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Scorrimento Della Graduatoria

Definizione

Utilizzo di una graduatoria di un concorso già concluso per coprire posti di lavoro che si rendono disponibili dopo il concorso stesso, assumendo i candidati risultati idonei ma non vincitori, secondo l'ordine di classifica.

Orientamento della Cassazione

Su LexCED 112 provvedimenti della Corte di cassazione su questo tema (2022–2026). Nel 56% dei casi il ricorso è stato rigettato.

Esito del ricorso

  • Accolto, anche in parte 23%
  • Rigettato 56%
  • Inammissibile 13%
  • Estinto 3%
  • Altro 5%

Provvedimenti per anno

2022 2023 2024 2025 2026

Sezioni

  • Civile Sez. Lavoro95%
  • Civile Sez. Unite4%
  • Civile Sez. 11%

Precedenti più richiamati

  • Cass. 3332/2018in 16 provvedimenti
  • Cass. 19006/2010in 10 provvedimenti
  • Cass. 1674/2024in 10 provvedimenti
  • Cass. S.U. 21607/2019in 8 provvedimenti
  • Cass. 13757/2024in 8 provvedimenti

Dati LexCED, aggiornati ogni giorno. L'esito è letto dal dispositivo dei provvedimenti pubblicati; sono esclusi quelli senza dispositivo leggibile.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Diritto all’Assunzione: Blocco Assunzioni Prevale su Scorrimento Graduatoria
Un candidato, primo non vincitore in un concorso pubblico presso un'Agenzia Regionale, ha rivendicato il suo `diritto all'assunzione` dopo che uno dei vincitori è stato destituito per false dichiarazioni. I giudici di merito avevano respinto la sua domanda, sostenendo che il blocco delle assunzioni, dovuto al rispetto del `patto di stabilità`, impediva lo `scorrimento della graduatoria`. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione. Il diritto all'assunzione non sorge automaticamente dalla destituzione di un vincitore, ma richiede una nuova delibera di scorrimento, che era preclusa dalla normativa sul blocco delle assunzioni.
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Scorrimento della graduatoria: la Cassazione riapre il caso
Una candidata ha impugnato per revocazione l'ordinanza con cui la Corte di Cassazione aveva dichiarato inammissibile il suo precedente ricorso. La vertenza riguarda il preteso obbligo dell'Azienda Ospedaliera di deliberare lo scorrimento della graduatoria per la copertura di due posti di operatore sanitario professionale. La Sesta Sezione Civile della Suprema Corte ha riscontrato l'assenza dei presupposti per una decisione rapida e accelerata in camera di consiglio. Pertanto i giudici hanno disposto la rimessione della causa alla sezione semplice per una trattazione ordinaria approfondita della questione.
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Scorrimento della graduatoria: vince il blocco normativo
Un Ente Pubblico decide di coprire due posti mediante lo scorrimento della graduatoria di un precedente concorso. Il candidato preceduto rinuncia e la posizione utile passa alla Candidata successiva. Soltanto una settimana dopo la rinuncia del precedente concorrente, entra in vigore una legge statale che vieta le nuove assunzioni a tempo indeterminato. L'Ente Pubblico adegua il piano del personale e blocca la procedura. La Candidata impugna la decisione chiedendo l'assunzione o il risarcimento dei danni, sostenendo che l'ente fosse in ritardo colpevole. La Corte di Cassazione respinge la domanda. I giudici chiariscono che l'esiguo tempo di una sola settimana non configura alcun ritardo colpevole. Il sopravvenuto divieto normativo costituisce un impedimento legittimo che giustifica la mancata assunzione della lavoratrice.
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Appalto revocato: confermata l’esclusione da gara pubblica
Una stazione appaltante revocava l'aggiudicazione dei lavori ferroviari a un'impresa per irregolarità fiscali e omessa dichiarazione di un concordato preventivo. L'impresa impugnava la decisione sostenendo che i giudici amministrativi avessero oltrepassato i propri poteri istituzionali, creando una causa di esclusione non prevista dalla legge. Le Sezioni Unite della Corte di Cassazione hanno respinto le tesi dell'impresa e dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il Consiglio di Stato non ha invaso le competenze amministrative, ma ha applicato correttamente la disciplina sulla legittima esclusione da gara pubblica in assenza di autorizzazione del tribunale fallimentare. L'impresa perde la causa e subisce la condanna al pagamento delle spese legali.
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Scorrimento graduatoria concorso pubblico: diritto negato se il posto è già coperto
