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Regime Detentivo Speciale (41-Bis)

Definizione

Misura di rigore che sospende le normali regole di trattamento penitenziario per impedire contatti tra detenuti pericolosi e organizzazioni criminali esterne.

Orientamento della Cassazione

Su LexCED 67 provvedimenti della Corte di cassazione su questo tema (2022–2026). Nel 65% dei casi il ricorso è stato dichiarato inammissibile.

Esito del ricorso

  • Accolto, anche in parte 13%
  • Rigettato 22%
  • Inammissibile 65%

Provvedimenti per anno

2022 2023 2024 2025 2026

Sezioni

  • Penale Sez. 755%
  • Penale Sez. 143%
  • Penale Sez. 21%

Precedenti più richiamati

  • Cass. 16019/2016in 3 provvedimenti
  • Cass. 32337/2019in 8 provvedimenti
  • Cass. 20986/2020in 12 provvedimenti
  • Cass. 37351/2004in 4 provvedimenti
  • Cass. 40673/2012in 10 provvedimenti

Dati LexCED, aggiornati ogni giorno. L'esito è letto dal dispositivo dei provvedimenti pubblicati; sono esclusi quelli senza dispositivo leggibile.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Proroga del 41-bis: partecipe mafioso resta al carcere duro
Il Tribunale di sorveglianza ha confermato la proroga del 41-bis per un detenuto condannato per associazione mafiosa, omicidi ed estorsioni. La difesa ha contestato il provvedimento evidenziando la qualifica di mero partecipe del clan, l'assenza di redditi personali e il mancato approfondimento sulle recenti indagini di polizia. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. I giudici hanno chiarito che il semplice decorso del tempo non attenua la pericolosità sociale. Inoltre, la persistente operatività della cosca sul territorio e la totale assenza di dissociazione giustificano pienamente la misura. L'ammissione al patrocinio a spese dello Stato e il ruolo non verticistico non escludono il rischio concreto di collegamenti con l'ambiente mafioso.
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Fornelli vietati di notte al 41-bis: vince il carcere
Un detenuto sottoposto al regime detentivo speciale 41-bis ha contestato il divieto di usare fornello e pentole tra mezzanotte e le sette del mattino. I giudici di sorveglianza hanno accolto la richiesta, ordinando di consentirgli la cottura per tutto il giorno, come accade per i detenuti comuni. Il Ministero della Giustizia ha impugnato la decisione davanti alla Corte di Cassazione, sostenendo che le limitazioni orarie derivavano da motivate esigenze organizzative e di controllo. La Cassazione ha accolto il ricorso ministeriale e annullato i provvedimenti favorevoli al recluso. Gli ermellini hanno chiarito che limitare gli orari d'uso dei fornelli non viola il diritto al cibo, ma rientra nella discrezionalità gestionale del carcere, basata sulle diverse condizioni strutturali tra celle singole e ambienti condivisi.
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Regime detentivo speciale 41-bis: Notifica Valida, Ricorso Respinto
Un detenuto ha contestato la proroga del suo Regime detentivo speciale 41-bis, sostenendo che l'ordinanza del Tribunale di Sorveglianza gli fosse stata notificata in modo incompleto e fosse priva di motivazione adeguata. La Corte di Cassazione ha rigettato il suo ricorso. Ha stabilito che la notifica era valida, poiché conteneva l'epigrafe e il dispositivo, elementi essenziali. Inoltre, ha ritenuto inammissibili le censure sulla motivazione, poiché il Tribunale di Sorveglianza aveva correttamente valutato la pericolosità del detenuto e i suoi collegamenti con la criminalità organizzata.
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Detenuto vs. Stato: Il Regime Speciale 41 bis e l’Inammissibilità del Ricorso
Un Detenuto ha impugnato la proroga del suo regime detentivo speciale 41 bis, sostenendo che le sue confessioni e la lunga detenzione dimostravano l'interruzione dei legami con la criminalità organizzata. Il Tribunale di Sorveglianza ha respinto la sua richiesta, non riscontrando una reale rottura con il suo ruolo criminale. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ribadito che il controllo di legittimità si limita alla verifica di una motivazione assente o illogica, non al riesame del merito. La Corte ha confermato la corretta valutazione del Tribunale di Sorveglianza sulla persistenza del pericolo, condannando il Detenuto alle spese processuali.
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Colloqui in videocollegamento 41-bis tra sicurezza e famiglia
Un detenuto sottoposto al regime di carcere duro ha chiesto di svolgere colloqui a distanza con i familiari a prescindere dal contesto pandemico. Il Tribunale di sorveglianza aveva concesso i colloqui in videocollegamento 41-bis limitatamente alle restrizioni sanitarie da Covid-19 che impedivano le visite in presenza. Il detenuto ha impugnato il provvedimento sostenendo che la distanza geografica giustificasse sempre tale modalità. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la natura eccezionale della misura. I colloqui via schermo rimangono una deroga straordinaria per garantire i legami familiari solo di fronte a impossibilità oggettive e documentate, senza intaccare le rigide esigenze di sicurezza e controllo del regime carcerario speciale.
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Controllo corrispondenza detenuto: lettera criptica, ricorso inammissibile
