Un pubblico ufficiale è stato condannato in via definitiva per il reato di apologia di fascismo, a causa di numerosi post pubblicati sul proprio profilo social pubblico inneggianti a figure, simboli e metodi violenti del fascismo e del nazismo. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna, ritenendo che la condotta, per la sua reiterazione, per la credibilità derivante dal ruolo dell'imputato e per l'ampia diffusione consentita dal social network, integrasse un pericolo concreto e attuale di ricostituzione del disciolto partito fascista.
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