Orientamento della Cassazione
Su LexCED 37 provvedimenti della Corte di cassazione su questo tema (2022–2026). Nel 86% dei casi il ricorso è stato dichiarato inammissibile.
Esito del ricorso
- Rigettato 3%
- Inammissibile 86%
- Altro 11%
Provvedimenti per anno
2022
2023
2024
2025
2026
Sezioni
- Civile Sez. 535%
- Civile Sez. Lavoro35%
- Civile Sez. 230%
Precedenti più richiamati
- Cass. 862/2011in 4 provvedimenti
- Cass. 704/2009in 3 provvedimenti
- Cass. 21912/2015in 6 provvedimenti
- Cass. 31265/2018in 5 provvedimenti
- Cass. 29580/2011in 3 provvedimenti
Dati LexCED, aggiornati ogni giorno. L'esito è letto dal dispositivo dei provvedimenti pubblicati; sono esclusi quelli senza dispositivo leggibile.
Norme più ricorrenti in questi provvedimenti
Provvedimenti
Una lavoratrice ha impugnato il licenziamento intimato dalla società datrice di lavoro. Dopo il rigetto del suo ricorso in sede di legittimità, la dipendente ha proposto una revocazione sentenza di Cassazione. La ricorrente sosteneva che i giudici avessero commesso una svista materiale nella lettura dei documenti ispettivi e nella valutazione dei motivi difensivi. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che le contestazioni riguardavano una presunta errata interpretazione giuridica e probatoria, e non una pura svista percettiva oggettiva. La lavoratrice soccombente deve pagare le spese legali e un ulteriore contributo unificato.
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Il Contribuente ha presentato istanza di revocazione sentenza Cassazione contro un'ordinanza che confermava la legittimità di una cartella esattoriale. Il ricorrente lamentava un presunto errore di fatto: i giudici non avrebbero rilevato l'assenza dell'indicazione del responsabile dell'iscrizione a ruolo nella cartella. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che l'ordinanza impugnata non conteneva una svista materiale, ma una precisa valutazione di diritto fondata sulla giurisprudenza consolidata. Per gli atti successivi al 2008 è sufficiente l'indicazione generale del responsabile del procedimento. La contestazione di un giudizio di diritto non costituisce errore revocatorio. Il Contribuente è stato condannato alle spese di giudizio e al versamento del doppio contributo unificato.
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Un cittadino viene assolto in sede penale, ma la Suprema Corte rinvia la decisione al giudice civile per i danni. La Corte d'Appello lo condanna a risarcire la persona danneggiata per oltre 37.000 euro e il successivo ricorso ordinario viene respinto. L'uomo richiede quindi la revocazione sentenza di Cassazione, sostenendo che i giudici abbiano commesso un errore di fatto dando per presupposta l'esistenza di un reato già smentito dall'assoluzione. La Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile: la qualificazione giuridica di un illecito non costituisce una mera svista materiale sui fatti. L'eventuale errore di valutazione legale non consente la revocazione e la condanna risarcitoria civile resta pienamente confermata.
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Un Proprietario Confinante ha agito in giudizio per ottenere il riscatto agrario di terreni venduti a una Società Agricola. La Corte d'Appello ha riconosciuto il diritto di riscatto e la Suprema Corte ha successivamente rigettato il ricorso della società. La Società Agricola ha quindi proposto ricorso per Revocazione sentenza Cassazione, sostenendo che la Corte avesse travisato le proprie difese e ignorato le contestazioni svolte. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso per revocazione. I giudici hanno chiarito che la revocazione è ammessa solo per pure sviste materiali di fatto e mai per criticare la valutazione giuridica o l'interpretazione del materiale probatorio compiuta dai giudici.
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Un'insegnante ha contestato l'esclusione dai percorsi abilitanti speciali e dalle graduatorie scolastiche di terza fascia. Dopo un primo esito negativo davanti ai giudici di merito e la successiva dichiarazione di inammissibilità in sede di legittimità, la lavoratrice ha presentato ricorso per revocazione della sentenza di Cassazione. La ricorrente sosteneva che i giudici avessero commesso un errore di fatto nel valutare la specificità dei suoi motivi e la natura delle fonti normative citate. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso del tutto inammissibile. I giudici hanno chiarito che le critiche sollevate riguardavano una valutazione giuridica e logica, non un mero abbaglio percettivo sui fatti. Di conseguenza, la Corte ha condannato l'insegnante alla refusione delle spese di lite e al raddoppio del contributo unificato.
