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Ricorso De Plano

Definizione

Una procedura semplificata e accelerata, prevista dall'art. 610, comma 5-bis, c.p.p., con cui la Corte di Cassazione decide su un ricorso senza udienza pubblica, basandosi solo sugli atti scritti, tipicamente per dichiararne l'inammissibilità.

Orientamento della Cassazione

Su LexCED 91 provvedimenti della Corte di cassazione su questo tema (2022–2026). Nel 97% dei casi il ricorso è stato dichiarato inammissibile.

Esito del ricorso

  • Rigettato 1%
  • Inammissibile 97%
  • Altro 2%

Provvedimenti per anno

2022 2023 2024 2025 2026

Sezioni

  • Penale Sez. 246%
  • Penale Sez. 745%
  • Penale Sez. 610%

Precedenti più richiamati

  • Cass. 13479/2022in 3 provvedimenti
  • Cass. 40139/2018in 3 provvedimenti
  • Cass. 22002/2019in 11 provvedimenti
  • Cass. 944/2019in 7 provvedimenti
  • Cass. 29243/2018in 6 provvedimenti

Dati LexCED, aggiornati ogni giorno. L'esito è letto dal dispositivo dei provvedimenti pubblicati; sono esclusi quelli senza dispositivo leggibile.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Concordato in appello: nessun ricorso sul calcolo dei singoli reati
L'Imputato, condannato per rapina pluriaggravata, ricettazione e uso abusivo di dispositivi jammer, ha stipulato un concordato in appello per rideterminare la sanzione a tre anni di reclusione e settecento euro di multa. Successivamente ha proposto ricorso per cassazione, sostenendo che i giudici di secondo grado non avevano specificato i singoli aumenti di pena per i reati minori uniti dal vincolo della continuazione. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. Chi concorda liberamente la sanzione non può contestare il calcolo dei singoli incrementi di pena se la pena finale rispetta i limiti di legge. L'accordo vincola le parti e rende definitivo l'esito concordato, con condanna del ricorrente al pagamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Ricorso per Cassazione personale: la firma costa cara
Il Tribunale di sorveglianza nega l'accesso a una misura alternativa alla detenzione a un cittadino condannato. L'interessato decide di impugnare il provvedimento e redige direttamente un ricorso per Cassazione personale, omettendo l'assistenza di un legale abilitato. La Suprema Corte dichiara l'atto immediatamente inammissibile per difetto di legittimazione attraverso un iter semplificato. La decisione conferma che il cittadino non può difendersi in autonomia davanti al massimo organo di legittimità penale. A seguito del rigetto formale, la Corte condanna il ricorrente al rimborso delle spese di giudizio e al pagamento di tremila euro alla Cassa delle ammende per avere attivato la giustizia senza osservare i precisi requisiti formali della procedura penale.
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Ricorso per cassazione personale: la difesa autonoma fallisce
Un detenuto ha impugnato direttamente una decisione emessa dal Tribunale di Sorveglianza senza l'assistenza tecnica di un legale specializzato. Il cittadino ha depositato l'atto in prima persona, confidando nella possibilità di far valere autonomamente le proprie ragioni davanti alla Suprema Corte. I giudici hanno dichiarato l'immediata inammissibilità dell'impugnazione. La legge italiana vieta infatti il ricorso per cassazione personale, richiedendo obbligatoriamente la firma di un difensore iscritto nell'albo speciale dei cassazionisti. Il tentativo di difesa autonoma si è risolto in una pronuncia negativa sul nascere, con l'ulteriore condanna del ricorrente al pagamento delle spese di giudizio e di una consistente sanzione pecuniaria.
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Ricorso contro il patteggiamento: i limiti della riduzione pena
L'Imputato ha concordato una pena con il Pubblico Ministero per detenzione illegale di un'arma clandestina, ricettazione e possesso di cartucce. Successivamente, la difesa ha proposto un ricorso contro il patteggiamento lamentando la mancata concessione del massimo sconto per le attenuanti generiche. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile poiché la legge limita severamente le possibilità di impugnare una sentenza concordata. La decisione conferma che non si possono contestare in sede di legittimità le valutazioni di merito sulla misura della pena accettata. Di conseguenza, L'Imputato ha perso la causa e deve pagare le spese processuali, oltre al versamento di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Ricorso Penale Inammissibile: Quando la Legittimazione Personale Fallisce
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità ricorso penale presentato personalmente da un Individuo. L'Individuo aveva impugnato un'ordinanza del GIP di Genova che aveva rigettato una sua istanza. La Suprema Corte ha stabilito che, a seguito delle modifiche legislative del 2017, un ricorso presentato personalmente non ha la necessaria legittimazione (il diritto di agire in giudizio) se non rispetta le nuove disposizioni. Di conseguenza, l'Individuo è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma alla Cassa delle ammende.
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Patteggiamento e ricorso per cassazione: i limiti della legge
