giudici hanno chiarito che la sospensione straordinaria dei termini prevista per la definizione delle liti tributarie non è cumulabile con la ordinaria sospensione feriale estiva in caso di sovrapposizione dei periodi. Di conseguenza, la sospensione dei termini di impugnazione calcolata dal Fisco era errata, rendendo il ricorso tardivo. Vince definitivamente la società, mentre l'Agenzia delle Entrate viene condannata a pagare le spese di giudizio.
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L'Amministrazione Finanziaria ha emesso due avvisi di accertamento IRES e IRAP contro una Società, contestando un presunto abuso del diritto per l'ammortamento dell'avviamento. La Società ha impugnato gli atti. I giudici d'appello hanno dichiarato inammissibile il ricorso del Fisco per tardività. La Corte di Cassazione ha invece stabilito che l'appello era tempestivo grazie alla sospensione dei termini di impugnazione di nove mesi prevista per le liti definibili in modo agevolato. Tale sospensione opera in modo automatico e si applica a entrambe le parti, non solo al contribuente. Di conseguenza, la Suprema Corte ha dichiarato estinto il giudizio per la parte IRAP (definita con condono) e ha accolto il ricorso del Fisco per la parte IRES, rinviando la causa per un nuovo esame del merito.
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L'Agenzia delle Entrate ha contestato a una società la deducibilità di alcuni costi per l'anno 2014. Dopo la vittoria della società in primo grado, la Corte di Giustizia Tributaria di secondo grado ha dichiarato inammissibile l'appello del fisco perché ritenuto tardivo. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso dell'Agenzia delle Entrate. I giudici di legittimità hanno chiarito che si applica la sospensione dei termini di impugnazione di undici mesi prevista dalla tregua fiscale (Legge di Bilancio 2023) per le controversie definibili. Poiché il termine di sei mesi scadeva il 13 gennaio 2023, rientrando perfettamente nel periodo di sospensione, l'appello del fisco era tempestivo. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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L'Amministrazione Finanziaria ha impugnato una decisione che dichiarava tardivo un appello. La Cassazione ha stabilito che la sospensione termini impugnazione straordinaria di nove mesi deve essere calcolata correttamente, rendendo il ricorso tempestivo.
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La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'Agenzia delle Entrate contro una sentenza che dichiarava tardivo un appello in materia di accertamento sintetico. Il cuore della controversia riguarda la sospensione termini impugnazione prevista dal D.L. 50/2017 per le liti fiscali pendenti. La Suprema Corte ha stabilito che, poiché il termine di impugnazione scadeva nel periodo di moratoria legislativa, l'appello doveva considerarsi tempestivo, annullando la decisione di secondo grado che non aveva applicato correttamente il beneficio della sospensione semestrale.
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La Corte di Cassazione ha chiarito i criteri di calcolo per la sospensione termini impugnazione in materia tributaria. Il caso nasce da un appello dell'Agenzia delle Entrate dichiarato tardivo dalla Commissione Tributaria Regionale. La Suprema Corte ha stabilito che la sospensione di nove mesi prevista per la definizione agevolata delle liti pendenti si cumula con la sospensione feriale di agosto, a condizione che i periodi non si sovrappongano cronologicamente. Di conseguenza, l'appello è stato ritenuto tempestivo e la sentenza precedente è stata cassata con rinvio.
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L'Agenzia delle Entrate ha impugnato una sentenza favorevole a un contribuente riguardante accertamenti bancari per omessa dichiarazione di redditi. La Corte di secondo grado aveva dichiarato l'appello inammissibile per tardività, ritenendo superato il termine semestrale. Tuttavia, la Cassazione ha annullato tale decisione poiché il giudice d'appello ha omesso di applicare la sospensione termini impugnazione di sei mesi prevista dal D.L. 50/2017 per le controversie tributarie definibili. Poiché il termine originario scadeva nel periodo di sospensione straordinaria, l'appello dell'Ufficio doveva considerarsi tempestivo.
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