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Ricorso Contro Patteggiamento

Orientamento della Cassazione

Su LexCED 1.349 provvedimenti della Corte di cassazione su questo tema (2022–2026). Nel 99% dei casi il ricorso è stato dichiarato inammissibile.

Esito del ricorso

  • Rigettato 0%
  • Inammissibile 99%
  • Altro 1%

Provvedimenti per anno

2022 2023 2024 2026

Sezioni

  • Penale Sez. 778%
  • Penale Sez. 611%
  • Penale Sez. 211%

Precedenti più richiamati

  • Cass. 34494/2006in 40 provvedimenti
  • Cass. 4727/2018in 149 provvedimenti
  • Cass. 3108/2018in 39 provvedimenti
  • Cass. 2721/2018in 37 provvedimenti
  • Cass. 15553/2018in 72 provvedimenti

Dati LexCED, aggiornati ogni giorno. L'esito è letto dal dispositivo dei provvedimenti pubblicati; sono esclusi quelli senza dispositivo leggibile.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Sfoglia per anno

Provvedimenti

Ricorso contro il patteggiamento: l’accordo chiude il processo
L'imputato ha concordato l'applicazione della pena con il pubblico ministero per la detenzione abusiva di una pistola semiautomatica portata fuori casa e delle relative munizioni. Il giudice ha ratificato l'accordo con sentenza. Successivamente, la difesa ha proposto ricorso contro il patteggiamento dinanzi alla Corte di Cassazione, lamentando un'errata qualificazione giuridica del reato e l'incertezza sulla condotta contestata. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso palesemente inammissibile. Il testo del provvedimento dimostra che la contestazione corrispondeva fedelmente ai fatti accettati dalle parti. I giudici possono modificare l'inquadramento del reato solo di fronte a un errore manifesto e immediato. L'imputato deve pagare le spese del procedimento e versare tremila euro alla Cassa delle ammende per aver promosso un'impugnazione priva di fondamento.
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Ricorso contro patteggiamento: vietato contestare i fatti
L'Imputato ha concordato l'applicazione della pena con il pubblico ministero per la detenzione di un ordigno artigianale, noto come marmotta ed impiegato per assaltare sportelli bancomat, e per l'impiego di una vettura con targa contraffatta. Successivamente, la difesa ha proposto un ricorso contro patteggiamento dinanzi alla Corte di Cassazione, contestando la qualificazione dei reati. L'Imputato sosteneva che il congegno integrasse una semplice contravvenzione per materie esplodenti e che l'uso della targa costituisse solo una violazione del codice della strada. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso manifestamente infondato e inammissibile. I giudici hanno chiarito che l'impugnazione del patteggiamento è consentita solo per errori clamorosi ed evidenti del giudice. Nel caso specifico, la devastante micidialità dell'ordigno e la consapevolezza nell'utilizzo della targa clonata giustificano pienamente i delitti contestati, confermando la pena concordata e disponendo una sanzione pecuniaria per la lite temeraria.
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Ricorso contro il patteggiamento: accordo blindato e multa
Un automobilista fugge all'alt delle forze dell'ordine e concorda un patteggiamento a sei mesi di carcere con sospensione della patente. Nel calcolo della pena, le attenuanti generiche compensano la recidiva reiterata. Subito dopo la sentenza, il conducente impugna l'accordo davanti ai giudici di legittimità, lamentando difetti di motivazione sul riconoscimento della recidiva. La Corte Suprema dichiara inammissibile il ricorso contro il patteggiamento: chi sceglie il rito negoziale accetta la sanzione e non può rimettere in discussione l'intesa, salvo casi eccezionali stabiliti dalla legge. Il ricorrente subisce la condanna alle spese e a una sanzione di tremila euro.
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Patteggia la pena per droga ma fa ricorso: condanna confermata
L'Imputato, fermato con dosi frazionate di cocaina ed eroina oltre a una somma di 2.900 euro in contanti, ha concordato con il pubblico ministero una pena per spaccio di lieve entità con recidiva. Successivamente, ha proposto ricorso contro il patteggiamento davanti alla Corte di Cassazione, sostenendo che le sostanze fossero destinate al solo uso personale e lamentando una carenza di motivazione sull'aumento per la recidiva. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Chi sceglie il rito negoziale rinuncia a contestare l'accusa e non può rimettere in discussione il patto liberamente sottoscritto, salvo vizi eccezionali e tassativi. L'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese di giudizio e a una sanzione di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