L'Imputato ha concordato una sanzione penale per reati di lieve entità legati agli stupefacenti attraverso l'istituto del patteggiamento. Successivamente, il suo difensore ha proposto ricorso per cassazione lamentando la mancata proscioglimento immediato e difetti di motivazione della sentenza. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile l'impugnazione. I giudici hanno chiarito la disciplina del patteggiamento e ricorso per cassazione, specificando che la legge consente il ricorso soltanto per vizi sulla volontà, difetto di conformità tra richiesta e decisione, errata qualificazione giuridica o illegalità della pena. Le contestazioni sulla motivazione e sulla responsabilità non sono più ammesse dopo un accordo sulla pena. L'Imputato è stato quindi condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle Ammende per la palese infondatezza del ricorso.
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Ricorso in Cassazione personale: la firma dell’imputato non basta
L'Imputato, condannato in appello per reati di rapina e lesioni personali, ha presentato un ricorso in Cassazione personale sottoscritto di proprio pugno. La Suprema Corte ha dichiarato l'atto inammissibile attraverso una procedura semplificata. Con la Riforma Orlando del 2017, l'articolo 613 del codice di procedura penale impone che l'impugnazione sia sottoscritta esclusivamente da un avvocato iscritto nell'albo speciale dei patrocinanti dinanzi alla Cassazione. La presentazione diretta da parte del cittadino determina un difetto insanabile di legittimazione. La Corte ha condannato L'Imputato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle Ammende per la colpa nella presentazione dell'atto.
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Ricorso inammissibile: quando l’autodifesa non basta in Cassazione
Un imputato, già condannato per reati contro il patrimonio e con pena ridotta tramite patteggiamento, ha presentato personalmente un ricorso contro la sentenza d'appello. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. La legge prevede che, dopo una certa data, i ricorsi in Cassazione debbano essere presentati da un avvocato. L'imputato, agendo da solo, non aveva la legittimazione necessaria. Questa decisione ha comportato la condanna dell'imputato al pagamento delle spese processuali e di una somma alla Cassa delle Ammende, ribadendo l'importanza della rappresentanza legale nei procedimenti penali.
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Ricorso per cassazione personale: la Cassazione conferma lo stop
Un detenuto presenta personalmente una domanda per ottenere i rimedi risarcitori previsti per le condizioni carcerarie. Il Magistrato di sorveglianza dichiara inammissibile l'istanza per genericità dei motivi. Il soggetto decide di impugnare autonomamente la decisione depositando un ricorso per cassazione personale. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile. La riforma del processo penale impone infatti la sottoscrizione esclusiva da parte di un avvocato abilitato alle giurisdizioni superiori. I giudici condannano il ricorrente alle spese processuali e al pagamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Ricorso Penale Inammissibile: Errore Formale Blocca Appello per Rapina
Un Lavoratore, condannato per rapina con giudizio abbreviato, ha presentato personalmente un ricorso contro la sentenza di appello. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso penale inammissibile. Questo è avvenuto perché la legge, modificata prima del ricorso, richiede che l'impugnazione sia presentata da un avvocato abilitato. La presentazione personale del ricorso ha violato questa norma procedurale, rendendo l'atto non valido. Il Lavoratore è stato condannato a pagare le spese processuali e una sanzione alla cassa delle ammende.
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Ricorso Penale Inammissibile: Quando la Forma Prevale sulla Sostanza
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità ricorso penale presentato da un cittadino contro un'ordinanza della Corte d'Appello di Bari. Il cittadino aveva presentato il ricorso personalmente, ma la legge richiede che tali impugnazioni siano proposte da un avvocato. Questa mancanza di legittimazione ha reso il ricorso non valido. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e a versare tremila euro alla cassa delle ammende per aver causato l'inammissibilità ricorso penale.
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Ricorso Penale Personale: Inammissibilità e Condanna alle Spese
Un Lavoratore, condannato per truffa (art. 640 c.p.) con pena ridotta in appello, ha presentato personalmente un ricorso alla Corte di Cassazione. La Corte ha dichiarato l'inammissibilità ricorso penale. Questo è accaduto perché il Lavoratore ha violato l'articolo 613, comma 1, c.p.p., che richiede la presentazione del ricorso tramite un avvocato dopo le modifiche legislative del 2017. Di conseguenza, il Lavoratore deve pagare le spese processuali e una somma di tremila euro alla cassa delle ammende.
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Ricorso Penale: Inammissibilità per Forma o Sostanza?
La Corte di Cassazione ha affrontato il caso di due imputati, condannati per rapina aggravata, che avevano presentato ricorso. La Suprema Corte ha dichiarato l'inammissibilità ricorso penale per entrambi. Per uno degli imputati, il ricorso era inammissibile a causa di un difetto di legittimazione, avendo agito personalmente contro le nuove norme procedurali. Per l'altro, i motivi relativi alla recidiva e alla dosimetria della pena sono stati ritenuti manifestamente infondati. Di conseguenza, entrambi sono stati condannati al pagamento delle spese processuali e di una sanzione di tremila euro ciascuno a favore della Cassa delle ammende.
