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Sequestro Di Denaro Contante

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Sequestro di denaro contante: quando il tesoro in casa è reato
Un controllo delle forze dell'ordine ha portato al sequestro di denaro contante per oltre ottantamila euro, trovati nascosti nell'abitazione di una famiglia. I familiari hanno sostenuto che la somma derivasse da risparmi di lavoro agricolo e pensione. Tuttavia, le giustificazioni fornite sono cambiate nel tempo e risultavano sproporzionate rispetto ai redditi dichiarati. La Corte di Cassazione ha confermato la misura cautelare per il reato di ricettazione. I giudici hanno chiarito che, per mantenere il sequestro di denaro contante, non occorre provare subito il reato preciso da cui il denaro proviene. Bastano elementi logici come l'ingente somma, l'occultamento, la mancanza di redditi adeguati e le versioni contrastanti fornite dagli indagati. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile e i ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese.
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Sequestro di denaro contante: il risparmio impossibile
Una donna ha proposto ricorso contro il provvedimento del Tribunale del Riesame che confermava il sequestro di denaro contante per un valore di 49.000 euro, rinvenuto durante una perquisizione a carico del nipote, indagato per reati di droga. La ricorrente rivendicava la proprietà della somma, sostenendo di averla risparmiata grazie alla propria pensione. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando la legittimità del sequestro. I giudici hanno evidenziato l'incompatibilità tra il modesto reddito da pensione della donna e la possibilità di accumulare un simile risparmio, oltre al silenzio serbato dalla stessa durante la perquisizione. La ricorrente è stata condannata al pagamento delle spese processuali e della sanzione pecuniaria.
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Sequestro di denaro contante: l’auto nasconde il tesoro illecito
La Corte di Cassazione ha confermato il sequestro di denaro contante per un valore di oltre centomila euro, rinvenuto sigillato e nascosto all'interno del sedile di un'auto in un garage. L'indagato non ha fornito una giustificazione plausibile sulla provenienza della somma, incompatibile con i suoi redditi ufficiali. I giudici hanno dichiarato inammissibile il ricorso della difesa, ribadendo che il possesso di ingenti somme di denaro nascoste in modo anomalo, unito all'assenza di spiegazioni credibili, legittima il sospetto di provenienza illecita. Di conseguenza, il provvedimento di blocco dei beni rimane pienamente valido ed efficace.
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