Definizione
Un tipo speciale di impugnazione (richiesta di riesame) che permette di annullare una sentenza già definitiva in presenza di errori gravi o fatti nuovi.
Orientamento della Cassazione
Su LexCED 321 provvedimenti della Corte di cassazione su questo tema (2022–2026). Nel 66% dei casi il ricorso è stato dichiarato inammissibile.
Esito del ricorso
- Accolto, anche in parte 9%
- Rigettato 10%
- Inammissibile 66%
- Estinto 4%
- Altro 10%
Provvedimenti per anno
2022
2023
2024
2025
2026
Sezioni
- Civile Sez. 550%
- Civile Sez. 329%
- Civile Sez. 621%
Precedenti più richiamati
- Cass. 14937/2017in 10 provvedimenti
- Cass. 8984/2018in 8 provvedimenti
- Cass. S.U. 30994/2017in 25 provvedimenti
- Cass. 6405/2018in 8 provvedimenti
- Cass. S.U. 8984/2018in 21 provvedimenti
Dati LexCED, aggiornati ogni giorno. L'esito è letto dal dispositivo dei provvedimenti pubblicati; sono esclusi quelli senza dispositivo leggibile.
Norme più ricorrenti in questi provvedimenti
Provvedimenti
Un agente di commercio ha chiesto il risarcimento dei danni alla società preponente per la presunta violazione del diritto di esclusiva territoriale. Dopo aver perso la causa nei gradi di merito e in Cassazione, il professionista ha proposto ricorso per revocazione contro la pronuncia dei giudici di legittimità. Il ricorrente ha lamentato presunti errori nell'analisi delle domande processuali e nella valutazione della mancata ammissione delle prove. La Suprema Corte ha dichiarato l'inammissibilità totale dell'istanza. I magistrati hanno chiarito che il rimedio revocatorio riguarda solo sviste materiali e non dissensi sull'interpretazione giuridica o sulla valutazione degli atti, condannando l'agente alle spese e al raddoppio del contributo unificato.
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Un investitore citava in giudizio una società assicuratrice per ottenere il risarcimento del danno subito dopo aver acquistato azioni sulla base di bilanci inattendibili e di un prospetto alterato. La Corte di Appello rigettava la domanda risarcitoria ritenendo non provato il legame causale tra i dati scorretti e l'acquisto, rimproverando al risparmiatore di aver ignorato segnali d'allarme esterni. La Corte di Cassazione, correggendo prima una svista di cancelleria tramite revocazione, ribalta l'esito: il falso in prospetto genera una presunzione sia di colpa dell'emittente sia di collegamento causale con il pregiudizio economico dell'investitore. Il cittadino può confidare nella veridicità delle comunicazioni ufficiali senza dover monitorare report esterni. La Suprema Corte cassa la sentenza sfavorevole e rinvia alla corte territoriale per un nuovo giudizio conforme a tali principi.
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Un Condominio ha presentato un ricorso per revocazione contro una precedente decisione della Corte di Cassazione. Il Condominio sosteneva che la sentenza impugnata avesse un contenuto diverso da quello atteso e che riguardasse una sentenza d'appello errata. La Corte di Cassazione ha esaminato il caso e ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso per revocazione. Ha ritenuto che il ricorso mancasse di attinenza rispetto alla decisione contestata, evidenziando una chiara discordanza tra quanto lamentato dal Condominio e la realtà della sentenza. Di conseguenza, il Condominio è stato condannato a pagare le spese legali all'Azienda.
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L'Agenzia delle Entrate ha presentato ricorso per revocazione fiscale contro una sentenza che aveva ricalcolato in modo errato le sanzioni su redditi esteri non dichiarati. La Corte di Cassazione ha esaminato il caso. Ha stabilito che la precedente decisione si basava su un errore di giudizio, non su una semplice svista di fatto. Il giudice aveva infatti calcolato le sanzioni su un importo di € 1.267,20, mentre una sentenza precedente e definitiva (passata in giudicato) indicava € 33.000,00. La Cassazione ha accolto il ricorso, cassando la sentenza e rinviando la causa a una diversa sezione della Commissione Tributaria Regionale per un nuovo esame.