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Impugnazione del patteggiamento e spese: ricorso inammissibile
Un imputato ha concordato una pena davanti al giudice tramite patteggiamento. Successivamente, la difesa ha proposto ricorso per cassazione contestando esclusivamente la condanna al pagamento delle spese processuali e dei costi di custodia per i beni sequestrati. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. L'impugnazione del patteggiamento è infatti consentita dalla legge solo per motivi tassativi e molto limitati. La contestazione accessoria sulle spese non rientra tra i vizi denunciabili in sede di legittimità se la decisione principale è valida. L'imputato perde la causa e subisce la condanna alle spese del procedimento oltre al pagamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Ricorso contro il patteggiamento: la Cassazione chiude le porte
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un cittadino contro la sentenza di patteggiamento emessa dal Giudice per le indagini preliminari. L'imputato lamentava la mancata verifica, da parte del giudice, delle condizioni per un immediato proscioglimento. La Suprema Corte ha chiarito che il ricorso contro il patteggiamento è strettamente limitato dalla legge a casi tassativi. La contestazione sulla mancata applicazione delle cause di proscioglimento non rientra tra i motivi consentiti per impugnare questo tipo di sentenza. Di conseguenza, la Cassazione ha respinto il ricorso e ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Ricorso contro patteggiamento: no alla rivalutazione dei fatti
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso contro patteggiamento presentato da un cittadino condannato per detenzione di stupefacenti. L'imputato contestava la mancata qualificazione del reato come fatto di lieve entità, richiedendo una nuova valutazione delle prove. La Suprema Corte ha chiarito che il ricorso contro patteggiamento è limitato a casi tassativi e che l'erronea qualificazione giuridica può essere denunciata solo in presenza di un errore manifesto. Di conseguenza, il ricorso è stato rigettato con condanna alle spese e alla Cassa delle ammende.
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Ricorso per cassazione presentato personalmente: condanna e multa
Un cittadino, condannato per rapina, ha presentato un'istanza di revisione della sentenza, dichiarata inammissibile dalla Corte d'Appello. L'uomo ha quindi proposto un ricorso per cassazione presentato personalmente, riservandosi di presentare i motivi in un secondo momento. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. La riforma Orlando del 2017 ha infatti modificato le regole del codice di procedura penale, eliminando la possibilità per l'imputato di firmare e presentare autonomamente il ricorso in Cassazione, richiedendo obbligatoriamente l'assistenza e la firma di un avvocato abilitato al patrocinio davanti alle giurisdizioni superiori. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Ricorso personale in Cassazione: il fai-da-te costa 3.000 euro
Un uomo, condannato per lesioni personali, ha presentato un Ricorso personale in Cassazione per contestare la sentenza d'appello. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che, dopo la riforma del 2017, l'imputato non può più firmare e presentare personalmente il ricorso, essendo obbligatoria l'assistenza di un avvocato abilitato. La Corte ha respinto anche i dubbi di costituzionalità della norma, spiegando che l'autodifesa è garantita nei processi di merito, ma non nel giudizio di legittimità davanti alla Cassazione, dove serve una difesa tecnica specializzata. L'imputato è stato condannato a pagare le spese e tremila euro alla cassa delle ammende.
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Ricorso per cassazione personale: la difesa fai-da-te costa cara
Un uomo, precedentemente condannato per estorsione dalla Corte di Appello di Napoli, ha proposto personalmente ricorso davanti alla Corte di Cassazione. I giudici hanno dichiarato l'inammissibilità dell'impugnazione. La legge stabilisce infatti il divieto di presentare un ricorso per cassazione personale, imponendo l'obbligo di farsi assistere da un difensore abilitato al patrocinio davanti alle giurisdizioni superiori. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reclamo generico del detenuto: igiene contro sicurezza in cella
Un detenuto in regime di 41-bis ha contestato il divieto di tenere pinzette metalliche per le ciglia. Il Magistrato di Sorveglianza ha inizialmente accolto la richiesta, ma il Tribunale di Sorveglianza ha riqualificato l'istanza come reclamo generico del detenuto, ritenendo che il diritto all'igiene non comprenda la scelta di specifici oggetti vietati per motivi di sicurezza. L'Amministrazione Penitenziaria ha proposto ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile: da un lato, l'atto non era firmato da un avvocato abilitato al patrocinio dinanzi alle giurisdizioni superiori; dall'altro, le decisioni sul reclamo generico del detenuto, riguardanti modalità organizzative rimesse alla discrezionalità dell'amministrazione e non diritti soggettivi, non sono impugnabili in Cassazione.
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