Un detenuto, sottoposto al regime speciale del 41-bis, ha visto bloccare una missiva indirizzata alla moglie. Il Tribunale di Sorveglianza ha confermato il provvedimento. Il detenuto ha presentato ricorso in Cassazione, contestando la nullità per mancato avviso al difensore e l'assenza di motivazione sul **controllo corrispondenza detenuto**. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che la motivazione del blocco fosse adeguata, data la natura criptica della lettera e i riferimenti a soggetti non identificabili, elementi che potevano celare direttive illecite.
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Regime 41-bis: Conferma in Cassazione per Ruolo Mafioso
Un individuo, riconosciuto come esponente di spicco di un'associazione mafiosa, ha contestato l'applicazione del regime detentivo speciale (41-bis). Il Tribunale di Sorveglianza ha confermato il provvedimento ministeriale, ritenendo valida la motivazione basata sul suo ruolo criminale e sui collegamenti con l'organizzazione. Il ricorso per Cassazione dell'individuo è stato dichiarato inammissibile. La Corte ha stabilito che il ricorso mirava a una nuova valutazione dei fatti, non consentita in sede di legittimità, confermando così l'applicazione del regime detentivo speciale.
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41 bis: Cassazione conferma proroga, limiti al ricorso del detenuto
Un detenuto, ritenuto un elemento di spicco in un clan camorristico, ha contestato la proroga del suo regime detentivo speciale (41 bis). Il Tribunale di Sorveglianza aveva confermato la misura, basandosi sul suo ruolo e legami familiari. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ribadito che il suo controllo si limita alla verifica della violazione di legge o della mancanza di motivazione, non al riesame dei fatti. La Corte ha ritenuto la motivazione del Tribunale di Sorveglianza logica e completa, confermando la legittimità della proroga del regime detentivo speciale.
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Detenuto contesta 41-bis: Cassazione conferma regime speciale
Un detenuto ha contestato la proroga del suo **regime detentivo speciale 41-bis**, decisa dal Tribunale di Sorveglianza. La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso. Ha ritenuto che il ricorso non fosse logicamente fondato. Il Tribunale aveva correttamente valutato la capacità del detenuto di mantenere contatti con la criminalità organizzata e la sua pericolosità sociale. Per questo motivo, la Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Il detenuto deve pagare le spese processuali e una somma alla Cassa delle ammende.
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Regime 41-bis: Ricorso Inammissibile, confermata la detenzione speciale
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un detenuto contro la proroga del suo **regime detentivo speciale 41-bis**. Il detenuto contestava la decisione del Tribunale di Sorveglianza di Roma che aveva esteso il regime. La Corte ha ritenuto che il ricorso non fosse logicamente fondato. Il Tribunale aveva correttamente valutato la capacità del detenuto di mantenere legami con la criminalità organizzata e la sua pericolosità sociale. Pertanto, la Corte ha confermato la proroga del **regime detentivo speciale 41-bis**, condannando il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una somma in favore della Cassa delle ammende.
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Regime detentivo speciale: Cassazione conferma il 41 bis per il clan
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un condannato che contestava la proroga del suo regime detentivo speciale (41 bis). Il Tribunale di Sorveglianza aveva confermato il regime a causa dell'inserimento del condannato in un clan camorristico e del suo ruolo attivo. Il ricorrente lamentava l'assenza di attuale pericolosità e una motivazione insufficiente. La Cassazione ha ribadito che il suo controllo si limita alla violazione di legge o alla mancanza di motivazione, non al merito. Ha ritenuto che il Tribunale avesse fornito una motivazione coerente e sufficiente, basata su elementi validi. Il condannato ha perso il ricorso ed è stato condannato alle spese.
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Proroga del regime 41-bis: basta la probabilità dei contatti
Il Tribunale di Sorveglianza ha confermato la proroga del regime 41-bis per due anni a carico di un detenuto, considerato figura di vertice di un'associazione mafiosa. La difesa ha presentato ricorso in Cassazione lamentando la mancanza di prove certe sul pericolo di mantenimento dei contatti con il clan. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che, ai fini della proroga del regime detentivo speciale, non serve la prova certa dei collegamenti con l'organizzazione criminale, ma basta una ragionevole probabilità basata sulla caratura criminale del soggetto e sull'attuale operatività del clan. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e a una sanzione pecuniaria.
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Regime detentivo speciale 41-bis: Cassazione chiarisce tempi all’aperto
La Corte di Cassazione ha chiarito le regole sulla permanenza all'aria aperta per i detenuti sottoposti al regime detentivo speciale 41-bis. Un detenuto aveva contestato la decisione di un istituto penitenziario che includeva l'ora di socialità nelle due ore totali di permanenza all'aperto. Il Tribunale di Sorveglianza aveva dato ragione al detenuto, stabilendo che le due ore all'aperto e l'ora di socialità dovessero essere separate. Il Ministero della Giustizia ha presentato ricorso, sostenendo che una recente riforma avesse modificato tale interpretazione. La Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che per il regime detentivo speciale 41-bis il limite minimo di permanenza all'aria aperta rimane quello previsto dalla normativa precedente la riforma, confermando la necessità di tempi distinti per l'aria aperta e la socialità.
