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Rivelazione Di Segreto D'Ufficio

Definizione

Reato commesso dal pubblico ufficiale che rivela notizie d'ufficio che devono rimanere segrete.

Orientamento della Cassazione

Su LexCED 40 provvedimenti della Corte di cassazione su questo tema (2022–2026). Nel 48% dei casi il ricorso è stato dichiarato inammissibile.

Esito del ricorso

  • Accolto, anche in parte 33%
  • Rigettato 18%
  • Inammissibile 48%

Provvedimenti per anno

2022 2023 2024 2025 2026

Sezioni

  • Penale Sez. 687%
  • Penale Sez. 58%
  • Penale Sez. 15%

Precedenti più richiamati

  • Cass. 5390/2022in 3 provvedimenti
  • Cass. 39428/2015in 3 provvedimenti
  • Cass. 31171/2023in 3 provvedimenti
  • Cass. 16802/2021in 4 provvedimenti
  • Cass. 39312/2022in 3 provvedimenti

Dati LexCED, aggiornati ogni giorno. L'esito è letto dal dispositivo dei provvedimenti pubblicati; sono esclusi quelli senza dispositivo leggibile.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Rivelazione di segreto d’ufficio: condanna confermata malgrado le giustificazioni
Un sostituto procuratore è stato condannato per rivelazione di segreto d'ufficio per aver divulgato notizie su indagini preliminari. L'imputato aveva giustificato l'azione con la necessità di valutare la propria astensione dal caso. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la condanna. Ha ribadito che il reato è di pericolo, non richiede un danno effettivo e che la motivazione personale, anche se legata all'astensione, non giustifica la violazione del segreto d'ufficio. La decisione sottolinea l'importanza della riservatezza per i pubblici ufficiali.
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Prescrizione del reato: Rivelazione segreti d’ufficio e ricorso inammissibile
Un Lavoratore, condannato per rivelazione di segreti d'ufficio, ha presentato ricorso in Cassazione. Ha sostenuto che il reato fosse caduto in prescrizione del reato, contestando il calcolo dei periodi di sospensione e la data di consumazione del fatto. Ha anche impugnato la severità della pena. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto le argomentazioni sulla prescrizione manifestamente infondate e le censure sulla pena generiche. Il Lavoratore è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione.
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Rivelazione di Segreti d’Ufficio: Condanna Confermata per Direttrice
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di una direttrice di un istituto di medicina legale per il reato di Rivelazione di segreti d'ufficio. La donna aveva informato un giornalista dell'esito di un'autopsia giudiziaria, rivelando che la morte non era naturale ma per strangolamento. Il giornalista aveva poi pubblicato la notizia. La difesa aveva contestato l'utilizzabilità delle dichiarazioni del giornalista, ma la Suprema Corte ha ritenuto che la condanna fosse fondata su un solido quadro probatorio indipendente da tali dichiarazioni, basato su altri elementi di prova.
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Rivelazione di segreti d’ufficio: Funzionario vince, atti già noti
Un Funzionario comunale è stato indagato per rivelazione di segreti d'ufficio per aver consegnato atti di indagine preliminare, coperti da segreto, al difensore di una Sindaca indagata. Il Tribunale aveva confermato una misura interdittiva. Il Funzionario ha contestato, sostenendo che la Sindaca era già a conoscenza degli atti per il suo ruolo. La Corte di Cassazione ha stabilito che il reato di rivelazione di segreti d'ufficio non sussiste se la notizia è rivelata a chi ne era già a conoscenza, purché non si superi il limite della conoscenza pregressa. La Cassazione ha annullato l'ordinanza e la misura cautelare, riconoscendo la vittoria del Funzionario.
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Funzionario Sospeso: Ricorso Inammissibile per Carenza di Interesse
Un funzionario comunale è stato sospeso dal suo incarico per sei mesi, accusato di rivelazione di segreto d'ufficio. Il Tribunale ha respinto la sua richiesta di revoca della misura interdittiva. Il Funzionario ha presentato ricorso in Cassazione. Tuttavia, il suo difensore ha poi rinunciato al ricorso per sopravvenuta carenza di interesse, a seguito di una precedente decisione della stessa Corte che aveva già affrontato la questione. La Corte di Cassazione ha quindi dichiarato l'inammissibilità del ricorso, senza condannare il ricorrente al pagamento delle spese processuali.