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Un'Azienda è stata esclusa da una gara d'appalto pubblica a causa di indagini per corruzione. Dopo aver esaurito i ricorsi amministrativi, ha presentato un ricorso per revocazione contro una sentenza del Consiglio di Stato. L'Azienda lamentava un'omessa pronuncia sulla sua richiesta di **rinvio pregiudiziale UE** alla Corte di Giustizia. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha stabilito che l'errore revocatorio riguarda solo sviste materiali del giudice, non errori di valutazione giuridica. Inoltre, la richiesta di rinvio pregiudiziale non è una domanda su cui il giudice deve necessariamente pronunciarsi, specialmente se l'interpretazione del diritto europeo è già chiara.
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Un'azienda del settore della ristorazione ha ricevuto un'ordinanza ingiunzione dall'Ispettorato del Lavoro per presunto impiego di lavoro in nero di tre dipendenti. Dopo che la Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso della società, l'azienda ha proposto ricorso per revocazione chiedendo di correggere l'errore di fatto commesso dai giudici. La Sezione Filtro della Suprema Corte ha valutato che la questione non presenta i presupposti per una decisione rapida in camera di consiglio. Di conseguenza, i giudici hanno rimesso la causa dinanzi alla sezione semplice per una trattazione ordinaria del caso.
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Una società alberghiera ha ricevuto contributi pubblici regionali per investimenti turistici. La Commissione Europea ha in seguito qualificato tali fondi come contributi illegittimi. L'ente regionale ha quindi ingiunto il recupero delle somme. La Suprema Corte ha imposto la restituzione aiuti di Stato all'impresa, escludendo la tutela della buona fede. L'azienda ha tentato un ricorso per revocazione, sostenendo un presunto errore di fatto dei giudici di legittimità circa la propria diligenza. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'impresa. Ogni operatore economico ha l'onere inderogabile di verificare autonomamente la compatibilità europea dei fondi pubblici. La società deve rimborsare integralmente l'agevolazione.
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Una lavoratrice ha agito contro il datore di lavoro per ottenere il pagamento di differenze retributive. Dopo un iniziale accoglimento, i giudici hanno dichiarato prescritto il credito retributivo a causa della nullità della prima notificazione. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso ordinario della donna perché non aveva trascritto nel testo l'atto di precetto, ritenuto essenziale per dimostrare l'interruzione della prescrizione. La dipendente ha quindi proposto ricorso per revocazione, sostenendo che i giudici avessero commesso una svista materiale non considerando lo smarrimento del documento. La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso per revocazione: contestare la necessità di trascrivere l'atto costituisce una censura di diritto sul principio di autosufficienza e non un errore materiale di fatto.
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Gli eredi di un defunto hanno agito in giudizio per ottenere la restituzione di quote societarie, sostenendo che il defunto le avesse intestate fiduciariamente a un parente per proteggerle da creditori. I giudici di merito e la Corte di Cassazione avevano respinto la loro richiesta per mancanza di prova del negozio fiduciario. Successivamente, gli eredi hanno proposto un ricorso per revocazione contro la sentenza della Cassazione, lamentando errori di fatto nella lettura degli atti. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che gli errori lamentati non erano "errori revocatori" ma questioni di giudizio già dibattute. I ricorrenti sono stati condannati per lite temeraria, con risarcimento danni.
