Definizione
Operazione finanziaria con cui un'impresa vende un proprio bene a una società finanziaria, la quale glielo concede contestualmente in locazione finanziaria (leasing).
Orientamento della Cassazione
Su LexCED 55 provvedimenti della Corte di cassazione su questo tema (2022–2026). Nel 43% dei casi il ricorso è stato rigettato.
Esito del ricorso
- Accolto, anche in parte 33%
- Rigettato 43%
- Inammissibile 13%
- Estinto 7%
- Altro 4%
Provvedimenti per anno
2022
2023
2024
2025
2026
Sezioni
- Civile Sez. 541%
- Civile Sez. 339%
- Civile Sez. 120%
Precedenti più richiamati
- Cass. 15024/2020in 10 provvedimenti
- Cass. 13305/2018in 10 provvedimenti
- Cass. 5438/2006in 6 provvedimenti
- Cass. 16367/2023in 9 provvedimenti
- Cass. 29236/2021in 7 provvedimenti
Dati LexCED, aggiornati ogni giorno. L'esito è letto dal dispositivo dei provvedimenti pubblicati; sono esclusi quelli senza dispositivo leggibile.
Norme più ricorrenti in questi provvedimenti
Provvedimenti
L'Agenzia delle Entrate ha notificato un atto impositivo a un contribuente contestando un reddito di capitale non dichiarato per oltre due milioni di euro. L'Ufficio ha ricostruito complesse operazioni societarie e immobiliari di compravendita e locazione finanziaria, culminate nel mancato versamento di un maxicanone milionario rimasto nella disponibilità dei soci. I giudici tributari di merito hanno annullato la pretesa fiscale, sostenendo che mancavano elementi certi e univoci oltre ogni ragionevole dubbio sull'effettiva percezione della somma. La Corte di Cassazione ha ribaltato l'esito accogliendo il ricorso dell'amministrazione finanziaria. I giudici di legittimità hanno chiarito che l'accertamento presuntivo tributario non richiede la certezza assoluta o indizi univoci di stampo penalistico. La complessa architettura delle operazioni societarie consente al Fisco di risalire al reddito imponibile tramite indizi gravi, precisi e concordanti.
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Una società cede un immobile commerciale a una società finanziaria mediante un contratto di sale and lease back decennale. L'operazione genera una plusvalenza contabile. La società contribuente suddivide la tassazione del guadagno in dieci quote annuali, pari alla durata del contratto di finanziamento. L'Agenzia delle Entrate contesta la rateizzazione e richiede il pagamento delle imposte entro il limite ordinario di cinque anni previsto dall'articolo 86 del TUIR. La Corte di Cassazione respinge il ricorso del Fisco e conferma la piena legittimità dell'operato aziendale. Nell'operazione di sale and lease back plusvalenza e componenti reddituali devono essere ripartite per tutta la durata del leasing, in applicazione del principio della prevalenza della sostanza sulla forma.
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Una società concedente ha chiesto la risoluzione di un contratto di leasing immobiliare e il rilascio dell'immobile, contestando all'utilizzatrice il mancato pagamento dei canoni. La concedente ha inviato la comunicazione di avvalersi della clausola risolutiva espressa tramite posta elettronica certificata, benché il testo contrattuale imponesse espressamente l'invio mediante lettera raccomandata con avviso di ricevimento. I giudici di merito hanno dichiarato sciolto il vincolo contrattuale, equiparando l'efficacia della PEC a quella della raccomandata cartacea. La Corte di Cassazione ha invece ribaltato la decisione. Il patto sulla forma convenzionale vincola rigorosamente le parti a utilizzare il mezzo concordato per sciogliere il contratto. Di conseguenza, l'impiego della PEC non produce lo scioglimento immediato del rapporto contrattuale se il testo negoziale impone tassativamente la raccomandata postale.