Un Lavoratore, idoneo in una selezione interna per un posto di operatore tecnico, non viene assunto nonostante la vincitrice sia stata destinata a mansioni diverse. La Corte d'Appello aveva riconosciuto il suo diritto all'inquadramento. La Corte di Cassazione, invece, ha ribaltato questa decisione. Ha chiarito che le dichiarazioni rese in un tentativo di conciliazione non hanno automaticamente valore confessorio. Inoltre, ha stabilito che l'assegnazione di mansioni diverse al vincitore non rende il posto vacante per lo **scorrimento graduatoria concorso pubblico** a favore di altri idonei. Lo scorrimento è una scelta discrezionale dell'ente, possibile solo se i posti restano scoperti per rinuncia o decadenza dei vincitori. L'Azienda ha vinto, e la causa tornerà alla Corte d'Appello per un nuovo esame.
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Diritto all’Assunzione: Scorrimento Graduatoria, Obbligo o Discrezione?
Diversi Ministeri avevano indetto concorsi pubblici. Alcuni candidati, sia vincitori che idonei non vincitori, non furono assunti, nonostante le graduatorie fossero valide. L'Amministrazione sosteneva il blocco delle assunzioni. I candidati ottennero ragione nei primi due gradi di giudizio, vedendosi riconosciuto il diritto all'assunzione. La Cassazione ha dichiarato la cessazione della materia del contendere perché tutti i candidati sono stati assunti durante il processo. Tuttavia, ha esaminato la questione per le spese legali. Ha confermato che il diritto all'assunzione per gli idonei non vincitori tramite lo scorrimento graduatoria sorge solo se l'Amministrazione decide attivamente di coprire quei posti.
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Risarcimento danni da tardiva assunzione: vince la dipendente
Una lavoratrice vince un concorso pubblico, ma l'ente pubblico ritarda la sua immissione in servizio per ben otto anni. La Pubblica Amministrazione giustifica l'attesa con la richiesta di un parere regionale. La Corte di Cassazione conferma la condanna dell'ente pubblico al pagamento del risarcimento danni da tardiva assunzione, pari agli stipendi persi e al trattamento di fine rapporto non percepito per un valore superiore a 200.000 euro, oltre al versamento dei contributi previdenziali all'ente di previdenza. I giudici stabiliscono che il danno corrisponde alle retribuzioni non ricevute e che spetta all'amministrazione dimostrare un eventuale altro guadagno della lavoratrice. Il ricorso della Pubblica Amministrazione viene integralmente rigettato con condanna alle spese.
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Ritardata assunzione: il ricorso fa scattare il risarcimento
Una lavoratrice ha chiesto il risarcimento dei danni per la ritardata assunzione nel pubblico impiego, dovuta allo scorrimento ritardato di una graduatoria concorsuale. I giudici di merito avevano riconosciuto il danno patrimoniale solo a partire da una specifica lettera di sollecito inviata dalla lavoratrice all'ente sanitario. La Corte di Cassazione ha annullato questa decisione. I giudici di legittimità hanno stabilito che la notifica del ricorso al giudice amministrativo costituisce già una valida messa in mora del datore di lavoro. L'azione giudiziaria diretta a ottenere il posto fa scattare immediatamente il diritto al risarcimento, senza bisogno di ulteriori comunicazioni stragiudiziali. La causa tornerà in appello per ricalcolare i danni.
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Ricorso per revocazione: tra svista di fatto ed errore di diritto
Un dipendente pubblico ha presentato un ricorso per revocazione contro un'ordinanza della Corte di Cassazione. Il lavoratore sosteneva che i giudici avessero commesso una svista sulla sua qualifica di candidato idoneo, negandogli il diritto all'inquadramento superiore previsto da un accordo sindacale. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso del tutto inammissibile. I giudici hanno chiarito che l'errore di fatto riguarda soltanto una falsa percezione dei documenti e non l'interpretazione delle norme. L'accordo sindacale citato aveva un valore meramente programmatico e non attribuiva alcun diritto automatico alla promozione. Il dipendente non ha subito un errore di percezione, ma ha tentato di contestare il giudizio di diritto. Di conseguenza, la Corte ha confermato la decisione precedente e ha condannato il lavoratore al pagamento delle spese processuali.
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Stabilizzazione del personale precario: rigettato lo scorrimento
Una lavoratrice, assunta a termine dal Ministero, chiedeva la costituzione di un rapporto a tempo indeterminato tramite la procedura di stabilizzazione del personale precario. Inserita inizialmente in graduatoria, ne veniva poi esclusa. Dopo alterne vicende giudiziarie, la Corte di Cassazione disponeva il rinvio alla Corte d'Appello per verificare se la dipendente fosse collocata in posizione utile nella graduatoria originaria del 2008. Il giudice del rinvio accertava che la lavoratrice occupava la posizione numero 115 su 42 posti disponibili, rigettando la domanda. La Cassazione ha confermato tale decisione, respingendo il ricorso della lavoratrice. La Corte ha chiarito che il giudice del rinvio è strettamente vincolato ai limiti dell'accertamento fissati dalla sentenza di annullamento e non può estendere l'indagine a successivi scorrimenti della graduatoria non previsti dal mandato di rinvio.
