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Rimessione In Termini — Anno 2022

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Altri anni per Rimessione In Termini

Provvedimenti

Esclusione dalla gara d’appalto: la Cassazione punisce i ricorsi tardivi
Una società di servizi è stata colpita da un provvedimento di esclusione dalla gara d'appalto indetta da una concessionaria pubblica, a causa del coinvolgimento di un suo amministratore di fatto in un'indagine per corruzione. Dopo la conferma dell'esclusione da parte del Consiglio di Stato, la società ha proposto prima un ricorso per revocazione e, successivamente, un ricorso in Cassazione oltre i termini di legge, invocando un mutamento giurisprudenziale per essere riammessa nei termini. Le Sezioni Unite hanno dichiarato il ricorso inammissibile perché tardivo. La Corte ha ribadito che la presentazione della revocazione fa decorrere il termine breve di sessanta giorni per ricorrere in Cassazione, e che non vi erano i presupposti per l'overruling, in quanto non vi è stato alcun mutamento imprevedibile delle regole del processo.
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Termine breve di impugnazione: il ritardo costa caro alla società
Una stazione appaltante esclude un raggruppamento di imprese da una gara pubblica a causa del coinvolgimento del socio di maggioranza in indagini per corruzione. La società esclusa impugna l'esclusione, ma perde nei vari gradi di giudizio amministrativo. Successivamente, propone ricorso per revocazione e, solo dopo, ricorso in Cassazione. La Suprema Corte dichiara inammissibile il ricorso poiché proposto oltre il termine breve di impugnazione di sessanta giorni, decorrente dalla data di proposizione della revocazione. La Corte nega la rimessione in termini, escludendo la sussistenza di un caso di "prospective overruling" (mutamento giurisprudenziale imprevedibile), in quanto la questione dei limiti del ricorso era dibattuta da tempo. Vince la stazione appaltante; la società esclusa deve pagare le spese di giudizio.
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Termine breve per ricorso in Cassazione: l’Azienda perde tutto
L'Azienda è stata esclusa da una gara d'appalto indetta dalla Stazione Appaltante a causa di gravi condotte corruttive di un socio. Dopo il rigetto del ricorso da parte del Consiglio di Stato, l'Azienda ha proposto revocazione e, successivamente, ricorso in Cassazione oltre i tempi consentiti. Le Sezioni Unite hanno dichiarato inammissibile il ricorso per violazione del termine breve per ricorso in Cassazione, pari a sessanta giorni, decorrente dalla data di proposizione della revocazione. La Corte ha respinto la richiesta di rimessione in termini, escludendo la presenza di un mutamento giurisprudenziale imprevedibile (overruling). L'Azienda perde la causa e viene condannata al pagamento delle spese processuali.
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Notifica a mezzo posta: l’avviso mancante salva il contribuente
L'Agenzia delle Entrate ha impugnato una sentenza favorevole a una società commerciale, eseguendo la notifica a mezzo posta del ricorso. Tuttavia, l'amministrazione non ha depositato in giudizio l'avviso di ricevimento della spedizione e la società destinataria non si è costituita nel processo. La Corte di Cassazione ha stabilito che la notifica a mezzo posta si perfeziona solo con la prova della consegna, rappresentata esclusivamente dall'avviso di ricevimento. Di conseguenza, in mancanza di tale documento e senza la costituzione spontanea della controparte, il giudice non può verificare la regolare instaurazione del contraddittorio. La Suprema Corte ha quindi dichiarato inammissibile il ricorso dell'Agenzia delle Entrate, confermando la vittoria della società.
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Confisca di prevenzione: salvi i creditori senza notifiche
Un istituto di credito ha richiesto l'ammissione al pagamento di un credito ipotecario su un immobile colpito da confisca di prevenzione. Il Tribunale ha dichiarato la domanda inammissibile perché presentata oltre il termine di 180 giorni dalla definitività della confisca. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della banca, stabilendo che il termine di decadenza non può decorrere se il creditore non ha avuto un'effettiva e tempestiva conoscenza del provvedimento definitivo. I giudici di legittimità hanno annullato la decisione precedente, rinviando il caso al Tribunale per verificare se il ritardo della banca fosse dovuto a un'ignoranza incolpevole e, in caso positivo, valutare nel merito la richiesta di ammissione del credito.
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Omessa traduzione dell’imputato: annullata la condanna
L'Imputato, accusato di rapina aggravata e sottoposto agli arresti domiciliari, non viene trasferito in tribunale per l'udienza d'appello a causa della mancata consegna telematica dell'ordine di trasferimento alla polizia penitenziaria. La Corte d'appello celebra comunque il processo in sua assenza. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso della difesa, stabilendo che l'omessa traduzione dell'imputato detenuto o agli arresti domiciliari costituisce un legittimo impedimento a comparire. Di conseguenza, l'udienza celebrata senza la sua presenza è affetta da nullità assoluta. I giudici annullano la sentenza d'appello e rinviano gli atti alla Corte d'appello di Firenze per celebrare un nuovo e corretto processo.
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Clausola compromissoria: quando lo statuto batte il tribunale
Due membri di un ente di gestione collettiva impugnano la delibera assembleare che li ha revocati dalla carica di amministratori. Lo statuto dell'ente prevedeva una clausola compromissoria che imponeva di risolvere le liti tramite arbitrato entro venti giorni. I ricorrenti si rivolgono invece al giudice ordinario dopo diversi anni, sostenendo che una successiva modifica statutaria avesse eliminato tale vincolo. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile. I giudici confermano che la clausola compromissoria era pienamente operante al momento dei fatti e che il termine di decadenza di venti giorni era ormai ampiamente scaduto. La successiva modifica dello statuto non ha l'effetto di riaprire i termini per impugnare una decisione passata.
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