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L'Agenzia delle Entrate ha contestato a una società finanziaria la detrazione fiscale IVA relativa a un'operazione di sale and lease back immobiliare, sostenendo che l'immobile fosse stato sovrastimato. Il Fisco ha quindi ricalcolato il tributo basandosi sul valore ritenuto congruo anziché sul prezzo pattuito. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della società, stabilendo un chiaro principio di diritto: la base imponibile IVA coincide esclusivamente con il corrispettivo stabilito nel contratto dalle parti e non con l'ipotetico valore reale del bene. Di conseguenza, il Fisco non può rideterminare l'imposta sulla base di una propria stima della congruità del prezzo. La Suprema Corte ha annullato la sentenza di secondo grado limitatamente a questo punto, rinviando la causa al giudice di merito per il riesame.
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Un'azienda ha contestato un lodo arbitrale che aveva ritenuto valido un contratto di sale and lease back. L'azienda sosteneva che il contratto nascondesse un patto commissorio vietato, violando così l'ordine pubblico. La Corte d'Appello aveva dichiarato l'impugnazione inammissibile, affermando che il divieto del patto commissorio, pur essendo una norma imperativa, non rientra nei principi di ordine pubblico che consentono di annullare un lodo arbitrale. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, ribadendo che la violazione del divieto di patto commissorio non è sufficiente per impugnare un lodo arbitrale per contrarietà all'ordine pubblico, poiché tale divieto tutela interessi individuali del contraente più debole e non valori generali dell'ordinamento.
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La Corte di Cassazione ha chiarito le regole sulla tassazione plusvalenza sale and lease back. Un'Azienda aveva venduto un immobile e lo aveva riaffittato, generando una plusvalenza. L'Agenzia delle Entrate voleva tassare questo guadagno in 5 anni, ma l'Azienda sosteneva dovesse essere spalmato in 15 anni, pari alla durata del leasing. La Cassazione ha accolto il ricorso dell'Azienda, stabilendo che la plusvalenza deve essere tassata per l'intera durata del contratto di locazione finanziaria, riconoscendo la natura finanziaria dell'operazione. L'Azienda ha vinto, ottenendo il rimborso delle spese.
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Una società cede un immobile a una società finanziaria tramite un'operazione di locazione finanziaria di ritorno. L'Agenzia delle Entrate contesta la tassazione immediata e integrale della plusvalenza da sale and lease back nell'anno del rogito. I giudici di merito confermano la pretesa fiscale, ma la Corte di Cassazione accoglie il ricorso della società. La Suprema Corte stabilisce che questa specifica operazione possiede una causa finanziaria unitaria e distinta dalla vendita ordinaria. Di conseguenza, il guadagno non deve essere tassato interamente nell'esercizio di vendita, ma deve essere ripartito per quote lungo tutta la durata del contratto di locazione finanziaria.
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La Corte di Cassazione ha chiarito un importante aspetto della Tassazione Plusvalenza Sale and Lease Back. L'Agenzia delle Entrate contestava il metodo di una società per tassare il guadagno (plusvalenza) derivante da un'operazione di sale and lease back, sostenendo dovesse essere spalmato su 5 anni. La società, invece, lo aveva ripartito su 15 anni, pari alla durata del contratto di locazione finanziaria, basandosi su principi contabili civilistici. La Suprema Corte ha confermato che la plusvalenza deve essere tassata lungo l'intera durata del leasing, riconoscendo la natura unitaria e finanziaria del contratto e allineando la disciplina fiscale a quella civilistica. La Corte ha rigettato il ricorso dell'Agenzia delle Entrate.
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L'Amministrazione Fiscale contestava a un'Azienda Sanitaria la modalità di tassazione di una plusvalenza derivante da un'operazione di sale and lease back. L'Amministrazione riteneva che la plusvalenza dovesse essere tassata in 5 anni, mentre l'Azienda sosteneva che, trattandosi di un contratto con finalità finanziaria, la tassazione plusvalenza sale and lease back dovesse essere spalmata su 15 anni, pari alla durata del leasing. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'Azienda, stabilendo che la plusvalenza deve essere ripartita per tutta la durata del contratto di locazione finanziaria, confermando così la posizione dell'Azienda Sanitaria e annullando l'accertamento fiscale.