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Rivelazione di segreti di ufficio: la soffiata costa la condanna
Un sottufficiale delle forze dell'ordine ha subito la condanna per il reato di rivelazione di segreti di ufficio per aver avvisato un imprenditore di imminenti controlli nei cantieri edili, suggerendogli di allontanare i lavoratori irregolari. L'imputato ha proposto ricorso in Cassazione sostenendo di aver appreso la notizia casualmente e contestando l'utilizzabilità delle intercettazioni provenienti da un altro procedimento. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. I giudici hanno chiarito che la notizia riguardava ispezioni congiunte del suo ufficio e che le intercettazioni nelle quali si consuma la condotta illecita costituiscono corpo del reato, risultando sempre utilizzabili. Negate anche le attenuanti generiche per lo svilimento della funzione pubblica e l'elevata gravità della condotta.
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Rivelazione di segreto d’ufficio tra accusa e assoluzione
La Corte di Cassazione ha affrontato il caso di un alto ufficiale accusato del delitto di rivelazione di segreto d'ufficio. I giudici di merito avevano condannato l'imputato per aver confidato a un legale l'esistenza di verifiche preliminari su cessioni societarie e la presenza di microspie ambientali. La Suprema Corte ha smontato l'impianto accusatorio. Per il primo capo d'accusa, i giudici hanno sancito che le informazioni societarie derivavano da fonti aperte e non erano coperte da segreto, annullando la condanna senza rinvio perché il fatto non sussiste. Per il secondo episodio, la Corte ha rilevato gravi vizi nella valutazione dei testimoni e degli indizi, annullando con rinvio la sentenza per un nuovo giudizio.
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Rivelazione di segreto d’ufficio: gestore pubblico ma innocente
La Corte di Cassazione ha confermato l'assoluzione del Legale Rappresentante di una società privata di videosorveglianza, accusato di rivelazione di segreto d'ufficio e favoreggiamento. Il Legale Rappresentante aveva avvisato alcuni dipendenti comunali del sequestro in corso delle registrazioni delle telecamere da parte della polizia. La Corte ha stabilito che, pur rivestendo la qualifica di incaricato di pubblico servizio per la gestione dei dati di sicurezza, la condotta non integra il reato di rivelazione di segreto d'ufficio. La notizia dell'indagine non riguardava infatti il servizio di archiviazione svolto, ma era stata solo appresa in quell'occasione, escludendo così il nesso funzionale richiesto dalla legge.
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Prescrizione del reato: no all’assoluzione se manca l’evidenza
Un pubblico ufficiale, accusato di rivelazione di segreto d'ufficio e corruzione per aver concordato verifiche fiscali con una società in cambio di utilità, era stato prosciolto in appello per intervenuta prescrizione del reato. L'imputato ha proposto ricorso in Cassazione chiedendo l'assoluzione nel merito, sostenendo che le verifiche non fossero segrete ma concordate per prassi. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che, in presenza di una causa di estinzione come la prescrizione del reato, il proscioglimento nel merito può essere pronunciato solo se l'innocenza emerge in modo evidente e immediato dagli atti (ictu oculi), senza necessità di nuove valutazioni o accertamenti di fatto. Di conseguenza, la precedente pronuncia di prescrizione è stata confermata e il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese.
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Corruzione d’ufficio: quando il favore tra amici non è reato
La Corte di Cassazione ha affrontato il caso di un Magistrato accusato di corruzione d'ufficio e rivelazione di segreti d'ufficio. L'accusa si basava sul presunto tentativo di ottenere atti riservati in cambio di un soggiorno in albergo pagato da un Imprenditore. La Cassazione ha annullato senza rinvio la condanna per corruzione, stabilendo che un semplice tentativo di contatto telefonico non andato a buon fine non costituisce un atto d'ufficio penalmente rilevante. Riguardo alla rivelazione di segreti d'ufficio per la diffusione di un esposto anonimo, la Corte ha invece annullato la sentenza con rinvio ad altra sezione della Corte d'Appello, poiché i giudici di merito non avevano adeguatamente valutato se il documento fosse già di pubblico dominio.
