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Rimedio risarcitorio (art. 35-ter ord. pen.)

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Sovraffollamento carcerario e celle aperte: no al risarcimento
Un detenuto ha chiesto il risarcimento per le condizioni vissute in carcere a causa del sovraffollamento carcerario, lamentando uno spazio calpestabile inferiore ai tre metri quadrati o compreso tra tre e quattro metri quadrati. Il Tribunale di sorveglianza ha riconosciuto l'indennizzo solo per un breve intervallo di sessantasette giorni, rigettando la domanda per il resto della detenzione. I giudici hanno accertato la presenza di fattori compensativi rilevanti, tra cui il regime a celle aperte per otto-dieci ore giornaliere, il lavoro e le attività sportive. La Corte di Cassazione ha confermato il provvedimento e ha respinto il ricorso del recluso. Lo spazio ridotto non genera automaticamente una violazione dell'articolo 3 CEDU quando la prolungata libertà di movimento fuori dalla cella e la brevità dei periodi critici bilanciano il disagio patito.
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Detenzione Inumana: Precedente Favorevole Non Basta per il Danno
Un detenuto ha richiesto un indennizzo per le condizioni di vita in carcere, sostenendo che un altro recluso, detenuto nello stesso istituto, aveva ottenuto un risarcimento. La Corte di Cassazione ha respinto il suo ricorso, definendolo troppo generico. I giudici hanno stabilito che non basta citare un caso simile per ottenere un rimedio risarcitorio per detenzione inumana. È necessario contestare specificamente la valutazione del tribunale, che aveva già considerato i 'fattori compensativi' che miglioravano le condizioni generali. Il detenuto ha perso la causa ed è stato condannato a pagare le spese processuali e una multa.
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