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La Corte di Cassazione ha affrontato un caso di **tassazione plusvalenza sale and lease back**. L'Agenzia delle Entrate contestava una società per aver ripartito su 15 anni (durata del leasing) la plusvalenza ottenuta dalla cessione di un immobile tramite un contratto di sale and lease back. L'Agenzia riteneva che la ripartizione dovesse avvenire in 5 anni, come per una normale cessione a titolo oneroso. La società, invece, applicava l'art. 2425-bis c.c., che permette di "spalmare" il guadagno per l'intera durata della locazione finanziaria. La Cassazione ha dato ragione alla società, confermando che la plusvalenza di un sale and lease back si ripartisce per la durata del contratto di locazione finanziaria, riconoscendo la natura finanziaria dell'operazione.
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Un centro medico ha contestato la `tassazione plusvalenza sale and lease back` di un immobile. L'Agenzia delle Entrate voleva tassare il guadagno in 5 anni, mentre il contribuente su 15, pari alla durata del leasing. La Cassazione ha accolto il ricorso del centro medico, stabilendo che la plusvalenza deve essere ripartita per l'intera durata del contratto di locazione finanziaria, riconoscendo la natura finanziaria dell'operazione e annullando la pretesa dell'Agenzia.
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Una società finanziaria acquista un immobile da un'impresa debitrice e lo concede in leasing a una società collegata. Dopo il mancato pagamento dei canoni, la concedente chiede la risoluzione contrattuale e la restituzione dell'immobile. La curatela fallimentare dell'impresa venditrice eccepisce la nullità dell'operazione per violazione del divieto di patto commissorio, lamentando anche il mancato svolgimento della mediazione. I giudici di merito accolgono le domande della finanziaria ritenendo valida l'operazione. La Corte di Cassazione chiarisce che il leasing non richiede la mediazione obbligatoria preventiva. Tuttavia, la Suprema Corte accoglie il ricorso della curatela perché la sentenza d'appello presenta una motivazione apparente e contraddittoria. Il giudice di merito ha ignorato il collegamento tra le società e la reale finalità di garanzia dell'operazione negoziale.
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Una società agricola ha venduto un fabbricato strumentale in corso di costruzione a una società di leasing per riutilizzarlo tramite leasing di ritorno (sale and lease back). L'Agenzia delle Entrate ha richiesto il pagamento proporzionale del tributo, mentre la società sosteneva la tassazione fissa per via della mancata ultimazione del bene. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della contribuente, confermando che il trasferimento di fabbricati strumentali sconta le imposte ipotecarie e catastali in misura proporzionale (rispettivamente 3% e 1%), indipendentemente dall'eventuale assoggettamento a IVA o dallo stato di ultimazione del fabbricato.
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L'Agenzia delle Entrate ha contestato a una società la detrazione IVA su fatture emesse per oneri di prefinanziamento collegati a un contratto di compravendita e locazione finanziaria. L'operazione prevedeva la cessione di un terreno a una società di leasing per costruire un capannone. I giudici hanno accertato la natura simulatoria dell'accordo, qualificandolo come mero finanziamento esente da imposta. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'impresa contribuente, confermando il disconoscimento del credito d'imposta. Il tema centrale riguarda la contestata detrazione IVA nel sale and lease back quando l'operazione nasconde un prestito di denaro vietato dalle norme tributarie.
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Una società vende un immobile a un'azienda di leasing per poi riutilizzarlo pagando canoni mensili (operazione di sale and lease back). Una banca creditrice impugna l'atto ritenendo che l'operazione nasconda un patto commissorio vietato dalla legge, volto a trasferire la proprietà del bene in garanzia di un debito. I giudici di merito dichiarano nullo il contratto. La Corte di Cassazione conferma la decisione, respingendo il ricorso dell'azienda di leasing. La Corte chiarisce che la clausola di vendita non si salva come patto marciano poiché manca una stima imparziale del valore del bene al momento dell'inadempimento, elemento essenziale per garantire l'equilibrio contrattuale ed evitare abusi ai danni del debitore.