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Mance e corruzione per un atto contrario ai doveri d’ufficio
Alcuni addetti alle camere mortuarie ospedaliere ricevevano denaro da un'impresa funebre per segnalare i decessi e indirizzare i familiari. Condannati in appello per rivelazione di segreto d'ufficio e corruzione per un atto contrario ai doveri d'ufficio, gli imputati hanno proposto ricorso. La Cassazione ha annullato la sentenza con rinvio. La Corte ha chiarito che i necrofori sono incaricati di pubblico servizio. Tuttavia, per configurare la corruzione per un atto contrario ai doveri d'ufficio occorre violare una specifica norma di legge, non applicabile in questo caso. Inoltre, i dati dei familiari dei defunti non sono notizie segrete. Infine, se esiste un accordo corruttivo unico a monte, non si applica la continuazione ma il reato è unico.
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Concorso truccato: confermata la sospensione dai pubblici uffici
Un Comandante della Polizia Locale, membro di commissioni di concorso, ha rivelato in anticipo le tracce delle prove d'esame a una candidata con cui aveva una relazione sentimentale, dichiarando falsamente l'assenza di incompatibilità. Il Tribunale del riesame ha applicato la misura della sospensione dai pubblici uffici per otto mesi, ravvisando il pericolo di recidiva. La Corte di Cassazione ha confermato il provvedimento, respingendo il ricorso del pubblico ufficiale. I giudici hanno ritenuto concreto e attuale il rischio di reiterazione dei reati, data la gravità e la pianificazione delle condotte illecite, rendendo irrilevante il successivo trasferimento dell'indagato presso un altro comando. Il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali.
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Rivelazione di segreto d’ufficio: assolto se l’atto è già noto
La Corte di Cassazione ha confermato l'assoluzione di un ex magistrato accusato di concorso in rivelazione di segreto d'ufficio. L'imputato era accusato di aver istigato un membro del Consiglio Superiore della Magistratura a rivelargli informazioni riservate su un esposto a suo carico. I giudici hanno stabilito che la condotta non costituisce reato poiché le informazioni scambiate erano generiche, in parte già note all'interessato o basate su semplici prassi d'ufficio. Di conseguenza, la rivelazione non ha creato alcun pericolo concreto per il buon andamento della Pubblica Amministrazione. La Cassazione ha quindi dichiarato inammissibile il ricorso del Procuratore Generale, confermando definitivamente la decisione di non luogo a procedere.
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Rivelazione di segreto d’ufficio: assolto per chiacchiere innocue
Un ex componente del Consiglio Superiore della Magistratura è stato accusato di rivelazione di segreto d'ufficio per aver riferito a un collega informazioni su un esposto e su un'indagine in corso. I giudici di merito lo hanno assolto: per un capo d'accusa hanno applicato la particolare tenuità del fatto, mentre per l'altro hanno ritenuto che la condotta fosse del tutto priva di offensività, poiché le informazioni erano già note e i colloqui contenevano solo ipotesi generiche. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del Procuratore generale, confermando l'assoluzione dell'imputato. La Suprema Corte ha ribadito che il reato richiede un pericolo concreto di danno per la Pubblica Amministrazione, escludendo la punibilità per rivelazioni innocue o prive di reale contenuto informativo.
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Rivelazione di segreto d’ufficio: condannata la guardia giurata
Una guardia giurata addetta alla sicurezza aeroportuale ha fotografato lo schermo del radiogeno che mostrava una pistola in un bagaglio e ha condiviso l'immagine su WhatsApp, insieme alla relazione di servizio contenente i dati del passeggero. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di rivelazione di segreto d'ufficio. I giudici hanno chiarito che la guardia giurata, pur dipendente di una società privata, riveste la qualifica di incaricato di pubblico servizio poiché svolge controlli di sicurezza di rilevanza pubblica. La diffusione di dati riservati tramite messaggistica viola il dovere di fedeltà e segretezza. Di conseguenza, la Suprema Corte ha respinto il ricorso della lavoratrice, confermando la responsabilità penale e condannandola al pagamento delle spese processuali e di risarcimento.