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Stabilizzazione del personale precario: ricorso respinto
Due lavoratrici assunte a termine dal Ministero dell'Ambiente chiedevano la costituzione di un rapporto a tempo indeterminato tramite una procedura di stabilizzazione del personale precario. Inserite inizialmente in graduatoria, ne erano uscite dopo un annullamento in autotutela. La Corte d'Appello, in sede di rinvio dopo una prima pronuncia di Cassazione, accertava che le lavoratrici occupavano le posizioni numero 103 e 109, ben oltre i 42 posti autorizzati per la stabilizzazione. Le lavoratrici ricorrevano nuovamente in Cassazione, lamentando il mancato rilievo dello scorrimento della graduatoria negli anni successivi. La Suprema Corte rigetta il ricorso: il giudice del rinvio è strettamente vincolato ai limiti della precedente decisione rescindente, che imponeva di verificare solo la collocazione nella graduatoria originaria del 2008. Le lavoratrici perdono la causa e sono condannate alle spese.
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Riparto di giurisdizione: nuovo concorso o graduatoria?
Una lavoratrice ha impugnato la decisione del Comune di assegnare un incarico direttivo a un altro candidato tramite lo scorrimento di una vecchia graduatoria, anziché indire un nuovo concorso. La Corte di Cassazione ha chiarito le regole sul riparto di giurisdizione nel pubblico impiego. Quando si contesta la scelta discrezionale della Pubblica Amministrazione di utilizzare una graduatoria esistente invece di avviare una nuova selezione, la controversia spetta al giudice amministrativo e non a quello ordinario. La ricorrente ha quindi perso il ricorso ed è stata condannata a pagare le spese legali.
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Scorrimento delle graduatorie: scontro tra assunzioni e vizi
Un gruppo di giornalisti, idonei non vincitori in una selezione del 2015 indetta da una società televisiva concessionaria, ha richiesto il riconoscimento del diritto all'assunzione prioritaria. I lavoratori invocavano lo scorrimento delle graduatorie basandosi su una legge del 2017 che prorogava l'efficacia delle vecchie selezioni. I giudici di merito hanno respinto la domanda, ritenendo che la norma attribuisse all'azienda una semplice facoltà e non un obbligo di assunzione. Giunti in Cassazione, è emerso un problema procedurale: i ricorrenti avevano depositato telematicamente solo la prima e l'ultima pagina della sentenza impugnata. La Suprema Corte, ritenendo la questione di rilevante importanza per la regolarità dei depositi digitali e per lo scorrimento delle graduatorie, ha rinviato la causa alla pubblica udienza per una decisione approfondita.
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Proroga del contratto a termine: vincitori contro idonei
Una lavoratrice, assunta tramite scorrimento della graduatoria per un concorso a trentacinque posti a tempo determinato presso un ente pubblico di ricerca, ha richiesto la proroga del contratto a termine per ventiquattro mesi, come previsto da un protocollo d'intesa sindacale. L'ente pubblico aveva invece concesso solo sei mesi di proroga, ritenendo che il beneficio spettasse unicamente ai vincitori originari e non a chi fosse subentrato per scorrimento. La Corte d'Appello ha accolto la domanda della lavoratrice, condannando l'ente al risarcimento del danno. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'ente, confermando che la proroga del contratto a termine spetta anche a chi è stato assunto per scorrimento all'interno dei posti messi a concorso, poiché l'accordo sindacale non faceva distinzioni tra vincitori immediati e subentrati.
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Scorrimento della graduatoria: la rinuncia chiude il caso
Una candidata, classificatasi ottava in un concorso pubblico per dirigente medico esteso a sette posti, ha richiesto l'assunzione rivendicando lo scorrimento della graduatoria dopo le dimissioni di un vincitore durante il periodo di prova. I giudici di merito hanno respinto la domanda, ritenendo che l'assunzione iniziale avesse esaurito gli effetti del bando. La candidata ha proposto ricorso in Cassazione, ma successivamente ha depositato un formale atto di rinuncia, accettato dall'azienda ospedaliera. La Corte di Cassazione ha quindi dichiarato l'estinzione del giudizio, senza condanna alle spese, confermando che la rinuncia accettata chiude il processo senza esaminare il merito della questione relativa allo scorrimento della graduatoria.