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Un Contribuente e la propria Società impugnano una decisione di legittimità chiedendo la revocazione sentenza Cassazione per un presunto errore nell'abbinamento della ricevuta di notifica dell'intimazione di pagamento alle cartelle esattoriali. I Supremi Giudici dichiarano inammissibile il ricorso. La Corte chiarisce che la revocazione presuppone una svista puramente percettiva su un fatto documentale non controverso e decisivo. Le censure dei ricorrenti contestano invece la valutazione logico-giuridica e l'interpretazione probatoria svolta dai giudici, configurando un inammissibile riesame del merito.
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Una Società ha richiesto la revocazione sentenza di Cassazione pronunciata decenni prima, sostenendo che l'Amministrazione statale avesse vinto grazie a un comportamento fraudolento (dolo processuale). La Suprema Corte ha dichiarato l'inammissibilità totale del ricorso. La legge consente di impugnare per dolo le decisioni di legittimità solo quando la Corte ha definito la causa direttamente nel merito, senza necessità di nuovi accertamenti. Nel caso esaminato, invece, i giudici si erano limitati ad annullare la decisione precedente con rinvio a un nuovo tribunale. La Società ha perso la causa ed è stata condannata al pagamento delle spese legali.
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Una società impugna un avviso di accertamento ed eccepisce nel giudizio tributario l'assenza della delega di firma del funzionario. Solo in grado di appello l'azienda contesta la validità della delega per mancanza di sottoscrizione autografa. La Suprema Corte dichiara inammissibile tale eccezione poiché nuova e tardiva. L'azienda propone quindi un ricorso per revocazione sentenza Cassazione, sostenendo che i giudici siano incorsi in un errore percettivo sui documenti di causa. I Supremi Giudici rigettano la richiesta e confermano l'inammissibilità del rimedio: la mancata firma autografa costituisce una contestazione inedita rispetto alla mera richiesta di esibizione formulata in primo grado. Non sussiste alcuna svista materiale, ma una corretta valutazione giuridica. L'azienda perde il ricorso e subisce la condanna alle spese legali.
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Alcuni condomini promuovono ricorso per revocazione sentenza di Cassazione avverso una precedente ordinanza di legittimità. I proprietari contestano la tempestività e la validità della notifica del controricorso avversario, nonché la corretta applicazione dei principi sul diritto di proprietà del lastrico solare e sull'uso delle parti comuni per attività alberghiera. La Suprema Corte dichiara inammissibile il ricorso. I giudici chiariscono che i termini di notifica festivi prorogano la scadenza al primo giorno utile e che l'omesso rilievo di presunti vizi notificatori non costituisce svista materiale revocatoria. Le contestazioni sollevate mascherano una critica alla valutazione giuridica dei magistrati, estranea ai rigidi presupposti dell'errore di fatto. La Corte condanna i ricorrenti alle spese processuali e al versamento del doppio contributo unificato.
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Gli eredi di un donante hanno proposto ricorso per la revocazione della sentenza di Cassazione che aveva confermato lo scioglimento della comunione ereditaria e la riduzione delle donazioni lesive della quota di legittima. I ricorrenti sostenevano la presenza di prove nuove e di un comportamento doloso della controparte. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che la revocazione della sentenza di Cassazione per motivi diversi dall'errore di fatto è ammessa solo se la Suprema Corte ha deciso la causa nel merito. Poiché la decisione impugnata era di mera legittimità, il ricorso non poteva essere accolto, confermando la vittoria dell'erede del legittimario.
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Un acquirente tenta la revocazione della sentenza di Cassazione che gli aveva dato torto in una compravendita immobiliare. Egli presenta un documento scoperto solo dopo la decisione, che a suo dire provava i pagamenti effettuati. La Suprema Corte, però, dichiara il ricorso inammissibile. Il principio sancito è che la scoperta di nuove prove non è un motivo valido per la revocazione della sentenza di Cassazione quando questa si è limitata a rigettare un precedente ricorso, senza decidere la causa nel merito. L'acquirente non solo perde, ma viene anche condannato a un risarcimento per lite temeraria, avendo agito sulla base di un presupposto escluso dalla legge.
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La Corte di Cassazione ha respinto la richiesta di alcuni ex amministratori di una banca che chiedevano la revocazione di una precedente sentenza della stessa Corte. Gli amministratori, sanzionati dalla Banca d'Italia per carenze gestionali, sostenevano che i giudici avessero commesso un errore di fatto, ignorando alcuni motivi del loro ricorso. La Corte ha però chiarito che le loro lamentele non riguardavano un errore di percezione (una svista), ma un disaccordo sull'interpretazione delle norme. Questo costituisce un errore di giudizio, non un errore di fatto, e quindi non è un motivo valido per la revocazione della sentenza Cassazione. Di conseguenza, la condanna è stata confermata.
