La Corte di Cassazione ha confermato il diniego delle sanzioni sostitutive della pena per un condannato per associazione di stampo camorristico ed estorsione. L'imputato aveva richiesto la semidetenzione a fronte di una pena detentiva inferiore a due anni. I giudici hanno ritenuto insussistenti i presupposti soggettivi e oggettivi. Da un lato, il risarcimento offerto alla vittima non ha cancellato la pericolosità sociale del soggetto, data la matrice mafiosa delle condotte. Dall'altro lato, la legge esclude il beneficio per chi ha subito condanne superiori a tre anni e ha commesso un nuovo delitto nei cinque anni successivi. Nel reato associativo, la permanenza iniziata nel quinquennio rende operativo il divieto di legge.
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