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Ricorso contro il patteggiamento: accordo e limiti
Due imputate hanno concordato con il pubblico ministero una pena per detenzione e spaccio di ingenti quantitativi di droga. Dopo la sentenza del giudice per le indagini preliminari, le stesse hanno presentato ricorso per contestare la mancata assoluzione, la quantificazione della pena e la mancata concessione della lieve entità. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile l'impugnazione. La legge limita in modo stringente il ricorso contro il patteggiamento. Chi sceglie di concordare la pena rinuncia a contestare l'accusa nel merito. Di conseguenza, i vizi sollevati non rientrano nei casi tassativi previsti dal codice di rito. I giudici hanno quindi condannato entrambe le ricorrenti alle spese processuali e al versamento di tremila euro ciascuna alla Cassa delle ammende.
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Ricorso contro patteggiamento: il patto preclude l’impugnazione
L'Imputato ha concordato con il pubblico ministero una pena per spaccio di lieve entità, ottenendo i benefici del rito alternativo. Successivamente, ha presentato un ricorso contro patteggiamento lamentando che il giudice non avesse verificato i presupposti per un proscioglimento immediato. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. La legge circoscrive l'impugnazione del patteggiamento a pochi casi tassativi, tra cui non rientra la generica richiesta di proscioglimento senza che emergano elementi evidenti dagli atti. Con l'accordo sulla pena, la persona rinuncia a contestare l'accusa. Di conseguenza, l'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese di giudizio e a una sanzione di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Pena concordata ma contestata: ricorso contro il patteggiamento
Due imputati avevano concordato con la Procura una condanna per spaccio di hashish, ottenendo la sostituzione del carcere con il lavoro di pubblica utilità. Successivamente, entrambi hanno proposto ricorso per cassazione lamentando una motivazione carente sulla loro effettiva responsabilità e la mancata concessione delle attenuanti generiche. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile l'impugnazione. La legge circoscrive in modo tassativo i casi in cui è consentito il ricorso contro il patteggiamento, vietando la contestazione del merito dei fatti una volta accettato l'accordo. I ricorrenti hanno subito la condanna al pagamento delle spese di giudizio e a una sanzione di tremila euro ciascuno.
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Ricorso contro il patteggiamento: limiti rigidi e multe salate
L'Imputato ha concordato l'applicazione della pena davanti al Giudice dell'Udienza Preliminare per chiudere il procedimento penale a suo carico. Successivamente, la difesa ha presentato un ricorso contro il patteggiamento davanti alla Corte di Cassazione, contestando la confisca del denaro sequestrato e la mancata valutazione immediata delle cause di proscioglimento. I giudici supremi hanno respinto le doglianze. Da un lato, il giudice di merito ha motivato in modo corretto la provenienza illecita dei fondi confiscati. Dall'altro, la legge limita rigidamente i motivi per impugnare un accordo sulla pena, escludendo il riesame sull'obbligo di proscioglimento. La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso e ha condannato l'Imputato alle spese e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Ricorso contro il patteggiamento: accordo chiuso e multa
L'Imputato ha concordato l'applicazione della pena con il Tribunale, chiudendo il processo con una condanna concordata. Successivamente, la difesa ha presentato un ricorso contro il patteggiamento davanti alla Corte di Cassazione, sostenendo che il tribunale avrebbe dovuto verificare meglio l'assenza di cause di non punibilità prima di emettere la pronuncia. I giudici supremi hanno rigettato il ricorso dichiarandolo inammissibile. La legge prevede infatti limiti tassativi per contestare le sentenze nate da un accordo tra le parti. La mancata motivazione sul mancato proscioglimento immediato non rientra tra i motivi consentiti. A causa del ricorso non consentito, l'Imputato deve pagare le spese legali del grado di giudizio e versare tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Ricorso contro patteggiamento: l’accordo chiude la causa