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Rivelazione di segreti d’ufficio: no ai domiciliari senza profitto
Un funzionario pubblico è stato accusato di rivelazione di segreti d'ufficio per aver svelato a un privato l'esistenza di un'indagine antimafia. Il Giudice per le indagini preliminari aveva disposto gli arresti domiciliari, ma il Tribunale del Riesame ha annullato la misura. Il Pubblico Ministero ha tentato di modificare l'accusa contestando l'utilizzo economico delle informazioni per mantenere la misura cautelare. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso del Pubblico Ministero, confermando che la semplice rivelazione non consente l'arresto e che l'accusa non può essere ampliata durante il riesame per giustificare la custodia. Vince il funzionario, per il quale viene confermata la revoca degli arresti domiciliari.
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Rivelazione di segreto d’ufficio: arresti e revoche
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi del Procuratore della Repubblica e di un militare della Guardia di Finanza. Il caso riguardava la presunta rivelazione di segreto d'ufficio e il favoreggiamento personale a vantaggio di un clan locale. Secondo l'accusa, un avvocato e un finanziere avrebbero cercato notizie su indagini riservate. Tuttavia, i giudici hanno confermato che non vi erano prove di un'effettiva fuga di notizie per il primo gruppo di indagati. Al contrario, per un secondo militare, la Cassazione ha confermato gli arresti domiciliari a causa dei suoi stretti legami con esponenti della criminalità e del concreto rischio di reiterazione del reato, avendo messo la propria funzione pubblica a disposizione di interessi privati.
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Accesso abusivo a sistema informatico: da carabiniere a complice
Un appartenente alle forze dell'ordine, sfruttando le proprie credenziali di servizio, effettuava interrogazioni ingiustificate alla banca dati delle forze di polizia. Le informazioni ottenute venivano poi rivelate a esponenti di un clan mafioso locale, svelando l'esistenza di telecamere investigative. Successivamente, il soggetto, eletto vicesindaco, continuava a mostrare disponibilità verso la consorteria. La Corte di Cassazione ha confermato la misura cautelare degli arresti domiciliari, ribadendo che l'utilizzo delle credenziali per scopi estranei ai doveri d'ufficio integra il reato di accesso abusivo a sistema informatico, aggravato dal fine di agevolare l'associazione mafiosa. Il ricorso dell'indagato è stato rigettato.
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Rivelazione di segreto d’ufficio: condannato il candidato
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di rivelazione di segreto d'ufficio a carico di un candidato che ha ottenuto in anticipo le domande di un concorso pubblico. Il candidato, pur essendo un soggetto esterno alla pubblica amministrazione, ha istigato il direttore generale dell'ente a farsi consegnare le tracce d'esame dal presidente della commissione. La Corte ha invece accolto il ricorso di una coimputata, prosciolta per particolare tenuità del fatto, annullando la sua condanna al risarcimento delle spese civili. Nei casi di proscioglimento per lieve entità, infatti, il giudice penale non può decidere sulle richieste di risarcimento della parte civile.
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Rivelazione di segreto d’ufficio: la condanna del dirigente
Il Direttore Generale di una società pubblica, responsabile di una gara d'appalto per un'importante opera sanitaria, è stato condannato per turbata libertà degli incanti e rivelazione di segreto d'ufficio. L'imputato aveva favorito un'associazione temporanea di imprese rivelando in anticipo i nomi dei concorrenti, suggerendo modifiche al progetto e concedendo una proroga di 45 giorni su richiesta dei favoriti. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del Direttore Generale, confermando la condanna. La Corte ha stabilito che la rivelazione di segreto d'ufficio si configura anche per atti non espressamente vietati dalla legge speciale, qualora la divulgazione possa arrecare un pregiudizio alla pubblica amministrazione o a terzi, come nel caso dell'anticipazione della proroga dei termini di presentazione delle offerte.
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