Un uomo, condannato con cinque sentenze diverse, ha chiesto il riconoscimento reato continuato per unificare le pene. Sosteneva che i reati, commessi tra il 2011 e il 2016, facessero parte di un unico piano. Il Giudice dell'esecuzione ha respinto la richiesta a causa della notevole distanza temporale e delle diverse modalità delle condotte. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, stabilendo un principio chiaro: spetta al condannato fornire prove concrete del disegno criminoso unitario. La semplice vicinanza di tempo o la somiglianza dei reati non sono sufficienti, potendo indicare solo un'abitudine a delinquere e non un piano premeditato.
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