L'Imputato ha concordato con la pubblica accusa una pena di un anno, un mese e dieci giorni di reclusione oltre a una multa per spaccio di lieve entità. Subito dopo la decisione, lo stesso soggetto ha proposto un ricorso contro patteggiamento contestando la mancanza di motivazione sull'eventuale proscioglimento. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile l'impugnazione. La legge limita rigidamente i motivi di reclamo dopo un accordo sulla pena. Il semplice richiamo alle norme esclude d'ufficio cause di non punibilità, specie in presenza di prove evidenti come bilancini, contanti e telecamere. Il ricorrente deve pagare tremila euro alla cassa delle ammende.
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Ricorso contro patteggiamento: niente sconti sul riciclaggio
L'Imputato concorda con la Procura una condanna per il riciclaggio e la ricettazione di numerosi orologi e gioielli rubati. Successivamente propone ricorso contro patteggiamento dinanzi alla Corte di Cassazione, sostenendo che la rivendita dei preziosi integrasse la sola ricettazione e non il più grave delitto di riciclaggio. La Suprema Corte dichiara inammissibile l'impugnazione. I giudici spiegano che il ricorso contro una sentenza concordata è ammesso solo se la qualificazione giuridica è frutto di un errore manifesto e macroscopico. Poiché l'accusa contestava espressamente la sostituzione dei beni rubati con il denaro ricavato dalla vendita per ostacolarne l'identificazione, la contestazione di riciclaggio risulta corretta. L'accordo penale resta pienamente valido e il ricorrente deve pagare le spese e tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Ricorso contro il patteggiamento respinto con sanzione
Un imputato per reati sugli stupefacenti concorda la sanzione con la Procura tramite patteggiamento. Subito dopo, presenta ricorso per cassazione contro la sentenza, lamentando che il giudice non ha motivato in modo adeguato la misura della sanzione applicata. La Suprema Corte dichiara inammissibile il ricorso contro il patteggiamento perché la legge limita rigidamente i motivi di contestazione possibili. L'imputato non può lamentare un difetto di motivazione sulla quantificazione di una pena che egli stesso ha concordato con l'accusa. Oltre alle spese di giudizio, la Corte condanna il ricorrente a pagare una sanzione di tremila euro alla Cassa delle ammende per aver promosso un'impugnazione palesemente pretestuosa.
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Accordo sulla pena: stop al ricorso contro il patteggiamento
L'Imputata ha concordato l'applicazione della pena davanti al Tribunale. Successivamente, la difesa ha presentato un ricorso contro il patteggiamento davanti alla Corte di Cassazione, lamentando la mancata verifica preliminare di eventuali cause di non punibilità o proscioglimento immediato. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso totalmente inammissibile attraverso una procedura semplificata. I giudici hanno chiarito che la legge limita drasticamente i motivi per contestare una pena concordata, escludendo la possibilità di sollevare questioni generiche sul mancato proscioglimento d'ufficio. A causa dell'impugnazione non consentita, la ricorrente deve pagare le spese del procedimento e versare tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Ricorso contro patteggiamento: stop ai ripensamenti
L'Imputato ha concordato con l'accusa l'applicazione della pena per i reati di resistenza a pubblico ufficiale e lesioni personali. Subito dopo la sentenza di accordo, la difesa ha presentato un ricorso contro patteggiamento davanti ai giudici di legittimità per chiedere l'assoluzione per particolare tenuità del fatto. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile l'impugnazione. La legge limita rigidamente i motivi per contestare una pena concordata, escludendo questioni di merito come la lieve entità del reato. L'Imputato ha subito la condanna al pagamento delle spese legali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Ricorso contro il patteggiamento per attenuante esclusa respinto