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41-bis: Internato Contesta Regime Speciale, Cassazione Chiarisce
Un internato, sottoposto a una misura di sicurezza detentiva, ha contestato la proroga del suo regime detentivo speciale 41-bis. Il Tribunale di Sorveglianza aveva respinto il suo reclamo. La Corte di Cassazione, prima di decidere, ha sollevato questioni di legittimità costituzionale sull'applicazione del 41-bis agli internati. La Corte Costituzionale ha chiarito che le restrizioni del regime detentivo speciale 41-bis devono essere proporzionate e compatibili con la finalità risocializzante, garantendo la possibilità di lavorare. La Cassazione ha quindi rigettato il ricorso dell'internato, confermando la proroga del regime detentivo speciale 41-bis, poiché l'attività lavorativa svolta dall'internato preservava la finalità risocializzante del trattamento.
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Regime detentivo speciale 41-bis: Cassazione conferma proroga, ricorso inammissibile
Un detenuto, condannato per associazione mafiosa e traffico di droga, ha contestato la proroga del suo Regime detentivo speciale 41-bis decisa dal Tribunale di Sorveglianza. Il ricorrente sosteneva che la decisione si basava su fatti datati e non attuali, e che il suo ruolo nel clan era limitato. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ribadito che per mantenere il Regime detentivo speciale 41-bis è sufficiente accertare la persistenza della capacità del condannato di comunicare con l'organizzazione criminale. Il Tribunale aveva adeguatamente motivato la proroga, considerando l'operatività del clan e l'arresto di familiari del detenuto.
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Proroga regime 41-bis: Ex Capo Mafia Resta al Carcere Duro
Il Tribunale di Sorveglianza ha prorogato il regime detentivo speciale (41-bis) per un ex capo mafia, nonostante fossero trascorsi sedici anni. Il Detenuto ha presentato ricorso, sostenendo l'assenza di pericolosità sociale e l'inadeguatezza della motivazione. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha confermato che la proroga regime 41-bis è legittima se persiste la pericolosità, anche dopo molto tempo, e se il detenuto non mostra revisione critica. La Cassazione ha ribadito che il ricorso è ammissibile solo per violazione di legge, non per difetti di motivazione non palesemente insufficienti.
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Proroga regime detentivo speciale: legami criminali vs. richiesta libertà
Un Condannato ha contestato la proroga del suo regime detentivo speciale (41-bis) decisa dal Tribunale di Sorveglianza. Egli sosteneva la rottura dei legami con la criminalità organizzata e citava un'assoluzione. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che le argomentazioni del Condannato non contestassero adeguatamente le motivazioni del Tribunale. Quest'ultimo aveva giustificato la proroga regime detentivo speciale, evidenziando la persistenza dei collegamenti con il clan, il ruolo del Condannato e l'operatività del gruppo, anche senza una condanna specifica per associazione mafiosa. La Corte ha confermato la necessità di impedire contatti con l'ambiente criminale esterno.
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Proroga regime 41-bis: Nessun fatto nuovo per mantenere il carcere duro
Il Tribunale di Sorveglianza ha confermato la Proroga regime 41-bis per un detenuto, ritenuto ancora pericoloso. Il detenuto ha presentato ricorso in Cassazione, sostenendo che mancavano "fatti nuovi" per giustificare l'estensione del regime speciale e che la valutazione era obsoleta. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha chiarito che per la Proroga regime 41-bis non servono nuove prove di collegamento, ma l'assenza di elementi che dimostrino l'incapacità del detenuto di riallacciare contatti criminali. La Corte ha ritenuto la motivazione del Tribunale di Sorveglianza adeguata, basata sul passato criminale e sul ruolo direttivo del detenuto.
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Regime detentivo speciale 41-bis: Cassazione conferma la proroga
Un Detenuto, condannato per associazione mafiosa, ha contestato la proroga del suo regime detentivo speciale (41-bis). Il Tribunale di Sorveglianza ha confermato la proroga, ritenendo che il Detenuto avesse ancora la capacità di mantenere contatti con la criminalità organizzata, data la sua posizione di promotore e l'operatività del clan. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la legittimità della decisione e l'infondatezza delle contestazioni sulla motivazione e sulla costituzionalità del 41-bis.
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Diritti del detenuto 41-bis: Lettore CD negato per sicurezza carceraria
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di un detenuto in `regime detentivo speciale 41-bis` che chiedeva un lettore CD/DVD. Inizialmente, il Magistrato di Sorveglianza aveva accolto la richiesta, ma il Ministero della Giustizia ha impugnato la decisione. La Cassazione ha accolto il ricorso del Ministero, stabilendo che il diritto del detenuto a scegliere la musica non è assoluto. Deve essere bilanciato con le esigenze di sicurezza e le risorse dell'amministrazione penitenziaria. La Corte ha annullato la precedente ordinanza, rinviando il caso per una nuova valutazione che tenga conto di questi principi, specialmente nel contesto del `regime detentivo speciale 41-bis`.
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