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L'Amministrazione Finanziaria ha impugnato una sentenza tributaria favorevole a un gruppo di contribuenti. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso dell'ente, ma non ha liquidato le spese legali presupponendo erroneamente che i contribuenti non si fossero costituiti, benché il loro controricorso fosse regolarmente presente negli atti. I cittadini hanno quindi proposto un ricorso per revocazione in Cassazione per correggere questo palese errore materiale. I giudici supremi hanno accolto l'istanza riconoscendo l'errore di fatto sulla mancata costituzione della parte privata. Tuttavia, nella successiva fase di ridecisione, la Corte ha disposto la totale compensazione delle spese di lite. Tale scelta è dipesa dalla sopravvenuta e innovativa giurisprudenza delle Sezioni Unite intervenuta sulla validità delle notifiche a mezzo posta privata successivamente all'avvio del contenzioso.
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Una società immobiliare ha presentato un ricorso per revocazione contro un'ordinanza della Corte di Cassazione che aveva dichiarato inammissibile un suo precedente gravame. L'immobiliare sosteneva che la Suprema Corte fosse incorsa in un errore di fatto, non avendo considerato che gli atti contenevano tutte le indicazioni e i documenti prescritti. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile la domanda, chiarificando che l'errore di fatto giustificante la revocazione si verifica solo in presenza di un'evidente svista percettiva e materiale. Al contrario, stabilire se i motivi di un ricorso siano sufficientemente chiari, specifici o autosufficienti costituisce un'attività di valutazione logico-giuridica. Di conseguenza, un'eventuale difformità di giudizio rappresenta un errore di valutazione non correggibile con il ricorso per revocazione. La società proprietaria è stata quindi condannata al pagamento del doppio del contributo unificato.
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Una Contribuente ha contestato un'intimazione di pagamento illegittima emessa dall'Agenzia delle Entrate, che aumentava le sanzioni rispetto all'avviso di accertamento originario. La Commissione Tributaria Regionale ha dato ragione alla Contribuente, dichiarando l'intimazione illegittima. L'Agenzia delle Entrate ha presentato ricorso in Cassazione. Tuttavia, la Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. L'Agenzia aveva già proposto un ricorso per revocazione contro la stessa sentenza, e il ricorso in Cassazione è stato presentato oltre il termine breve di 60 giorni dalla notifica del ricorso per revocazione. La Contribuente ha quindi vinto, e l'Agenzia è stata condannata a pagare le spese legali.
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Un cittadino ha proposto ricorso per revocazione contro un'ordinanza della Corte di Cassazione che aveva confermato la competenza del tribunale in una causa di risarcimento danni. Il ricorrente ha sostenuto che i giudici avessero frainteso i suoi motivi di impugnazione sulla competenza territoriale. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. La legge stabilisce infatti che la revocazione serve solo per correggere errori materiali o di fatto visibili dagli atti. L'errata interpretazione o valutazione delle argomentazioni difensive costituisce invece un presunto errore di giudizio. Questo tipo di errore non rientra nei casi previsti per la revocazione. Il ricorrente è stato quindi condannato al pagamento delle spese di giudizio e del doppio contributo unificato.
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La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso per revocazione presentato da una società contro una precedente ordinanza della stessa Corte. La ricorrente sosteneva che l'ordinanza fosse viziata da errori percettivi, avendo la Corte ritenuto non esaminate domande che invece lo erano, o basandosi su una riproposizione generica di domande. La Corte ha ribadito che l'errore revocatorio deve essere un errore di fatto evidente, non una diversa valutazione giuridica, e deve aver influenzato la decisione. Le censure della ricorrente riguardavano valutazioni giuridiche e non errori di fatto, rendendo il ricorso inammissibile. La ricorrente è stata condannata a pagare le spese legali.
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Un'Azienda Edile ha presentato un ricorso per revocazione contro un Ente Gestore Infrastrutture. L'Azienda lamentava un presunto errore percettivo della Corte in una precedente ordinanza. La Corte aveva dichiarato inammissibile il ricorso originario, rigettando le richieste di interessi e rivalutazione monetaria. L'Azienda sosteneva che la Corte avesse mal interpretato la natura delle riserve contrattuali. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile anche il ricorso per revocazione. Ha ribadito che l'errore percettivo deve riguardare fatti oggettivi, non valutazioni del giudice. L'Azienda Edile deve pagare le spese legali e un ulteriore contributo unificato.