L'Imputato ha concordato con il pubblico ministero una pena per i delitti di resistenza e lesioni. Dopo la sentenza, ha proposto ricorso contro il patteggiamento davanti alla Corte di Cassazione, lamentando la mancata applicazione dell'attenuante del vizio parziale di mente. I giudici hanno dichiarato il ricorso inammissibile: l'accordo sottoscritto escludeva espressamente questa circostanza e la legge ammette l'impugnazione solo per vizi gravissimi di volontà, qualificazione giuridica o illegalità della pena. L'Imputato deve versare tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Ricorso contro il patteggiamento: stop al vizio di motivazione
L'Imputato ha concordato con la Procura una pena per spaccio di sostanze stupefacenti, ottenendo dal Tribunale una condanna a cinque anni di reclusione e quarantamila euro di multa. Successivamente ha promosso ricorso per Cassazione, lamentando una carenza di motivazione del giudice sulla scelta della misura della sanzione. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso contro il patteggiamento. La legge limita espressamente le contestazioni possibili contro la sentenza concordata a soli quattro motivi tassativi, tra cui non rientra il difetto di motivazione sulla quantificazione della pena. I giudici hanno quindi respinto l'impugnazione e condannato l'Imputato a versare tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Ricorso contro il patteggiamento: accordo confermato e sanzione
L'Imputato, arrestato per detenzione di sostanze stupefacenti, ha concordato l'applicazione della pena davanti al Tribunale. Successivamente, ha proposto ricorso per cassazione lamentando la mancata motivazione circa l'assenza di cause di proscioglimento immediato. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile l'impugnazione. La legge limita in modo stringente le ragioni per presentare un ricorso contro il patteggiamento, escludendo contestazioni generiche sull'obbligo del giudice di dichiarare subito l'innocenza. Il Tribunale aveva già motivato l'impossibilità di assolvere il soggetto alla luce del verbale di arresto e del sequestro della droga. La Corte ha quindi condannato il ricorrente al pagamento delle spese di giudizio e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Ricorso contro il patteggiamento: vietato contestare i fatti
L'Imputata concorda una pena di quattro mesi di reclusione per tentato furto aggravato all'interno di un supermercato. Successivamente propone un ricorso contro il patteggiamento, sostenendo l'errata applicazione dell'aggravante dell'esposizione alla pubblica fede poiché la vigilanza la controllava costantemente. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile. La legge limita rigidamente le impugnazioni contro le sentenze concordate: contestare la presenza effettiva della sorveglianza riguarda la ricostruzione dei fatti e non la qualificazione giuridica. Di conseguenza, la condanna concordata resta definitiva e l'Imputata deve versare quattromila euro alla Cassa delle ammende oltre alle spese del giudizio.
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Ricorso contro patteggiamento: accordo blindato e multa
L'Imputato ha concordato con la pubblica accusa l'applicazione della pena davanti al Giudice per le indagini preliminari. Successivamente, tramite il proprio difensore, ha proposto ricorso per Cassazione contestando la motivazione sulla congruità della pena, la qualificazione giuridica del reato e la mancata verifica di cause di non punibilità. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso contro patteggiamento. I Supremi Giudici hanno ribadito che l'accordo sulla pena è un negozio processuale irrevocabile, impugnabile solo per vizi tassativi previsti dalla legge, come l'illegalità della pena o un errore evidente e immediato sul tipo di reato. Mancando questi presupposti, la Corte ha condannato l'Imputato alle spese e a tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Ricorso contro il patteggiamento respinto con pesante sanzione
Un imputato ha concordato l'applicazione della pena davanti al Tribunale. Successivamente, ha presentato ricorso per Cassazione contestando il difetto di motivazione della pronuncia. I giudici di legittimità hanno respinto l'impugnazione senza fissare una pubblica udienza. La legge circoscrive in modo rigoroso i casi in cui è consentito il ricorso contro il patteggiamento, limitandoli a specifiche violazioni legali e precludendo la censura sulla motivazione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile e ha condannato l'imputato a pagare le spese del procedimento, oltre a tremila euro alla Cassa delle ammende.
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