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Scorrimento della graduatoria: idoneità non è assunzione
Una candidata, terza classificata in un concorso pubblico del 2009, ha richiesto l'assunzione presso un Ente Pubblico rivendicando il diritto allo scorrimento della graduatoria dopo che i primi due classificati non avevano occupato il posto. La Corte d'Appello ha respinto la domanda, rilevando l'assenza di una delibera dell'amministrazione volta a coprire il posto vacante. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso della candidata. I giudici hanno confermato che lo scorrimento della graduatoria non è automatico, ma presuppone una specifica decisione dell'amministrazione di coprire il posto. La ricorrente è stata condannata al pagamento delle spese processuali.
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Scorrimento della graduatoria: l’aspettativa contro la scadenza
Un operaio di un ente teatrale pubblico chiedeva l'inquadramento in una qualifica superiore rivendicando lo scorrimento della graduatoria di un concorso interno del 1997. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del lavoratore, confermando che la Pubblica Amministrazione non ha un obbligo assoluto di procedere allo scorrimento della graduatoria per coprire i posti vacanti. Tale facoltà rientra nella discrezionalità dell'ente e presuppone che la graduatoria sia ancora in corso di validità. Nel caso specifico, la lista era scaduta da anni. Inoltre, un precedente utilizzo irregolare della stessa graduatoria a favore di un altro dipendente non fa sorgere un legittimo affidamento nel lavoratore, poiché l'affidamento tutelabile richiede un provvedimento favorevole diretto e specifico, non potendo derivare da semplici comportamenti di fatto o atti rivolti a terzi.
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Scorrimento della graduatoria: nessun obbligo senza fondi
Un dipendente pubblico, idoneo non vincitore in una selezione del 2009, ha chiesto il riconoscimento del diritto alla progressione professionale o il risarcimento del danno. Il lavoratore sosteneva che l'obbligo biennale di indire nuove selezioni, previsto dal contratto collettivo, imponesse lo scorrimento della graduatoria. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che lo scorrimento della graduatoria non costituisce un obbligo automatico per l'amministrazione. L'indizione delle procedure e la copertura dei posti dipendono sempre dalle scelte organizzative dell'ente, dalle disponibilità di bilancio e dalla previa contrattazione integrativa. In assenza di risorse finanziarie autorizzate, non sussiste alcuna responsabilità risarcitoria del datore di lavoro pubblico.
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Scorrimento delle graduatorie: nessun diritto senza fondi
I dipendenti di un Ente di Ricerca pubblico, risultati idonei in una selezione del 2010, hanno fatto causa chiedendo il passaggio al livello superiore o il risarcimento del danno. Lamentavano la mancata indizione biennale delle selezioni e il mancato scorrimento delle graduatorie da parte dell'amministrazione, basandosi sul contratto collettivo. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dei lavoratori, confermando che non esiste un diritto soggettivo allo scorrimento delle graduatorie nel pubblico impiego contrattualizzato. L'attivazione delle procedure selettive e l'uso delle graduatorie dipendono dalle scelte discrezionali dell'ente, condizionate alla previa definizione delle risorse finanziarie tramite contrattazione integrativa. Senza fondi stanziati, l'amministrazione non ha alcun obbligo di avviare le selezioni, escludendo così qualsiasi illecito o risarcimento per perdita di chance.
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Scorrimento della graduatoria: idoneità non garantisce promozione
Una ricercatrice ha fatto causa al proprio ente pubblico di ricerca chiedendo la promozione al livello superiore. La lavoratrice lamentava il mancato scorrimento della graduatoria in cui era idonea e la mancata indizione di nuove selezioni biennali. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che non esiste un diritto automatico allo scorrimento della graduatoria. L'indizione di nuove procedure selettive e l'avanzamento di carriera dipendono dalle scelte discrezionali dell'amministrazione, dalla disponibilità effettiva di risorse finanziarie e dalle autorizzazioni di spesa. Senza la contrattazione integrativa e i fondi necessari, l'ente non ha l'obbligo di promuovere il personale. Di conseguenza, la dipendente ha perso la causa ed è stata condannata a pagare le spese processuali.
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