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Una società vendeva un capannone industriale a una banca, la quale contestualmente lo concedeva in locazione finanziaria a una società collegata, con garanzia dei soci. A causa del mancato pagamento dei canoni, la banca otteneva un decreto ingiuntivo. La società utilizzatrice e i garanti si opponevano, sostenendo che l'operazione di sale and lease back nascondesse un patto commissorio vietato, volto a trasferire la proprietà del bene in garanzia di un debito. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la validità dell'operazione. La Corte ha chiarito che il sale and lease back è lecito se mancano indizi di frode, quali un debito preesistente, la grave sproporzione di valore del bene o l'approfittamento dello stato di bisogno del debitore. Vince la banca, che ha diritto al pagamento dei canoni insoluti.
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Una società stipula un'operazione di sale and lease back: riscatta un capannone industriale dal precedente leasing, lo vende a una nuova società finanziaria e lo riprende contestualmente in locazione finanziaria. A seguito del fallimento della società, la curatela promuove un'azione revocatoria ordinaria per dichiarare inefficace l'operazione. La Corte d'Appello accoglie la domanda, ma la Corte di Cassazione annulla la decisione. I giudici di legittimità stabiliscono che la sentenza d'appello manca di motivazione adeguata. Non è stato spiegato come un'operazione di sale and lease back, volta a fornire liquidità immediata e a far entrare la proprietà del bene nel patrimonio aziendale, possa aver impoverito l'impresa o danneggiato i creditori. La causa viene quindi rinviata per un nuovo esame.
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La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una società che aveva realizzato una serie di compravendite e contratti di "sale and lease back" su immobili a Milano e Napoli. L'Agenzia delle Entrate aveva contestato la deducibilità dei costi e la detraibilità dell'IVA, ritenendo che i prezzi fossero stati gonfiati per nascondere un finanziamento sotto forma di leasing. I giudici hanno confermato la legittimità dell'accertamento fiscale basato su presunzioni semplici. La vistosa sproporzione dei prezzi e la rapidità dei passaggi di proprietà costituiscono indizi gravi, precisi e concordanti di operazioni antieconomiche prive di una reale giustificazione commerciale. Di conseguenza, la società perde definitivamente la causa ed è condannata a pagare le spese di giudizio.
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L'Agenzia delle Entrate ha contestato a una società l'indebita deduzione di canoni di locazione gonfiati, derivanti da una complessa operazione di sale and lease back con una società collegata, e di interessi passivi su mutui contratti nonostante un grosso credito non riscosso verso i soci. Il Fisco ha ravvisato un comportamento antieconomico volto a erodere la base imponibile. La CTR aveva dato ragione alla società con una motivazione superficiale. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Fisco, stabilendo che la sentenza d'appello è nulla per motivazione apparente. I giudici di secondo grado dovranno riesaminare la vicenda, valutando l'effettiva inerenza dei costi e l'anomalia economica delle operazioni.
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L'Amministrazione Finanziaria ha contestato a una società un'operazione di sale and lease back immobiliare. Secondo il Fisco, la società ha venduto alcuni immobili a un prezzo artificialmente gonfiato rispetto al valore di mercato per ottenere un finanziamento extra e dedurre canoni di leasing più alti. La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità dell'accertamento basato su presunzioni per questa operazione. Tuttavia, la Suprema Corte ha accolto il ricorso della società su un altro punto fondamentale: i giudici d'appello, dopo aver rilevato la mancanza di motivazione della sentenza di primo grado su altre contestazioni relative a interessi passivi e indennizzi, si erano rifiutati di decidere nel merito. La sentenza è stata quindi cassata con rinvio alla Corte di Giustizia Tributaria per un nuovo esame di queste ultime voci.
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