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Risarcimento Danno Demansionamento

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Risarcimento danni da demansionamento: serve la prova del danno
Il Lavoratore ha fatto causa all'Azienda chiedendo il risarcimento danni da demansionamento e mobbing. La Corte d'Appello ha respinto la domanda evidenziando che il danno non è automatico e che il lavoratore non ha fornito prove concrete del pregiudizio subito, né dell'inattività forzata. Il Lavoratore ha quindi proposto ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, confermando che il risarcimento danni da demansionamento richiede sempre l'allegazione e la prova specifica del danno subìto dal dipendente. Non basta dimostrare il demansionamento in sé per ottenere un risarcimento, in quanto il danno non è mai implicito. Di conseguenza, il Lavoratore ha perso definitivamente la causa ed è stato condannato al pagamento delle spese processuali.
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Risarcimento danni da demansionamento: stop ai doppi indennizzi
Il Lavoratore ha richiesto il risarcimento danni da demansionamento e la reintegrazione presso la Banca Cedente, contestando la cessione del ramo d'azienda alla Società Cessionaria. La Corte d'Appello ha dichiarato inammissibile la reintegrazione per precedente contenzioso e ha rigettato la domanda risarcitoria. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, respingendo il ricorso del Lavoratore. I giudici hanno chiarito che la richiesta di risarcimento copre anche i danni futuri maturati durante il processo, a meno che non vi sia un'esplicita limitazione temporale da parte del ricorrente. Di conseguenza, il precedente giudicato precludeva una nuova richiesta per lo stesso periodo. Per il periodo successivo alla cessione, la responsabilità ricade unicamente sulla Società Cessionaria, ma le accuse del Lavoratore sono state ritenute troppo generiche e prive di prove concrete sul danno alla professionalità.
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Risarcimento danni da demansionamento: sì al danno, no ai ritardi
Un dipendente pubblico, inquadrato in una categoria superiore, ha svolto per anni mansioni manuali inferiori. La Corte d'Appello ha accertato la dequalificazione e ha riconosciuto il risarcimento danni da demansionamento, limitandolo però agli ultimi dieci anni precedenti la notifica della causa, dichiarando prescritti i crediti anteriori. Il lavoratore ha fatto ricorso sostenendo che la prescrizione dovesse decorrere solo dalla fine della condotta illecita. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che il demansionamento è un illecito permanente: il diritto al risarcimento sorge e si prescrive giorno per giorno. Anche il ricorso del datore di lavoro, che contestava la prova del danno, è stato respinto poiché il danno può essere dimostrato tramite presunzioni basate sulla durata e sulla visibilità della dequalificazione. Entrambe le parti sono rimaste soccombenti.
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Risarcimento danni demansionamento: la Cassazione conferma
Una pubblica agenzia ricorre in Cassazione contro una condanna per risarcimento danni demansionamento a favore di un proprio dipendente. Questi non era stato reintegrato nel suo ruolo di capo team, nonostante una precedente sentenza definitiva lo imponesse. La Corte Suprema dichiara il ricorso inammissibile, confermando la condanna al risarcimento per i danni biologici, morali e patrimoniali derivanti dall'illegittimo demansionamento e dalla violazione del precedente giudicato.
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Risarcimento danno demansionamento: quando è tassabile?
Un'azienda ha dedotto un importo versato a un dipendente a titolo di risarcimento danno demansionamento, qualificandolo come danno biologico in un accordo transattivo. L'Agenzia delle Entrate ha contestato la deduzione. La Corte di Cassazione ha stabilito che spetta al contribuente provare che la somma risarcisce un danno non tassabile (danno emergente) e non una perdita di reddito (lucro cessante). Un semplice accordo transattivo non è una prova sufficiente.
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Risarcimento danno demansionamento: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 32527/2024, ha confermato il diritto al risarcimento danno demansionamento per due dipendenti bancari, anche in presenza di una precedente sentenza che aveva escluso il risarcimento per un periodo anteriore. La Corte ha stabilito che la continuità del demansionamento in un periodo successivo costituisce un illecito distinto, per il quale è possibile richiedere e ottenere un nuovo risarcimento. Inoltre, ha ribadito che il danno alla professionalità può essere provato anche in via presuntiva e liquidato equitativamente dal giudice sulla base di elementi come la durata e la gravità del demansionamento.
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Risarcimento danni demansionamento: ricorso inammissibile
Un dipendente pubblico, vicecomandante della polizia municipale, subisce un demansionamento e chiede il risarcimento danni. La Corte d'Appello riconosce il danno ma lo liquida in via equitativa. Il dipendente ricorre in Cassazione contestando la quantificazione. La Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile, in quanto le censure miravano a un riesame del merito, non consentito in sede di legittimità. L'ordinanza chiarisce i limiti del ricorso per il risarcimento danni demansionamento.
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Risarcimento danni demansionamento: la Cassazione decide
Un dipendente pubblico, vicecomandante della polizia municipale, ha subito un demansionamento a seguito di un procedimento penale. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il suo ricorso volto a ottenere un risarcimento danni demansionamento maggiore di quello liquidato in appello. La Suprema Corte ha confermato i criteri di calcolo del danno, distinguendo tra il ruolo del procedimento penale e quello del demansionamento nel causare il danno alla salute e chiarendo i limiti del giudizio di legittimità.
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Risarcimento danno demansionamento: limiti della domanda
La Corte di Cassazione conferma la condanna di una società di telecomunicazioni per risarcimento danno demansionamento a favore di un dipendente. La Corte chiarisce che la domanda del lavoratore va interpretata nella sua interezza, includendo l'atto introduttivo e i conteggi allegati, non solo le conclusioni finali. Viene inoltre stabilito che una precedente sentenza sull'inquadramento non preclude una successiva richiesta di risarcimento, in quanto si tratta di diritti diversi e non coperti da giudicato.
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Risarcimento danno demansionamento: il giudicato
La Corte di Cassazione chiarisce che, in un giudizio per il risarcimento danno demansionamento, una precedente sentenza definitiva che ha già accertato l'illegittimità della condotta del datore di lavoro è vincolante. Il nuovo giudice non può richiedere nuovamente la prova del demansionamento, ma deve limitarsi a quantificare il danno, che può essere liquidato in via equitativa.
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