Il Tribunale di Pescara, in funzione di giudice dell'esecuzione, aveva respinto la richiesta di unificazione delle pene per diversi reati commessi da un soggetto tra il 2015 e il 2016, escludendo il reato continuato e ritenendo le condotte espressione di una generica tendenza a delinquere. Il condannato ha proposto ricorso in Cassazione, lamentando la mancata valutazione degli indici concreti di un disegno unitario. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, evidenziando che il giudice di merito ha del tutto omesso l'esame concreto dei fatti. La Cassazione ha chiarito che per il reato continuato non serve una pianificazione dettagliata, ma basta una programmazione di massima iniziale. Di conseguenza, la Corte ha annullato l'ordinanza e ha rinviato il caso al Tribunale per un nuovo e corretto esame.
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