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Un socio accomandatario impugnava un lodo arbitrale sostenendo che l'arbitro avesse deciso fuori tempo massimo. Dopo aver perso in Cassazione, tentava la via della **revocazione sentenza Cassazione** sulla base di un documento ritrovato. La Suprema Corte ha però dichiarato il ricorso inammissibile. Il principio sancito è che la revocazione contro una decisione della Cassazione è possibile solo se questa ha deciso la causa nel merito, e non quando si è limitata a rigettare il ricorso, confermando così la sentenza precedente. Il socio ha quindi perso la causa ed è stato condannato al pagamento delle spese legali.
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Un'azienda, destinataria di un avviso di accertamento per contributi pubblici non dichiarati, ha tentato di annullare la sentenza definitiva della Cassazione che confermava il suo debito. La richiesta si basava su una sentenza penale, emersa successivamente, che assolveva il suo legale rappresentante per gli stessi fatti. La Corte Suprema ha però respinto la richiesta di **revocazione della sentenza della Cassazione**. Ha chiarito che le sue decisioni 'di legittimità', che controllano solo la corretta applicazione della legge, non possono essere revocate per la scoperta di nuove prove. L'assoluzione penale non può quindi riaprire il caso tributario ormai chiuso. L'azienda ha perso e il debito fiscale è stato confermato.
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Una professionista si era vista liquidare il compenso da un Giudice Delegato nell'ambito di una procedura fallimentare. Dopo un primo ricorso in Cassazione dichiarato inammissibile, la professionista ha utilizzato lo strumento della revocazione della sentenza della Cassazione, sostenendo un errore di fatto. La Corte Suprema, con questa ordinanza, non ha ancora deciso nel merito. Ha invece sospeso il giudizio, disponendo la 'rimessione sul ruolo' per acquisire tutti gli atti necessari a valutare la richiesta. La questione rimane quindi aperta in attesa di ulteriori approfondimenti da parte della Corte stessa.
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Un Assicurato, dopo aver perso una causa contro la sua Compagnia Assicurativa per un indennizzo da furto, tenta di riaprire il caso. Chiede la **revocazione della sentenza della Cassazione** che aveva dichiarato inammissibile il suo precedente ricorso. A sostegno, presenta un nuovo documento (una requisitoria del PM) che a suo dire proverebbe la sua innocenza. La Corte di Cassazione, però, dichiara inammissibile anche questa nuova richiesta. Il principio è chiaro: la revocazione non si applica alle sentenze della Cassazione che si sono limitate a una pronuncia processuale (inammissibilità) senza decidere nel merito della questione. L'Assicurato perde nuovamente e viene condannato a pagare le spese legali.
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La Corte di Cassazione ha esaminato un caso di richiesta di revocazione di una sua precedente ordinanza. L'erede di una creditrice sosteneva che la decisione fosse basata su una quietanza di pagamento risultata falsa. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Il principio sancito è che la scoperta di una prova falsa dopo una decisione della Cassazione non è un motivo valido per la revocazione, a meno che la Corte non avesse deciso la causa nel merito. In questo caso, avendo solo rigettato un precedente ricorso, la sua decisione non era revocabile. La stabilità delle sentenze della Corte Suprema prevale.
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La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso per revocazione sentenza Cassazione proposto contro una precedente ordinanza. La controversia originaria riguardava un negozio fiduciario e il pagamento di rate di mutuo. La ricorrente lamentava un errore di fatto sulla sussistenza dei debiti, ma la Corte ha ribadito che l'errore revocatorio deve essere una svista percettiva e non una valutazione giuridica.
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Un lavoratore chiede la revocazione di una sentenza della Cassazione che confermava il suo licenziamento, presentando un nuovo documento. La Corte dichiara il ricorso inammissibile. La motivazione si basa sull'impossibilità di chiedere la revocazione sentenza Cassazione per la scoperta di nuovi documenti e sul fatto che la precedente decisione non era di merito. Viene inoltre evidenziato il mancato rispetto dei termini.
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La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile la richiesta di revocazione di una propria precedente sentenza. La contribuente sosteneva un errore di fatto relativo a una mancata risposta a un'istanza di rateazione. La Corte ha chiarito che non si tratta di errore revocatorio quando il punto è stato oggetto di dibattito e decisione, non di una svista. La decisione conferma che la revocazione sentenza Cassazione è un rimedio eccezionale, non un terzo grado di giudizio.
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