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Gli eredi del proprietario originario contestano la titolarità di una corte comune venduta insieme a un appartamento a un terzo acquirente. Dopo il rigetto del ricorso in sede di legittimità, gli eredi presentano un ricorso per revocazione sostenendo che i giudici abbiano commesso un errore nella valutazione dei titoli di proprietà e delle visure catastali. La Corte di Cassazione dichiara inammissibile l'impugnazione. La Suprema Corte chiarisce che la contestazione riguarda l'interpretazione dei documenti e non una mera svista materiale o errore di percezione. Trattandosi di una critica alla valutazione del merito, il rimedio revocatorio non può sostituire un nuovo giudizio. Gli eredi perdono la causa e devono versare un ulteriore importo a titolo di contributo unificato.
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Un'Impresa Ricorrente e un'Impresa Seconda Classificata hanno impugnato una sentenza del Consiglio di Stato che aveva dichiarato inammissibili i loro ricorsi per revocazione. Questi ricorsi miravano a contestare l'aggiudicazione di una gara d'appalto per servizi di lavanderia ospedaliera. La Corte di Cassazione, Sezioni Unite, ha dichiarato inammissibili i ricorsi, ribadendo i Limiti giurisdizione Consiglio di Stato. La Cassazione può intervenire solo per "eccesso di potere giurisdizionale" del Consiglio di Stato, non per errori di valutazione o di diritto commessi nell'esaminare l'ammissibilità del ricorso per revocazione. La sentenza conferma che la Corte non è un giudice di "terzo grado" per le decisioni amministrative.
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Due ex-dirigenti hanno ricevuto sanzioni amministrative pecuniarie per infrazioni alla normativa bancaria. Hanno contestato tali provvedimenti, sollevando questioni sulla `prescrizione delle sanzioni amministrative`. Dopo un lungo iter giudiziario, la Corte di Cassazione aveva rigettato il loro ricorso. Successivamente, uno dei dirigenti ha proposto un ricorso per revocazione, lamentando un "errore di fatto revocatorio" della Corte per non aver esaminato un motivo specifico sulla decorrenza della prescrizione. Tuttavia, durante il procedimento di revocazione, la ricorrente ha rinunciato al ricorso. Il Ministero dell'Economia e la Consob hanno accettato la rinuncia. La Corte ha quindi dichiarato l'estinzione del giudizio, senza ulteriori provvedimenti sulle spese.
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Un ex dipendente pubblico, transitato nell'Ente Nazionale per l'Aviazione Civile (ENAC), ha contestato il suo Trattamento di fine rapporto. Inizialmente, chiedeva l'indennità di anzianità, ma la Cassazione ha stabilito il diritto al TFR secondo la legge del 1982. L'ex dipendente ha presentato un ricorso per revocazione contro questa decisione, sostenendo un errore di fatto nell'interpretazione delle norme. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ribadito che l'interpretazione errata di una legge costituisce un errore di diritto (error iuris), non un errore di fatto. Solo gli errori di fatto evidenti e decisivi possono giustificare una revocazione. L'ex dipendente ha perso e dovrà pagare le spese legali.
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Un erede ha contestato in Cassazione la decisione che aveva dichiarato improcedibile il suo ricorso per ottenere un risarcimento per l'occupazione espropriativa di un terreno. Il terreno era stato utilizzato per opere pubbliche. La controversia ruotava attorno all'applicazione dell'istituto dell'acquisizione sanante, un provvedimento che permette all'ente pubblico di acquisire la proprietà di un bene occupato illegittimamente. La Corte ha rigettato il ricorso, confermando la correttezza della precedente valutazione sulla legittimità dell'acquisizione sanante. L'erede dovrà pagare le spese legali.
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